comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Quanto è impopolare la politica pop

Dal Giudizio Universale
Da Porta a Porta a L’isola dei Famosi: il saggio di Gianpietro MazzoleniAnna Sfardini fa il punto su com’è cambiato il nostro modo di vedere la politica durante gli ultimi quindici anni

Curioso che la pubblicazione di un saggio sulla mutazione pop della politica coincida con il crollo della partecipazione elettorale dei cittadini. Politica pop – Da Porta a Porta a L’isola dei famosi è appunto il titolo di un agile ma prezioso volume – in libreria da poche settimane per i tipi del Mulino – che descrive le trasformazioni registrate dal sistema politico italiano durante gli ultimi 15-20 anni in simbiosi con l’evoluzione della televisione.

Curioso perché, dopotutto, in democrazia la politica dovrebbe essere “popolare” per definizione. E in Italia di politica si è sempre discusso molto, con livelli di partecipazione e di affluenza alle urne superiori a quelli registrati da molte altre democrazie occidentali. L’astensionismo alle ultime elezioni regionali, a tassi mai registrati prima, sembra invece suggerire che la politica contemporanea risulti piuttosto impopolare presso una fetta molto ampia di cittadini italiani.
In questa contraddizione forse c’è lo stimolo più interessante che ci offre il saggio scritto a quattro mani da Gianpietro Mazzoleni e Anna Sfardini rispetto al recente risultato elettorale: la mutazione pop della politica non sembra corrispondere a una sua popolarizzazione intesa come maggiore partecipazione.L’efficace e brillante etichetta di politica pop non denomina infatti un modo di fare politica, ma solo il format prediletto da chi cerca di comunicarla: un format particolarmente adatto al mezzo televisivo, ovviamente, ma non solo.

In tre parole, direi che la mutazione della comunicazione politica di casa nostra è segnata da: drammatizzazione, spettacolarizzazione, personalizzazione. Cambiamenti complementari a quelli avvenuti nell’informazione, dove sempre più spazio è dedicato alle soft news (le notizie leggere, che possono sfociare anche nel gossip) a scapito della rappresentazione dei temi più complessi e articolati (le hard news).

L’evoluzione convergente dei media e del racconto politico contemporaneo ha realizzato un connubio capace di cancellare i confini già codificati tra programmi di intrattenimento e programmi di informazione: nascono così ibridi come l’infotainment (crasi tra information ed entertainment) e ilpolitainment nei quali il politico racconta la sua vita privata, rendendola pubblica, cucina o si prende a torte in faccia con l’avversario (anche in senso non metaforico). Sono spazi graditi al pubblico televisivo, che regala share strepitosi a Striscia la notizia, oppure alla copertina satirica di Maurizio Crozza aBallarò.
I meriti del volume di Mazzoleni e Sfardini stanno in questa rassegna ragionata che, pur non introducendo nuovi concetti, offre una sistematizzazione al sapere scientifico accumulato sul tema e lo inserisce in un contesto internazionale.

Da qui in avanti cominciano le domande degli autori e quelle che si pone il lettore. Alcune hanno una dimensione soggettiva e valoriale, mentre ad altre la risposta potrebbe arrivare già nei prossimi mesi da qualche studio analitico: la subordinazione della politica alla logica commerciale dei media (il fatto, cioè, che all’adeguamento di linguaggi e format della comunicazione corrisponda un cambiamento di sostanza nella definizione dell’agenda politica) è un bene o un male? Gli stessi media sono cambiati assecondando e sollecitando la trasformazione del cittadino in consumatore: è un bene o un male?E anche a prescindere dal giudizio di valore su cosa sia giusto e sbagliato, resta ancora una domanda: dato il livello record di astensionismo, il pubblico televisivo va a votare?

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