comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Il giorno che avrò paura

Il giorno che avrò paura di rischiare non sarò più adatto a fare il leader.

Attribuita a Nelson Mandela. C’è qui l’essenza della leadership, non solo in politica.

Filed under: comunicazione politica , ,

@fiatontheweb: uno spot con noi o contro di noi

Ho visto questa sera per la prima lo spot tv della Fiat per la Panda. L’ho visto in televisione, un passaggio soltanto, e non sono andato a rivederlo in rete. Provo a parlarne sulla base di quella sola impressione, quasi distratta, da telespettatore, cioè da esemplare di quel pubblico cui il film di 90″ (tanti per uno spot) è destinato.

Semplicemente non è il commercial di un prodotto, ma un tassello di una più articolata operazione di comunicazione di lungo raggio che ha l’obiettivo di accreditare al modello Fiat un valore salvifico per l’Italia. Non la Panda ma la Fiat e il suo ruolo nel Paese, attraverso le “relazioni industriali” (cioè l’atteggiamento verso il lavoro e le organizzazioni dei lavoratori), sono al centro dello spot.

Marchionne non compra una pagina del Corriere – come hanno fatto altri imprenditori, alla Della Valle – per spiegare la sua idea dell’Italia ma la mette in pratica a Pomigliano attraverso una politica industriale e poi la racconta in uno spot agli italiani. Con il quale prova a seminare valori e reputazione per sé, prima ancora che per il prodotto, che in questo caso è un pretesto: un long seller sufficientemente apprezzato, benché di fascia bassa, per veicolare a sua volta valori di stabilità e affidabilità.

La voce fuori campo ti chiede esplicitamente da che parte vuoi stare: da quella degli stereotipi deteriori o dalla parte del lavoro, della serietà, della concretezza? Dalla parte di Fiat o dalla parte dei cattivi? Promuovere questa scelta, per lo spot, è più importante della vendita di una Panda.

Filed under: comunicazione e basta , , , , , , ,

Trentasei chili, neanche il peso di un pensiero #giornatadellamemoria

Trentasei chili, neanche il peso di un pensiero.
Pane al giorno: grammi trenta e rape per porci
in minestrone. La colazione è servita. Ma prima
- lo impongono igiene e profilassi – doccia gelata
su queste carcasse nude nel piazzale.
E’ stato tutto vero. Come il destino e la fortuna,
come l’oblio benevolo. E tu che ignaro c’eri,
in me tra i vivi, ricordatene un poco.

da “Stazioni di quieto esilio”, Maurizio Meschia, 2004 Book editore

Filed under: Uncategorized ,

Anteprima su @shinynote: nuovo promo

In anteprima su YouTube il nuovo video promozionale di ShinyNote.

Filed under: status, Uncategorized , ,

Le idi di maggio. No Clooney, no fiction. Era l’11 maggio 2011, a Sky…

Un minuto prima delle 11 il direttore di SkyTg24 Emilio Carelli ha annunciato al pubblico televisivo l’intervallo pubblicitario previsto a metà della registrazione. Le telecamere nello studio SKY in via Monte Penice, al quartiere di Santa Giulia, si sono spente, le cinquanta persone che assistevano al dibattito tra il candidato Giuliano Pisapia e il sindaco uscente Letizia Moratti si sono rilassate e hanno cominciato a commentare l’andamento della prima parte del dibattito. Red Ronnie si è avvicinato a Giuliano Pisapia, ha imbracciato la sua telecamera e ha cominciato a riprenderlo.

Mi sono alzato dalla sedia in prima fila, mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto chi fosse e perché fosse lì. Non mi interessava che facesse parte dello staff di Letizia Moratti e quindi si ritenesse in diritto di stare nello studio e videoregistrare. Gli ho intimato di interrompere la registrazione e ho chiamato il capo dell’ufficio stampa di Sky: nel concordare le regole del confronto avevamo deciso che durante l’intervallo e anche dopo la trasmissione le telecamere di Sky sarebbero rimaste spente per evitare riprese “fuori onda”, quindi ho preteso che quella regola venisse fatta rispettare a chiunque, incluso Red Ronnie.

