A Napoli, la speranza nasce anche (soprattutto) dalle tragedie

Quando passo da Napoli, quasi mai mi faccio mancare un giro per Spaccanapoli, uno dei decumani della Neapolis romana. Da lì attraverso via Duomo, passo per Forcella e raggiungo la pizzeria da Michele, dove ancora oggi si mangia la pizza con lo spirito originale: e infatti la trovate soltanto nelle versioni margherita, bianca, marinara (per bere la scelta è più ampia: birra Peroni, Coca-Cola, Fanta, acqua minerale; tutto rigorosamente in vetro).

E così anche quest’anno, dopo aver visitato quel poco di accessibile di un teatro romano da seimila posti sul quale è cresciuta un pezzo di città da cui è ormai inestricabile, ho attraversato via Duomo. Sono rimasto colpito da uno spazio pubblico, comunale, a cui è stato dato il nome di Piazza Forcella. Siamo entrati, incuriositi. Vi abbiamo trovato una mostra, fatta semplicemente con fotocopie di fotografie e articoli di giornale. Così, a occhio, nulla di speciale. In un’altra città, non sarebbe stato nulla di speciale. Ma a Napoli tutto ciò che è pulito, serio, onesto, è – purtroppo – speciale.

E questo posto colpisce subito per questo: perché è pulito, è ben tenuto, con le pareti bianche e le inferriate di protezione verdi, luminoso, sulla strada. Mentre guardavamo le fotografie abbiamo cominciato a parlare con un signore cordiale e cortese, che poi si è rivelato per Giovanni Durante. La cronaca passa, i giornali si occupano ogni giorno di eventi nuovi, ma le vittime raccontate nelle pagine di  cronaca restano: come Annalisa Durante, adolescente dagli occhi azzurri che nel marzo 2004 fu colpita e uccisa da un proiettile destinato a un camorrista proprio lì, a Forcella.

Suo papà Giovanni ha deciso di elaborare il lutto consacrando la sua vita non solo alla memoria di quella figlia strappata alla vita dal piombo maledetto dei camorristi, ma trasformando quello che definisce il suo “ergastolo” personale cioè la condanna a vita alla mancanza, all’assenza, al dolore, in un sacrificio. Giovanni ha deciso che la memoria di Annalisa dovrà fungere da stimolo per una Napoli migliore.

Così tiene aperto e vivo questo centro, insieme a una manciata di volontari, come Salavatore, per tenere viva l’attenzione dei cittadini del quartiere e dei forestieri, delle autorità, del nuovo sindaco Luigi De Magistris nel quale si ripongono molte speranze. E per svolgere attività che impegnino i giovani di quel quartiere condannato dalla miseria e dal contrabbando prima, dalla camorra poi, a quella desolazione spirituale dalla quale cercano di riscattarla pochi coraggiosi, come don Luigi Merola.

Non posso che augurare a Giovanni Durante e a tutti i napoletani come lui, semplici e coraggiosi, di avere successo nel tentare di riscattare Napoli.

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Autore: robertobasso

Direttore della Comunicazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Le informazioni contenute in questo blog sono fornite a titolo personale e le opinioni espresse non impegnano ad alcun titolo l'istituzione per cui lavoro.

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