comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

A cena, poche fantasie

Da LibMagazine online oggi, insieme a cose migliori, tra cui le rubriche di Ciro Monacella, Nic’s Pics e Michael Mazzei:

Da piccolo mi divoravo a bocca aperta, seduto sul divano, con gli occhi fissi come soltanto i bambini sanno fare, due film con Sidney Poitier, entrambi del 1967: La calda notte dell’ispettore Tibbs e Indovina chi viene a cena. Sì lo so, la stampa italiana ci ha già fatto una decina di titoli ma c’è chi si è formato in certe convinzioni leggendo Rousseau e chi guardando i film che passavano sul “primo canale della televisione” (può sembrare incredibile mentre si fa zapping tra gli ottocento canali di Sky, ma negli anni Settanta quella era il 50% dell’offerta televisiva).

Quarant’anni dopo gli americani si eleggono un Barack Hussein Obama per Presidente e lungo lo stivale non si contano gli italiani affannati ad iscriversi alle liste degli obamisti, come se avessero un merito personale nell’elezione del primo Presidente nero della storia breve degli Stati Uniti d’America. Fino ai vertici di un partito d’opposizione che cercano di lucrare (ma che ci sarà da lucrare, poi?) sull’ennesima battutaccia del Presidente del Consiglio nostrano, che intanto porta a casa altra notorietà (rivedersi tutti Quarto potere, pliiiz).

E via ai servizi giornalistici per chiedersi chi tra i Letta jr e gli Andreatta jr, abbronzatura a parte, potrebbe essere l’Obama italiano. Domanda totalmente inutile, perché un Paese che ha spinto l’etica ai margini della vita sociale non può trovarlo, un Obama, out of the blue. Perché se anche ce ne fosse uno, nessuno gli darebbe credito. E molti, a dire la verità, non lo vorrebbero neanche uno così, onesto, leale, capace di conquistarsi con il merito, con la determinazione e con le proprie doti un posto al sole.

Sindaco-imprenditore laziale, quasi sessantenne, licenza elementare: «Mi capita a volte di essere deriso per cose che io sento in maniera profonda. Non si può vivere soltanto per accumulare ricchezza. Quando sostengo che bisogna dedicarsi al prossimo vedo negli interlocutori uno sguardo incerto, di dubbio, anzi beffardo: “Ma figurati se c’è ancora gente che pensa veramente così?” Io mi sento responsabile di questo perché questa società non è nata e cresciuta senza colpevoli. Se noi abbiamo questa società non possiamo pensare che sia nata, cresciuta e formata “così”: io penso che tutta la responsabilità ce l’abbia la mia generazione, che ha contribuito a fare crescere questa società secondo valori individualisti: fatti gli affari tuoi, supera l’altro… i miei genitori mi hanno insegnato a rispettare gli altri e quindi sono cresciuto con questi principî». Sindaco-imprenditore piemontese, ingegnere, neanche quarantenne: «Come imprenditore riesci ad avere successi personali, e sei gratificato per te stesso, a livello tecnico, a livello di immagine, a livello economico; nella pratica del Sindaco invece la gratificazione non la vivi solo per te stesso, ma la condividi, vedi persone che vengono apposta da te per dirti “hai fatto una cosa buona, grazie”».

Ecco, il cuore della politica è questo: lavorare per gli altri, per quella cosa che si chiamava “interesse generale”. E uno che la pensa così, in politica, non compare all’improvviso, bisogna meritarselo.

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