comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Voto e consumi: opportunità predittive?

C’è relazione tra consumi e voto? Anzi, la dico più tecnicamente: esistono correlazioni tali da rendere l’analisi dei comportamenti di consumo utili a fini predittivi dell’andamento elettorale?

Ce lo siamo chiesti lunedì sera nel terzo incontro che Civicom ha dedicato all’analisi della crisi attraversata dal sistema politico: #cantieremilanoitalia (il titolo attribuito al ciclo di incontri è mutuato dal volume di Stefano Rolando “La buonapolitica”, Rubbettino editore). Abbiamo invitato Maurizio Cavazzan, direttore marketing e comunicazione di Coop Lombardia, a raccontarci che cosa emerge dall’analisi comparata tra propensione al consumo nei punti vendita Coop e comportamento elettorale nei territori che ospitano i centri commerciali stessi.

Stimoli, provocazioni, esercizi per fissati del marketing politico, senza le pretesa di un’analisi rigorosamente scientifica. E tuttavia ne escono fuori due variabili interessanti e tra loro opposte: la propensione alle promozioni (e quindi ai prodotti “di primo prezzo”, ai prodotti con il marchio dell’insegna) da una parte e quella verso i prodotti di qualità e a contenuto etico-sociale (filiera corta, commercio solidale, produzioni biologiche) dall’altra. A Cantù – dove prevale l’orientamento elettorale verso il centrodestra – vince la prima, a Sesto San Giovanni – dove prevale l’orientamento elettorale verso il centrosinistra – vince la seconda.

Ovviamente questa constatazione non esprime un rapporto causa-effetto. Ci sono altre variabili che possono essere causa di entrambi gli effetti (di consumo e di voto) e variabili intervenienti nel rapporto tra queste: il reddito e la scolarità, per esempio. Le sub-culture locali (per dirla con Diamanti). Il tessuto produttivo. Anche laddove – nonostante la crisi – il reddito tiene, per esempio, ci sarà differenza tra un’area dove è molto forte l’impiego pubblico e quella dove è preponderante l’occupazione in un settore manifatturiero sul futuro del quale la crisi addensa nuove nubi.Eppure lo stimolo è interessante, perché il monitoraggio dei comportamenti di consumo può dirci qualcosa di più attendibile dei sondaggi demoscopici (ormai ci vogliono 8 telefonate per fare un’intervista, e nessuno può dire a. se l’intervistato dice quello che pensa e b. se fa quello che dice) e più dinamicamente aggiornabile delle analisi che mettono in relazione variabili descrittive come il reddito e la scolarità (rilevate e stimate dall’ISTAT, utili a individuare trend di lungo periodo ma insufficienti a cogliere le fluttuazioni del clima d’opinione).

Nel 2006, l’allora direttore generale della Rai Agostino Saccà sostenne che i dati dell’Auditel indicavano chiaramente la rimonta clamorosa del Cavaliere, che infatti riuscì quasi ad azzerare il vantaggio di cui era accreditato Romano Prodi. Chissà che studiando i comportamenti di consumo in una serie storica sufficientemente lunga non riusciamo ad anticipare l’esito del voto del 2013…

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