comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Tu chiamala, se vuoi, #antipolitica. Intanto @beppe_grillo ha offerto una opportunità di rinnovamento

Qualche anno fa ho dedicato del tempo a investigare il rapporto tra istituzioni e cittadini nel contesto delle amministrazioni comunali, quelle più vicine ai cittadini. Una ricerca sul campo con un punto di vista particolare, quello di una specifica categoria socio-professionale che a un certo punto della propria traiettoria individuale si mette al servizio delle istituzioni: gli imprenditori che fanno i sindaci (Sindaci imprenditori. Viaggio tra le storie dei 300 italiani che guidano Comune e impresa, ed. Rubbettino, 2009). Il fenomeno Grillo imperversava già da tempo.

Scrivevo allora che “il personale politico rigetta la tesi di un’insoddisfazione generalizzata”, preferendo reagire con l’accusa di qualunquismo e di estremismo. Mentre “i media […] scambiano la sintesi con l’approssimazione e lucrano su etichette facili facili come quella di antipolitica, applicata a tutte le manifestazioni di malcontento rivolte alla classe politica nel suo insieme”, fuori dal circuito media-politica impegnato ad autoriprodurre se stesso “i cittadini fanno i conti tutti i giorni con i disservizi provocati dalla scomparsa dell’efficienza dall’orizzonte di azione della pubblica amministrazione”.

Antipolitica? No, i cittadini che “scendono in campo”, si occupano della polis. A meno che il prefisso “anti” non indichi, piuttosto che opposizione, anteposizione: cioè l’invocazione di una fase pre-politica in cui destra e sinistra sono irrilevanti perché le politiche sono sopraffatte dalla difesa di interessi particolari. “E’ evidente che gli italiani insoddisfatti della politica non sono – o almeno non sono soltanto – qualunquisti e non sono necessariamente populisti: semplicemente lamentano l’inefficienza delle autorità e chiedono un cambiamento”. Ecco che cosa mi dicevano alcuni dei sindaci intervistati.

“I cittadini che si mobilitano sull’antipolitica stanno in realtà facendo politica. Si è creato un movimento: che siano i girotondi o i seguaci di Beppe Grillo si tratta di politica, ben venga!” [sindaco della Lega Nord].

“In futuro bisognerà sapere che se fai il deputato o il senatore non avrai il biglietto gratis […] Eliminare tanti piccoli privilegi oggi per mantenere il grande privilegio di dedicarsi alla politica domani.” [un altro sindaco della Lega Nord].

“Ma lo sa che qui c’era gente che portava lo scontrino del caffè per il rimborso? Io sono pagato da sindaco, prima di portare la ricevuta di un pranzo ci penso mille volte” [sindaco di centrodestra, chissà che cosa ha pensato del consigliere regionale che si è fatto rimborsare il pranzo di nozze della figlia e delle altre spese dei suoi colleghi].

“Il cittadino si lamenta perché non riesce a trovare una corrispondenza tra la sua richiesta e la risposta che gli viene dalle istituzioni […] Quando si parla di abolire le province io sono d’accordo, ma non per una questione politica: si tratta di accorciare la catena di comando” [sindaco eletto con una lista civica].

Insomma, altro che antipolitica. Il Movimento 5 Stelle è stato votato da cittadini con culture e opinioni assai eterogenee per una sola ragione: sostituire il personale politico con qualcuno che non faccia il proprio interesse ma quello generale. Davanti all’appropriazione indebita del bene comune, le opzioni che qualificano destra e sinistra vanno in secondo piano. E vince Grillo.

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2 Responses

  1. mariocantella ha detto:

    Perfetto Roberto. Sto avendo una discussione su fb con diversi amici del Pd e non riesco a far capire loro (e loro non vogliono capire) che un canale di dialogo e di confronto con chi era da tempo impegnato in battaglie civiche e sosteneva un’idea di sviluppo e progresso diversa, andava aperto PRIMA. Non ADESSO perchè sono detentori di voto. E soprattutto andava fatto con i movimenti e con chi li ha votati.
    Un partito deve servire soprattutto a questo.

  2. robertobasso ha detto:

    Hai ragione Mario, un partito deve intercettare ciò che emerge dalla società, dev’essere aperto. E il PD nasceva proprio per questo, cercando innovazione anche nella forma-partito, nel rapporto tra iscritti, sostenitori, simpatizzanti e “contendibili”. Nel PD c’è stato chi ha avuto il coraggio si ascoltare “prima”, come tu dici. Per esempio Pippo Civati, ma probabilmente anche qualcun altro, putroppo rimasto isolato.

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