I giornali riferiscono degli incontri che preparano i confronti televisivi come di riunioni misteriche nelle quali un manipolo di superesperti prestano attenzione a dettagli apparentemente insignificanti ai quali però loro attribuiscono una immensa importanza. Il nostro lavoro in realtà fu semplicemente di buon senso. Il capo-redattore di SkyTg24 ci fece visitare lo studio con il direttore della produzione, ci dissero quante telecamere intendevano utilizzare e ci mostrarono come le avrebbero collocate. Era previsto un tavolo ovale con uno sgabello per ciascuno dei due candidati, mentre il conduttore sarebbe rimasto in piedi. Ci accordammo rapidamente sulla disposizione dei protagonisti: allo staff di Letizia Moratti andava bene che lei stesse a destra delle telecamere, a me che Giuliano Pisapia stesse a sinistra e quindi non dovemmo discutere né tirare a sorte per la posizione dei due candidati. Tornammo nella sala riunioni. Lì mettemmo a punto altri dettagli.

La conversazione fu cordiale, salvo un paio di battute di presunto sarcasmo del portavoce del sindaco in carica (del loro staff erano in tre: con il portavoce erano venuti la capo-ufficio stampa e un consulente). Ci accordammo rapidamente su tutto. Il capo-redattore, Luigi Casillo, ci ricordò che Sky avrebbe voluto mandare in onda la trasmissione in diretta, come sarebbe avvenuto per altri confronti tra i candidati sindaci di Bologna, Napoli e Torino. Il sindaco Letizia Moratti non era però disponibile per la data proposta dalla redazione e quindi avevamo dovuto trovare una soluzione diversa, conciliando le agende dei due candidati per registrare mercoledì 11 maggio alle ore 10:30. La trasmissione sarebbe andata in onda il giorno stesso dalle 16:00 alle 17:00. Nello staff non amavamo i confronti televisivi e in generale le arene gladiatorie in cui si trasformano le trasmissioni che si occupano della politica politicante. Però apprezzavamo tutti lo stile del telegiornale di Sky, i suoi toni, ed eravamo favorevoli a un confronto. Eravamo fiduciosi che potesse svolgersi con toni sereni, sui temi della città, che erano stati il centro indiscusso della nostra attenzione per tutta la campagna elettorale. Giuliano aveva una visione e aveva maturato un progetto con la partecipazione di più di mille cittadini: non ci interessava la politica dei professionisti, non ci interessavano le ideologie. Avevamo provato per molti mesi a raccontare che una città come Milano andava guidata verso il futuro nell’interesse di tutti, e non semplicemente “amministrata”.

Quel giovedì pomeriggio io e tre dei principali responsabili della comunicazione di Letizia Moratti dovevamo garantire ai nostri rispettivi candidati che il confronto si svolgesse lealmente, e ognuno di noi era preoccupato che l’avversario non conquistasse qualche vantaggio. Tra le altre regole proposte da Sky, ci venne spiegato che avremmo tirato a sorte per determinare a chi spettasse il vantaggio di rispondere per primo alla prima domanda del conduttore. L’ordine delle risposte si sarebbe alternato: a una domanda avrebbe risposto prima un candidato poi l’altro, alla domanda successiva l’ordine si sarebbe invertito. Ma in ogni caso all’ultima domanda l’ordine delle risposte sarebbe stato l’opposto rispetto alla prima: chi rispondeva per primo alla prima domanda avrebbe quindi risposto per ultimo all’ultima domanda. Fummo tutti concordi nel giudicare sbagliata quella regola: in questo modo, uno dei due contendenti avrebbe avuto il doppio vantaggio di presentarsi per primo al pubblico e di congedarsene per ultimo, con la possibilità di lasciare un segno più incisivo nella memoria degli elettori. Decidemmo allora che avremmo applicato la regola diversamente: chi avesse risposto per primo alla prima domanda avrebbe risposto per primo anche all’ultima, così che il vantaggio del primo intervento in trasmissione e quello dell’ultimo intervento sarebbero stati distribuiti equamente tra i due candidati.

