comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Non mi piacciono gli eroi ma giù le mani da Saviano

Da un po’ di giorni sono aumentati gli attacchi a Roberto Saviano. Adesso anche dal musicista Daniele Sepe, oggi perfino da un calciatore (Marco Borriello).

Non mi piace. Un Paese che abbisogna di eroi non è in forma, d’accordo. Ma prima di essere personaggio-eroe, Roberto Saviano è un giovane giornalista che ha deciso di lanciarsi nella realizzazione di un testo strano, un ibrido tra saggio di denuncia, cronaca giornalistica e narrativa, su di un tema delicato come la camorra.

La prima tiratura di Gomorra fu di 5.000 copie: mica male per un esordiente, ma nessuno in Mondadori aveva pronosticato un successo così clamoroso quale poi è stato, per ammissione stessa del suo direttore editoriale. Ci sono casi editoriali costruiti a tavolino, altri che esplodono spontaneamente e nessuno sa dire come né perché. Quindi coloro che accusano Saviano di essere “parte del sistema” vaneggiano come tutti quelli che cianciano di intelligenze superiori capaci di ordire trame sofisticatissime e non vedono la meschinità e l’improvvisazione del presunto “sistema”.

Il Saviano-personaggio mi interessa poco, non avevo gigantografie di calciatori né di altri eroi in camera mia da bambino e adesso sarebbe un po’ tardi per imparare a diventare fan (anche Facebook ha cambiato la formula di interesse alle pagine da un adolescenziale “diventa fan” a un meno impegnativo “mi piace”). E penso che vada non solo rispettato ma sollecitato il diritto di critica. A me, per esempio, Gomorra sembra scritto molto male. Anzi, Saviano scrive spesso in modo sgrammaticato, i suoi interventi su Repubblica avranno fatto piangere i correttori di bozze ai quali probabilmente sarà stato impedito di mettervi mano.

Ma questo non c’entra niente con il valore della sua opera, che consiste essenzialmente nell’attenzione attirata sul fenomeno camorristico e sulle modalità con cui incide nell’economia. Che poi l’autore si sia trovato a diventare eroe – suo malgrado, presumibilmente: non dev’essere facile vivere come vive lui – è un incidente della storia e una triste necessità. Nessuno è obbligato a simpatizzare per l’idolo, e criticarne le forme è ovviamente consentito, ma astenersi dall’attaccare la natura morale di questo ragazzo è un dovere.

Perché a Napoli, di camorra i ragazzi muoiono, anche quando continuano a respirare. E i ragazzi che fanno i giornalisti a volte muoiono proprio. Come Giancarlo Siani, non dimentichiamolo mai.

PS: oggi si è parlato di questo a Fahrenheit di Radio3. Sul sito di Radio3 si trova anche un’intervista a Saviano.

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One Response

  1. Alberto ha detto:

    Però però… da te non mi aspettavo la difesa d’ufficio. Io ho letto Gomorra e qualche sbavatura l’ho notata (il non essere né report né romanzo). Le critiche di Sepe, ma soprattutto quelle di Dal Lago meritano per lo meno di essere lette. Non ho ancora letto il libro di Dal Lago ma solo alcuni resoconti e sunti e… toh caso, collimano in parte con la mia di visione. Il problema non è la persona, ma il ruolo che ha assunto. Per me lo schieramento “dato che sono contro la Camorra, sto con Polizia e Carabinieri e per la legalità” è ontologicamente scorretto, filosoficamente una belinata e logicamente un ossimoro.
    Un conto è difendere Saviano da chi lo taccia di sciocchezze come lo “sporcare Napoli” (ma è un problema di chi ritiene pubblicabili le polluzioni mentali di un cerebroleso come Borriello, uno che a sentirlo ti viene il dubbio che l’uomo non sia il prodotto più alto dell’evoluzione, dato che è una bestia), un altro è il non avere il diritto di sottolineare alcune grossolane sciocchezze di Saviano (tipo che ETA sarebbe un’organizzazione cammorristica).
    Per inciso… certe critiche circostanziate datano da tempo, solo ora quella banda di analfabeti composta dai giornalisti ci si è tuffata a pesce, e solo dopo le sparate del PCons e del suo lacché. Ho troppo rispetto per la tua intelligenza: non cadere nella trappola mediatica del commento a caldo. Discutiamone, ma ricordiamo un esempio precedente: Salman Rushdie, alfiere della libertà di parola, dopo pochi anni (e capiamolo, la condizione del protetto non è diversa dal recluso) sparava cotante cazzate che venivano elogiate SOLO per la sua condizione di perseguitato. Oggi è a favore della censura, della repressione delle sole idee e dei soli stampati “islamici”. Uno che la Fallaci forse trovava un po’ estremista.

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