Super Santos

Il Super Santos non era un semplice pallone. Era il pallone. Una sfera arancione fuoco con le canalette nere che formano figure geometriche. Resisteva a tutto, e anche se tiravi con tutta la forza che avevi, riusciva a mantenere la direzione. Quando qualcuno immaginava un pallone, lo immaginava arancione, nero e con la scritta gialla. Immaginava il Super Santos. [da Super Santos, Roberto Saviano, Corriere della Sera 2 giugno 2011]

Roberto Saviano ha 14 anni meno di me, eppure per i ragazzini napoletani il pallone è sempre quello: il Super Santos. Fuori dal VII ITIS c’era una signora che in un basso li affittava: tra gli studenti dell’Enrico Fermi, dell’Alessandro Volta e – appunto – del VII, c’era sempre qualche classe che “faceva filone”. E lei convertiva la friggitoria del mattino – in funzione dalle 7 alle 8, insieme alla vendita di penne e cartoleria spicciola in concorrenza sleale con don Pierino, titolare della cartoleria ufficiale, nonché mio zio – in noleggio palloni. Accoglieva libri e quaderni a garanzia, in realtà fungeva da deposito.

Giacche e zaini facevano da pali per quelli che giocavano in piano. Gli altri, quelli che dovevano accontentarsi della discesa di corso Malta, potevano almeno sfruttare i piloni della tangenziale.

Qualche volta il Super Santos volava oltre i muri di cinta della caserma e non tornava più indietro. Dipendeva dal sergente di turno, ogni tanto ce n’era uno che apriva il portone e lo calciava, integro, verso di noi. Si vedeva che si sarebbe messo volentieri alla guida dell’attacco di una delle squadrette. Lì intorno non c’erano condomini capaci di divorare il pallone ma sotto casa mia sì, e allora capitava che si andasse a suonare il citofono correndo il rischio che la massaia uscisse sul balcone con fare sadico e solenne, brandendo le forbici con le quali violare irrimediabilmente il Super Santos per restituircelo così, sventrato.

E si vedeva da quello spot tv di pochi anni fa che anche i fratelli Cannavaro devono avere avuto nel Super Santos il loro oggetto totemico da inseguire nei cortili. La faccia di Fabio appoggiata al citofono, l’espressione contrita e fiduciosa al tempo stesso, la frase di rito: “e ja’, c’ho rate ‘o pallone?”. ‘O pallone, appunto. Il Super Santos.

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Autore: robertobasso

Direttore della Comunicazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Le informazioni contenute in questo blog sono fornite a titolo personale e le opinioni espresse non impegnano ad alcun titolo l'istituzione per cui lavoro.

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