Il capo-redattore di Sky non ebbe difficoltà ad accettare la variazione, dato che i rappresentanti dei candidati erano d’accordo tra di loro, e annunciò che l’ordine di risposta sarebbe stato tirato a sorte prima dell’inizio della trasmissione, il giorno stesso. Il consulente di Letizia Moratti propose però che tirassimo subito a sorte, in modo da semplificare il lavoro di tutti, candidati compresi, il giorno della registrazione, che sicuramente sarebbe stato ricco di tensione, come accade per i confronti televisivi. E io commisi un errore.

Quell’errore, con il senno di poi, può esser letto in un’altra luce. Ma per una settimana ne fui angosciato. Avrei dovuto rifiutare quella soluzione, l’estrazione a sorte sul momento, una settimana prima della trasmissione: non aveva alcuna utilità che uno dei due candidati sapesse in anticipo di disporre del vantaggio di dare l’ultima risposta della trasmissione, senza più alcuna possibilità di replica per l’avversario. Se anche l’avessimo avuto noi, quel vantaggio, che cosa ne avremmo fatto? Non avevamo promesse mirabolanti da fare, non avevamo ricette miracolistiche da proporre ai milanesi: avremmo giocato le nostre carte, quelle della credibilità di un candidato serio e convinto di potere cambiare in meglio la città grazie alla sua indipendenza da qualsiasi centro di potere e alla sua dedizione totale all’interesse generale. Ma se questo vantaggio lo avesse avuto l’avversario? Se Letizia Moratti avesse potuto dire la sua per ultima, senza possibilità di replica, come avrebbe sfruttato quel vantaggio?

Partendo dalla mano di Gabriele Bertipaglia, la moneta da un euro che avrebbe assegnato l’ordine delle risposte volò in aria: se fosse uscita l’Europa avrebbe parlato per primo Pisapia e per ultima Moratti, il contrario se fosse uscito l’Uomo vitruviano. La moneta volò in aria senza roteare e io – che avvertivo crescere una inquietudine – lo feci notare e chiesi la cortesia di ripetere il lancio, affidando la moneta al neutrale capo-redattore di SkyTg24. Non che non mi fidassi di chi aveva lanciato la monetina: ne avevo sentito parlare sempre come di un ottimo professionista e di una persona stimabile, e quell’incontro me lo stava confermando. La mancata rotazione della moneta non era certamente frutto di un’intenzione. Ma era preferibile per tutti che quella scelta importante venisse fatta in modo incontestabile. Soprattutto per la mia coscienza professionale. Nessuno ebbe da obiettare e la moneta passò nelle mani di Luigi Casillo. Non tenne l’euro sul palmo della mano ma lo posò sull’unghia del pollice. Con la punta dell’indice tirò verso il basso il pollice per poi lasciarlo di colpo. Un gesto a me familiare, quello che a Napoli fanno i ragazzini che giocano a biglie. La monetina cominciò il suo volo, roteando per aria.

Il risultato non cambiava: Giuliano Pisapia avrebbe parlato per primo, Letizia Moratti per ultima. Era destino che andasse così.

[continua... forse]

***

Moratti accusa Pisapia nel confronto diretto su Sky

L’articolo di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera del giorno dopo, basato sui documenti diffusi alle 17 dello stesso giorno in una conferenza stampa all’aperto, in piazza della Scala, davanti alla sede del Comune. Nello stesso momento in cui distribuivamo il dossier alla stampa, lo pubblicavamo anche su Internet, riconoscendo ai nostri sostenitori il diritto a un’informazione tempestiva a di prima mano. Un’operazione di crisis management tempestiva che impedì si insinuasse il dubbio: la storia raccontata il 12 maggio da tutte le testata era diversa da quella che altrimenti avrebbe potuto affacciarsi, dato anche Gian Giacomo Schiavi, vice direttore del Corriere, aveva immediatamente pubblicato sul suo blog un post – poi modificato – nel quale pretendeva spiegazioni.

