comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Involucri

L’urbanistica è il frutto di un’intuizione del secolo scorso: cambiava la società e lo sviluppo tumultuoso delle città richiedeva l’integrazione di discipline diverse (architettura, sociologia, economia, statistica…) per progettare una vita sociale sicura, sana, confortevole. Il Canavese è stato tutt’altro che marginale in questa evoluzione, grazie alla presenza di Adriano Olivetti, il quale curò la realizzazione del piano regolatore generale della Valle d’Aosta e fu presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica.

Fa piacere vedere che questa sensibilità non sia andata smarrita in quell’angolo un po’ speciale d’Italia a nord-ovest, tra il Piemonte e la Valle d’Aosta. A Rivarolo Canavese, che col declino di Ivrea si candida a divenire il nuovo capoluogo dell’area, un vivace imprenditore-sindaco sta realizzando numerosi progetti destinati a cambiare la forma, e forse la sostanza, della città. Tra questi, lo Urban Center citato ieri dal Sole 24 Ore come uno degli esempi di architettura innovativa realizzati in italia, in particolare per l’uso di rivestimenti ad elevato contenuto tecnologico, progettato dallo studio Benedetto Camerana & Partners. “Sull’area di un’industria dismessa che produceva matite e pennarelli è stato inaugurato da poco un nuovo centro civico con materiali contemporanei e colori accesi. Nell’intero complesso si distingue il volume dell’hotel-residence che appare come un’astronave atterrata sulla nuova piazza: un corpo a tre piani rivestito con scandole in zinco-rame-titanio color grigio, si appoggia sul centro commerciale ed è sostenuto da otto pilastri sottili e inclinati, rossi blu e bianchi” (Paola Pierotti, IlSole24Ore).

Urban Center di Rivarolo Canavese

Urban Center di Rivarolo Canavese

Ho intervistato il sindaco Fabrizio Bertot due settimane. Il suo atteggiamento è analogo a quello riscontrato tra buona parte degli imprenditori-sindaci intervistati per “Sindaco SpA”, figlio di un’attitudine specifica: “Volevo arrivare a fare il sindaco perché da quella posizione avrei fatto ciò che altri dicevano e poi non facevano”. Sul cambiamento della città dice: “penso che le rivoluzioni si fanno, non si annunciano”. Intraprendenza e visionarietà sono due qualità comuni agli uomini e alle donne che nel piccolo della loro dimensione comunale stanno contribuendo a dare un impulso al Paese.

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