Fo, Celentano, Strada, Elio e gli altri endorsement per @uambrosoli

Sul voto per Umberto Ambrosoli alle elezioni regionali per la Lombardia sta arrivando una valanga di consensi e di endorsement da un mondo variegato e ampissimo. Dopo Corrado Stajano, Pietro Ichino, Ilaria Borletti Buitoni, Oscar Farinetti e tanti altri, nelle ultime ore sono arrivate le dichiarazioni di voto di Elio e degli altri componenti delle Storie tese, di Gino Strada di Emergency, la simpatia di Aldo Giovanni e Giacomo, e la doppia sorpresa di due monumenti: Dario Fo e Adriano Celentano hanno dichiarato che voteranno per il Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche e al tempo stesso per Umberto Ambrosoli alla presidenza della Regione Lombardia.

Aldo Giovanni e Giacomo tifano per Umberto Ambrosoli

Non è difficile spiegarsi perché tutte queste persone vedano in Umberto una persona che merita la responsabilità di accogliere il loro voto. Perché in questa nostra Italia devastata dagli scandali e da un ceto dirigente in larga misura interessato al proprio interesse particolare molto più che al bene comune, il primo criterio di scelta e selezione è oggi la disponibilità a servire la propria comunità.

Destra e sinistra sono categorie che hanno eccome un senso, almeno per me. Ma la decadenza alla quale rischiamo di abituarci ci impone di scegliere persone sulla base di questo criterio, prima ancora che sulle opzioni “politiche”. Umberto Ambrosoli ha fatto le sue scelte: quando ha messo in campo il suo movimento civico, costruitito con la propria ostinazione civile, ha scelto di unire le forze con quelle formazioni politiche che hanno dato ampia prova della capacità di rigenerarsi attraverso metodi democratici per la selezione dei dirigenti e dei candidati.

La coalizione che lo sostiene è ampia ma ha lo stesso collante di quella che si è aggregata intorno a Giuliano Pisapia a Milano: un collante fatto di valori condivisi, che possono essere declinati in modi diversi eppure analoghi perché non ideologici. La solidarietà, che non significa elemosina ma un metodo di gestione della comunità che tenga conto degli ultimi e dei deboli; l’attenzione a rimuovere le cause della diseguaglianza, perché ognuno possa avere una chance di far valere merito e talenti individuali; il lavoro come base di un’esistenza dignitosa e opportunità di vedere premiato il proprio impegno.

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Autore: robertobasso

Direttore della Comunicazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Le informazioni contenute in questo blog sono fornite a titolo personale e le opinioni espresse non impegnano ad alcun titolo l'istituzione per cui lavoro.

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