Filed under: comunicazione politica , , , , , , , , , , , , , ,

È arrivato il Governance Poll 2011!

Pubblicato oggi dal Sole 24 Ore il Governance Poll 2011, il sondaggio annuale condotto da IPR Marketing sul gradimento degli amministratori locali (Presidenti di Regione e Provincia, sindaci) presso i cittadini da loro amministrati. Qualche considerazione a caldo.
Tra i primi dieci sindaci, sette sono di centrosinistra, tre di centrodestra (trai quali il leghista Tosi). Particolarmente generosi – o soddisfatti? – i cittadini del Sud: ai primi quattro posti infatti i primi cittadini di Napoli, Cagliari, Salerno e Bari. Tra i vincitori delle ultime elezioni nei grandi capoluoghi del Nord, Piero Fassino è all’11mo posto con 2,5 punti percentuali in più rispetto al risultato elettorale, mentre Milano si conferma molto critica e Pisapia lo si trova al 76mo posto con il 51,5% dei consensi, a -3,6 punti rispetto al risultato del ballottaggio contro Letizia Moratti. Interessanti i risultati di alcuni sindaci di provincia, come Graziano Delrio (neo-presidente ANCI) a Reggio Emilia e Furio Honsell a Udine, entrambi con consensi maggiori sia dell’anno precedente sia delle elezioni.
Tra le star spicca il crollo verticale di Matteo Renzi, che perde 14 punti secchi sul 2010 ed è a -6,5 rispetto alle elezioni (51mo con il 53%). Il sindaco di Roma capitale, Gianni Alemanno, tiene il risultato con cui è stato eletto e riconquista 4 punti sull’anno precedente.
Comunque i sindaci che non superano il 50% sono una minoranza (22 su 104), con larga prevalenza del centrodestra (16 su 22). Il cucchiaio di legno rugbistico andrebbe al primo cittadino di Palermo, ultimo con il 38%, -15,5 rispetto alle elezioni. Nella pattuglia degli insufficienti anche la genovese Marta Vincenzi, che dopo la gestione dell’alluvione autunnale ha perso 5 punti ed è 3,2 punti sotto il risultato elettorale.
Nella classifica dei presidenti di Regione sorprende la caduta di ben 5 punti sul 2010 (e sul risultato elettorale) di Roberto Formigoni (Lombardia), mentre primo si conferma il veneto Zaia, seguito dal toscano Rossi. I presidenti di centrodestra Lombardo (+7), Caldoro (+6) e Tondo crescono, mentre il calabrese Scopelliti scende (-5).
Tra le province si inverte il rapporto centrodestra-centrosinistra: i primi 10 sono di centrodestra.

Filed under: comunicazione politica, osservatorio , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

A proposito di #rating, a pensar male…

Constato che la pubblicistica nazionale comincia a esprimere perplessità sulle agenzie di rating. Leggere per credere Federico Fubini sul Corriere di ieri e Massimo Mucchetti sul Corriere di oggi, oppure sul Sole 24 Ore di oggi Fabrizio Forquet e l’analisi di Walter Riolfi.

Se non bastasse, dopo aver visto il film sul crac Lehman (2008) Too big to fail – e averlo trovato di una sintesi eccezionale – ieri sera ho visto Il gioiellino, con Toni Servillo e Remo Girone sul crac Parmalat (2003). Del fallimento Finmatica (2004) sono stato testimone personale, dopo averne curato la quotazione in borsa nel 1999, e quindi mi sono fatto un’idea personale e diretta sulle motivazioni individuali degli operatori e sulle dinamiche che danno vita ad alcuni fenomeni della finanza.

E quindi riprendo le parole di Riccardo Barisoni a Focus Economia di venerdì su Radio24, che citando Andreotti diceva, a proposito delle agenzie di rating, che a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina.

