comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

I sondaggi delle libertà (di chi li fa)

La promozione di processi di comunicazione interattiva ha partorito un mostro: il sondaggio fai da te. A cominciare dalla TV digitale (chi ha un abbonamento satellitare con SKY e il decoder collegato alla presa del telefono può votare i quesiti di SkyTg24 usando il telecomando, con la stessa semplicità con cui può fare altre cose, come acquistare un film) e continuando su qualsiasi sito o blog, chiunque può costruire un questionario e “somministrarlo” al proprio “pubblico”.

Ovviamente il risultato non ha alcun valore di rappresentatività statistica della popolazione, però è un giochino facile e divertente. E poi non costa nulla. Anche il sito dei Club della libertà si è cimentato con il giochino. Ieri ha pubblicato un sondaggio sulla questione delle liste. Questa è la pagina dei sondaggi del sito. Il sondaggio in questione non c’è più perché, secondo i gestori, sarebbe diventato “facile preda di chi non aspetta altro per esternare il suo livore”.

Che cosa chiedeva?

Trovi giusto impedire agli elettori del centrodestra di votare i propri candidati per formalità burocratiche?

E le risposte possibili erano queste:

Sì, le regole sono regole

No, i cittadini hanno il diritto di poter eleggere i loro candidati

Tutta la breve ed edificante storia è raccontata benissimo sul blog di metilparaben.

Ora, le questioni sono diverse: a. la domanda è formulata in maniera da creare pregiudizialmente un orientamento verso una delle risposte possibili (il diritto di voto e le “formalità burocratiche” ricoprono posizioni distinte nella scala dei valori, in un paese democratico, no?); b. la prima risposta è neutralmente astratta (tecnicamente perfetta per un sondaggio d’opinione) mentre la seconda risposta si oppone alla prima riproponendo il valore dei diritti politici rispetto ad un astratto rispetto delle regole; c. la contraddizione tra regole e diritto è artificiosa perché le regole in questione servono appunto a tutelare i diritti; d. come ha fatto notare qualcuno, perché un’impresa che presenta la propria domanda di partecipazione a una gara/appalto pubblico viene esclusa automaticamente per il ritardo anche solo di un minuto e una lista politica può chiedere di andare oltre i limiti?

Al di là del sondaggio ci sono altre due questioni:

  1. stiamo mica parlando dell’esclusione di liste marginali di sparute minoranze che vedono minacciato il proprio diritto politico da forze soverchianti: qui viene escluso “il primo partito” del Paese
  2. ma queste benedette regole che nei toni e nei commenti dei candidati cancellati vengono descritte come “formalità”, “vincoli”, e strumenti micidiali nelle mani dei famigerati Tribunali, da chi sono state fatte? dalle minoranze? o dal Parlamento in cui il PDL ha una schiacciante maggioranza?

Infine una piccola notazione: fino a qualche tempo fa la legge elettorale prevedeva che l’ordine dei simboli sulle schede corrispondesse all’ordine di presentazione degli stessi. Questo banale dispositivo spingeva i rappresentanti delle liste a fare le nottate davanti agli uffici per depositare le firme all’apertura del primo giorno disponibile. Altro  che arrivare all’ultimo minuto. Poi, però… che cosa ha spinto i partiti a cambiare le regole? Troppo poco tempo per le modifiche dell’ultimo minuto?

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