comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Abbiamo un bisogno folle di politica

Circola tra i tifosi dell’anti-politica una colossale idiozia: che questo governo farebbe bene perché è “tecnico”, cioè capace di applicare a ciascun problema “la” soluzione corrispondente. Quale sarebbe la controprova di questo assioma? Che il ceto politico fallirebbe perché incompetente sul piano tecnico, cioè perché non conoscerebbe “la” soluzione. In sostanza, che la politica non serve. Forse che la politica non esiste, se non come funzione professionale da cui alcune migliaia di persone ricavano un reddito.

Sono almeno due gli errori imbecilli di questa posizione. Il primo è l’illusione che ad ogni problema sociale, economico e finanziario corrisponderebbe un’unica soluzione: provate a parlare di una singola issue con due economisti o due sociologi a caso e potrete scrivere 4-5 saggi con “ricette” distinte e contrapposte. Non esistono soluzioni univoche, perché ogni intervento sulla collettività ha certamente un impatto: toglie risorse (finanziarie, materiali, simboliche) a qualcuno per trasferirle a qualcun altro. A chi, come e quando è questione di scelte e di valori: cioè una questione “politica”, non “tecnica”.

Ma i tifosi dell’anti-politica non lo comprendono, a causa del secondo errore: credono che la “politica” non sia un’attività ma soltanto un mestiere, molto artigianale (anche se in alcune fasi, storiche, come con il berlusconismo in questi anni, vive una escalation industriale), che non comporti competenze utili alla collettività ma solo una minima attrezzatura utile al consenso da spendere a fini personali.

Invece abbiamo un bisogno folle di politica, proprio oggi: perché un cattivo governo redistribuisce le risorse senza pervenire a un nuovo equilibrio sostenibile, sul piano sociale e sul piano finanziario. Un “buon governo” è consapevole dei diversi interessi e bisogni, lavora alla redistribuzione delle risorse con una versione sistemica, integrata. Persegue cioè un nuovo equilibrio, del quale magari alcuni saranno meno soddisfatti di altri, ma in ogni caso un equilibrio sostenibile per tutti.

Per fare un “buon governo” servono buoni cittadini, impegnati a lavorare per il bene comune e nell’interesse generale. Questa stagione che i media raccontano con il registro del conflitto tra la politica (l’interesse individuale, i favori, l’incompetenza) e i tecnici (la “società civile”, la competenza) è in realtà un conflitto interno alla classe dirigente di questo Paese che riguarda non “la politica” ma il personale politico.

Abbiamo un bisogno folle di politica, e per una buona politica abbiamo bisogno di altri “politici”.

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