Filed under: Uncategorized , , , , , , , , , , , , , , , ,

La prima pietra

Non mi piace il gioco dei commenti alle operazioni di comunicazione. Osservare sì. Farmi unopinione e anche giudicare, certo, ma quando l’operazione è terminata. Come fai a giudicare l’operazione “Conosci i miei?” se non sai come si sviluppa? Se non sai il rapporto tra l’effetto del teaser e l’idea per sfruttarlo in seguito?

Manifesto campagna "Conosci i miei?"

Se conoscessimo i criteri adottati dalla prospettiva dei creativi e il piano che hanno in mente potremmo ragionarci. Ma siccome stanno facendo il loro lavoro, io penso che dovremmo rispettarlo e vedere “l’effetto che fa”.

Quando con Paola Giulietti di Com.unico abbiamo lanciato “La forza gentile x cambiare Milano” per presentare alla città Giuliano Pisapia e informare delle elezioni siamo stati massacrati dal fuoco amico: lo sfondo è scuro, la foto del candidato inadeguata, si sa che il candidato è gentile perché ribadirlo e così via. Peccato che quel posizionamento fosse strettamente pertinente con l’identità – dico identità, non immagine – del candidato e ha continuato a evocare il potenziale della candidatura anche quando siamo passati a “Il vento cambia davvero” (anche su quello ovviamente abbiamo ricevuto un sacco di critiche).

Oggi gli stessi che sostengono che il riferimento a Facebook sia in qualche modo un errore perché escluderebbe i venti milioni di elettori che non frequentano il club, si lamenta perché non è stato usato sul manifesto un codice QR. Che useremo in 5…

Insomma, una campagna di comunicazione va al di là di un manifesto. Io suggerisco di aspettare il seguito prima di lapidare gli autori dell’operazione (e non so chi siano).

Filed under: Uncategorized , , , , , , , ,

A cena con la classe dirigente. Di domani.

Cenone di San Silvestro a Rezzato, alle porte di Brescia. Con Stefania, Leonardo e me, tre coppie. I ragazzi hanno intorno ai 35 anni: figli della Brescia bene, compagni di università, tutti laureati in ingegneria. Ragazzi intelligenti, impegnati nel lavoro, tutti dirigenti o quasi in aziende bresciane: uno è reponsabile della logistica in una società quotata in borsa che esporta prodotti meccanici e idraulici in tutto il mondo, un altro responsabile aftersale di un’impresa che produce componenti per i più importanti marchi del mercato automotive, il terzo responsabile commerciale per un’azienda storica della Valtrompia che esporta prevalentemente negli Stati Uniti.

Impegnati anche nella loro comunità: da pedemontani pragmatici, preferiscono occuparsi di chi ha bisogno di aiuto nel proprio paese o nel proprio quartiere rispetto ai bisogni terzomondisti. Vicini al mondo cattolico operoso, attivo nel sociale, che a Brescia è molto ben radicato.

In giro tre bambini con meno di 18 mesi e un altro in arrivo tra poche settimane. Le ragazze lavorano, soffrendo per l’indisponibilità (che è prevalentemente culturale) di un part-time che consenta loro di stare più tempo accanto ai bimbi piccoli, oppure non lavorano perché non trovano un part-time che consenta loro di stare più tempo accanto ai bimbi piccoli – e a scoraggiare il ricorso full-time all’asilo nido è anche la mancanza di strutture pubbliche, con i costi conseguenti della soluzione privata. Parlano tutti almeno una lingua straniera in modo fluente, e con un’altra se la cavano.

Sono elettori potenzialmente di destra, pragmatici, capaci di distinguere tra una destra farlocca che mantiene i privilegi e quella che vorrebbe premiare il merito. Sono tutti lavoratori dipendenti, quindi pagano le tasse alla fonte. Sono insofferenti – non invidiosi – verso i loro amici che gestiscono attività commerciali e grazie al giro del nero cambiano l’auto ogni anno. Ma sono insofferenti anche nei confronti dello Stato che aumenta le accise sui carburanti e l’IVA.

