comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Dal Trentino all'Abruzzo, campagna continua

Il nuovo LibMagazine è online. Si parla della sentenza del caso di Eluana Englaro,  del G20, delle polemiche sulla beatificazione di Pio XII e di molto altro. Tra l’altro, della campagna continua a cui siamo sottoposti:

Hai un bel da fare a gridare all’attentato di regime quando eleggono un senatore del tuo partito di minoranza a capo di una commissione parlamentare di vigilanza. Nobili principî verranno in soccorso alla pervicacia di certe posizioni, ma vai a spiegarne la logica.

“Dalla rete dei partiti ho trovato sempre ostacoli all’azione perché c’è sempre da mediare, da rispettare alcune filosofie e prerogative. Ma alla fine manca l’operatività del quotidiano. Un territorio come il nostro ha necessità che esulano da ragionamenti squisitamente politici […] Io invece ho trovato i più grandi ostacoli, addirittura un’ostilità, magari perché non ho la tessera di partito, o forse perché non rispondo alle logiche che vengono espresse dai singoli assessori, a loro volta in contatto con i livelli dei partiti che stanno sopra il nostro territorio e fanno riferimento alle segreterie provinciali o regionali” (sindaco-imprenditore, centro-destra, Veneto).

Quando chiedi ai sindaci indipendenti quali siano questi ragionamenti “squisitamente politici” non sanno rispondere. Si lamentano di logiche “altre”, per loro incomprensibili. Si sta nell’ufficio del primo cittadino e sembra di essere al bar sport, nel regno del qualunquismo. Però l’insoddisfazione è un dato oggettivo, l’incomunicabilità pure, le crisi manifeste o latenti di maggioranze nate nell’auspicio di un rinnovamento sono diffuse.

Alla radice di queste crisi c’è una divergenza dell’orientamento all’azione tra i civil servant e i professionisti della politica.

Il comportamento dei politici di professione è costantemente orientato alla conquista del consenso. In qualsiasi momento, in ogni occasione: basta sfogliare la stampa locale e nazionale per prendere atto della campagna elettorale in corso senza soluzione di continuità. Ogni circostanza è buona perché un dibattito utile e necessario venga innalzato al livello di uno scontro potenzialmente utile a rosicchiare un po’ di consenso, con la presunzione di intuire quello che vuole “la gente”. Altra questione, qui abbastanza irrilevante, se si azzecchi o meno il tema su cui dare battaglia.

Del resto non è un comportamento irrazionale, perché in Italia si vota spesso: poco più di sei mesi fa ci sono state le elezioni politiche, tra poco più di sei mesi ci saranno le amministrative e le europee. Nel frattempo, qua e là si svolgono consultazioni locali sganciate dagli appuntamenti principali ma sempre utili ad alimentare il dibattito nazionale: così è stato per il Trentino Alto Adige una settimana fa, così sarà per l’Abruzzo tra due settimane.

La divergenza tra le inafferrabili “logiche politiche” e il pragmatismo sta tutta qui: per la politica politicante il consenso è il fine, per i non professionisti il consenso è una conseguenza (di politiche adeguate ai bisogni delle comunità di riferimento). Da un lato comportamenti sempre parziali e partigiani, dall’altro l’interesse generale. È in questa frattura che alligna il distacco tra politica e cittadini. E non sono le battaglie simboliche sulla vigilanza Rai che aiutano a rendere intelligibili le “logiche” della politica.

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