A cena con la classe dirigente. Di domani.

Cenone di San Silvestro a Rezzato, alle porte di Brescia. Con Stefania, Leonardo e me, tre coppie. I ragazzi hanno intorno ai 35 anni: figli della Brescia bene, compagni di università, tutti laureati in ingegneria. Ragazzi intelligenti, impegnati nel lavoro, tutti dirigenti o quasi in aziende bresciane: uno è reponsabile della logistica in una società quotata in borsa che esporta prodotti meccanici e idraulici in tutto il mondo, un altro responsabile aftersale di un’impresa che produce componenti per i più importanti marchi del mercato automotive, il terzo responsabile commerciale per un’azienda storica della Valtrompia che esporta prevalentemente negli Stati Uniti.

Impegnati anche nella loro comunità: da pedemontani pragmatici, preferiscono occuparsi di chi ha bisogno di aiuto nel proprio paese o nel proprio quartiere rispetto ai bisogni terzomondisti. Vicini al mondo cattolico operoso, attivo nel sociale, che a Brescia è molto ben radicato.

In giro tre bambini con meno di 18 mesi e un altro in arrivo tra poche settimane. Le ragazze lavorano, soffrendo per l’indisponibilità (che è prevalentemente culturale) di un part-time che consenta loro di stare più tempo accanto ai bimbi piccoli, oppure non lavorano perché non trovano un part-time che consenta loro di stare più tempo accanto ai bimbi piccoli – e a scoraggiare il ricorso full-time all’asilo nido è anche la mancanza di strutture pubbliche, con i costi conseguenti della soluzione privata. Parlano tutti almeno una lingua straniera in modo fluente, e con un’altra se la cavano.

Sono elettori potenzialmente di destra, pragmatici, capaci di distinguere tra una destra farlocca che mantiene i privilegi e quella che vorrebbe premiare il merito. Sono tutti lavoratori dipendenti, quindi pagano le tasse alla fonte. Sono insofferenti – non invidiosi – verso i loro amici che gestiscono attività commerciali e grazie al giro del nero cambiano l’auto ogni anno. Ma sono insofferenti anche nei confronti dello Stato che aumenta le accise sui carburanti e l’IVA.

Potrebbero anche avere votato per la Lega, in qualche circostanza, ma certo non sono i leghisti delle camicie verdi e dei raduni celtici. Soffrono la mancanza di una adeguata rappresentanza politica e ritengono che questo Governo – in cui pure hanno nutrito fiducia – sia partito con il piede sbagliato. Abbia fatto la cosa più semplice, che anche qualche zio avrebbe potuto fare: aumentare le tasse, appunto. Magari il Governo potrebbe comunicare meglio la molteplicità di leve su cui è intervenuto, ma certo quando passi dal distributore di carburante la tua percezione non lascia molto spazio alle sfumature e l’obiettivo macro-economico della manovra è netto. Eppure sono solo scettici, non disperati né tanto meno cinici.

Questi ragazzi lavorano molte ore al giorno e affrontano i passaggi critici delle loro aziende: viaggiano per gli stabilimenti italiani, vanno all’estero per missioni commerciali o tecniche, affrontano i problemi e se ne fanno carico come se fossero problemi personali (perché capiscono che sono problemi personali o possono divenirlo). Se gli parli di bilancio dello Stato e del peso del debito pubblico, come non comprendere la loro aspettativa che il Governo intervenga sul fronte della spesa, con tagli significativi. Anche nel pubblico impiego, anche riducendo il personale della pubblica amministrazione. Obietto che tagliare occupazione significa tagliare consumi e quindi deprimere l’economia. Ma davanti alla crisi di tante piccole e medie imprese sane e produttive messe a repentaglio da uno Stato che non paga in tempo le forniture e mette a repentaglio l’occupazione tra lavoratori che contribuiscono al PIL, il rischio è una guerra tra poveri: meglio loro, a spasso, o quella quota di impiegati pubblici assunti per fini elettorali e con logiche clientelari?

Questi sono ragazzi e ragazze carichi di energia, pragmatici ma ricchi di ideali, sanno guardare oltre il proprio ombelico e si interessano al bene comune. Vivono la gioia di avere figli e pensano che per loro dovrebbero fare qualcosa, lasciargli uno Stato migliore. Hanno tutte le carte in regola per essere la classe dirigente di questo Paese. Dobbiamo trovargli uno spazio. Il 2012 ha uno scopo.

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Autore: robertobasso

Direttore della Comunicazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Le informazioni contenute in questo blog sono fornite a titolo personale e le opinioni espresse non impegnano ad alcun titolo l'istituzione per cui lavoro.

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