Potrebbero anche avere votato per la Lega, in qualche circostanza, ma certo non sono i leghisti delle camicie verdi e dei raduni celtici. Soffrono la mancanza di una adeguata rappresentanza politica e ritengono che questo Governo – in cui pure hanno nutrito fiducia – sia partito con il piede sbagliato. Abbia fatto la cosa più semplice, che anche qualche zio avrebbe potuto fare: aumentare le tasse, appunto. Magari il Governo potrebbe comunicare meglio la molteplicità di leve su cui è intervenuto, ma certo quando passi dal distributore di carburante la tua percezione non lascia molto spazio alle sfumature e l’obiettivo macro-economico della manovra è netto. Eppure sono solo scettici, non disperati né tanto meno cinici.

Questi ragazzi lavorano molte ore al giorno e affrontano i passaggi critici delle loro aziende: viaggiano per gli stabilimenti italiani, vanno all’estero per missioni commerciali o tecniche, affrontano i problemi e se ne fanno carico come se fossero problemi personali (perché capiscono che sono problemi personali o possono divenirlo). Se gli parli di bilancio dello Stato e del peso del debito pubblico, come non comprendere la loro aspettativa che il Governo intervenga sul fronte della spesa, con tagli significativi. Anche nel pubblico impiego, anche riducendo il personale della pubblica amministrazione. Obietto che tagliare occupazione significa tagliare consumi e quindi deprimere l’economia. Ma davanti alla crisi di tante piccole e medie imprese sane e produttive messe a repentaglio da uno Stato che non paga in tempo le forniture e mette a repentaglio l’occupazione tra lavoratori che contribuiscono al PIL, il rischio è una guerra tra poveri: meglio loro, a spasso, o quella quota di impiegati pubblici assunti per fini elettorali e con logiche clientelari?

Questi sono ragazzi e ragazze carichi di energia, pragmatici ma ricchi di ideali, sanno guardare oltre il proprio ombelico e si interessano al bene comune. Vivono la gioia di avere figli e pensano che per loro dovrebbero fare qualcosa, lasciargli uno Stato migliore. Hanno tutte le carte in regola per essere la classe dirigente di questo Paese. Dobbiamo trovargli uno spazio. Il 2012 ha uno scopo.

Filed under: comunicazione politica , , , , , , , , ,

Creatività e marketing in campagna elettorale

Ho appena letto il volume che Emanuele Gabardi ha dedicato alla comunicazione politica  raccogliendo sette casi di comunicazione e marketing elettorale tra le primarie del 2005 e le politiche del 2006. La peculiarità del volume (come degli altri volumi di questa collana che Gabardi cura per FrancoAngeli, “Casi di comunicazione”) è di offrire al lettore direttamente le descrizioni degli autori o dei responsabili delle campagne.

Tra DS e Alleanza Nazionale, tra Bertinotti e l’UDC, mi salta clamorosamente agli occhi la differenza della descrizione della campagna di Forza Italia da parte di Antonio Palmieri. Gli autori degli altri casi (con l’eccezione di pochi funzionari di partito, un po’ grigi nella didascalica descrizione del loro metodo di propaganda elettorale) sono “creativi” che si compiacciono delle proprie trovate “creative”, magnificano il rapporto con il committente, celebrano le proprie agenzie snocciolando i nomi di clienti più o meno celebri. Palmieri invece riferisce di una complessa macchina impegnata a utilizzare al meglio una pluralità di mezzi di contatto, affermando — implicitamente — un principio, diciamo tecnico, di cui sono assolutamente convinto. E cioè che nella comunicazione di massa, di cui la comunicazione politica è espressione principe, “quantity matters”: la quantità (di contatti, di occasioni e di pretesti per veicolare un messaggio) conta, è importante.Per questo, mentre i creativi si gongolano di una trovata, chi organizza la campagna in vista del successo nelle urne sa che la moltiplicazione dei contatti è l’unico modo per dare valore a qualsiasi trovata creativa.

Organizzazione, pianificazione, accurata ripartizione delle risorse e scelta del media mix: ecco, questo conta.

Filed under: comunicazione politica , , , , ,

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 335 other followers