comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

La Francia, a bocce ferme

Il week-end elettorale per le presidenziali francesi, visto da Parigi, con l’occasionale sorpresa della condivisione del pranzo domenicale gomito a gomito dell’ex primo ministro Lionel Jospin alla Brasserie Lipp.

Il livello del dibattito, sui giornali in tv e per le strade era molto più composto di quello che vediamo in Italia. Le cosiddette plance elettorali, cioè gli spazi dedicati ai manifesti dei candidati presidenti, erano in numero limitato e sobri: 10 cartelli, uno per ciascun candidato alla Presidenza. I manifesti di formato più piccolo di quelli abitualmente in uso da noi: 70×100 aniché 100×140.

I francesi erano molto preoccupati dell’astensionismo, e avevano fissato al 20% la soglia della preoccupazione. È finita lì lì sulla soglia, con una partecipazione pari al 79,5%. Difficile dire l’effetto della campagna per contenere l’astensionismo, comunque ecco qui alcuni dei soggetti della campagna, visti su pannelli luminosi fissi della Metro.

Il primo sottolinea l’importanza dell’elettore: nell’equilibrio – ipotizzato come una bilancia – anche un voto solo può far pendere il risultato da una parte o dall’altra. Il secondo invita a prendersi cura del proprio destino: “Astenermi non ha cambiato per nulla la mia quotidianità”. Il terzo è più aggressivo, mette in primo piano una ragazza troppo giovane per votare che sfida l’elettore: “Io sono troppo giovane per votare. E tu? Tu sei troppo cosa?”.

Gli staff dei candidati all’Eliseo non hanno brillato in fantasia: su 10 candidati, 3 hanno scelto uno slogan che associa la Francia a una qualità. La Francia è forte per il presidente uscente Sarkozy, solidale per il centrista Bayrou, libera per Dupont-Aignant. I primi due guardano da sinistra verso destra, il terzo è di tre quarti ma guarda l’elettore. Anche Marine Le Pen invoca la Francia ma lo fa in modo più spavaldo: il primo piano che riempie il poster, lo sguardo piantato negli occhi dell’elettore, lo slogan è semplicemente Oui, la France. Insomma, “la Francia sono io”.

La pattuglia di sinistra sceglie invece un registro diverso. Il leader del Front de gauche Jean-Luc Mélenchon incita determinato i suoi sostenitori: Prendete il potere. La candidata di “Lotta operaia” fa un bel manifesto che ricorda l’impaginazione del Manifesto di trent’anni fa. Philippe Poutou del Nuovo partito anti-capitalista sostiene che tocchi ai capitalisti pagarsi la propria crisi. E la candidata ambientalista Eva Joly reclama un “voto giusto”. Il vincitore – per adesso – Hollande mutua il claim obamiano: Il cambiamento è adesso, che in francese si giova anche dell’effetto rima (Le changement c’est maintenant).

Chiude la rassegna l’inclassificabile Jacques Cheminade, il quale “si limita” a promettere un mondo senza City né Wall Street.

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2 Responses

  1. Marco Maffioletti ha detto:

    Caro Roberto,
    è sempre un piacere leggere i suoi post, sempre esempi di intelligenza ed esperienza politica.
    Abito in Francia e vivo con passione le elezioni presidenziali, partecipo quanto posso (non voterò, non avendo ancora la bi-nazionalità).
    Comunque, alla sua analisi semiotica delle ‘affiches’ elettorali, aggiungerei un paio di osservazioni. Innanzitutto, la Le Pen ha pubblicato poco tempo fa un libro dove la si vede in spiaggia, accanto al mare, e la maggior parte dei manifesti non recano la scritta “Oui, la France” ma “POUR UNE REVOLUTION BLEU MARINE”, dove non si vede il mare ma solo il ritratto appunto della Marine.
    I responsabili della comunicazione di Hollande mi sembrano invece più fini, anche se non eccedono in originalità. Guardi il sito http://toushollande.fr/ e riguardi il manifesto di Hollande. Come l’ho visto la prima volta non ho potuto trattenere il sorriso: Hollande sfoggia quel suo sorrisino sicuro e ironico con sullo sfondo una campagna urbanizzata, sapendo di toccare nell’intimo tutti gli appassionati della Gioconda e del ritratto 400-500sco. Pensi che nella prima versione il sorriso era meno marcato, lo sguardo più neutro e c’era pure un albero abbastanza visibile che si slanciava fine e rettilineo, una conifera avrei detto “ideale”, Quattrocentesca appunto.
    Sperando che la Gioconda porti nuovi elettori a fare la scelta ‘giusta’…

    Ancora grazie e buon lavoro

    • robertobasso ha detto:

      Grazie per i commenti, preziosissimi: un week-end è appena una passeggiata (come quelle che si possono fare sull’incredibile Viaduc des Arts…) e una campagna è lunga e ricca. Effettivamente l’immagine di Hollande sui manifesti mi lasciava stranito ma non sapevo dire perché, al di là della scarsa naturalezza del rapporto tra il busto e la testa.
      Nella Gioconda la torsione della testa è minore, e infatti lo sguardo è più laterale, mentre nel manifesto Hollande ha lo sguardo dritto verso chi lo guarda. Tuttavia, complice anche lo sfondo, il potere evocativo è notevole!

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