comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Piccola campagna sul rapporto media-politica

I deputati del M5S rinunciano all’appellativo di “onorevole” e la notizia fa colore, così che molto se ne discute. Già Bertinotti, quando fu presidente della Camera, mise in discussione la formula proponendo di sostituirla con “deputato”, riecheggiante delle emozioni della rivoluzione francese. Oggi nella sua “Amaca” Michele Serra rivendica di aver sostenuto in passato una piccola battaglia lessicale per l’abbandono del termine e si rammarica per l’ottusità dell’apparato che non capiva il potenziale rivoluzionario di un cambiamento formale solo apparentemente piccolo.

Anch’io ho la mia piccola campagna lessicale, che ripropongo a intervalli (quasi) regolari. Sulla confidenzialità con la quale i giornalisti parlano dei loro interlocutori politici. Spesso senza nomi né appellativi. Pensando forse di dimostrare così di avere la schiena dritta. Mah.

Il mio invito è semplicemente di fare come i colleghi inglesi o francesi: che nei loro articoli scrivono “Mr. Blair” e “M. Hollande”. Scrivere “sig. Bersani” o “sig. Monti” non cambierebbe la politica? Forse però aiuterebbe a ristabilire una opportuna distanza tra media e politica.

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2 Responses

  1. Marco Maffioletti ha detto:

    Caro Roberto,
    Ieri sera ho ricevuto una mail di un mio studente: “Buonasera Signore Maffioletti”. Sono anni che, insegnando in Francia, ricevo mail di questa sorta e correggo gli studenti che parlano dei colleghi chiamandoli “signore/a” e non “professore”, che ancora mi fa una brutta impressione.
    Occorre infatti pensare che se si volesse importare in Italia l’uso del Mr o M per gli uomini/donne politici/che, occorre allora rivedere tutti gli appellativi. Perché in Italia non si attira l’attenzione di un anziano per strada chiamandolo “signore” (diverso forse per “signora”) ma con un semplice “scusi”. E l’architetto non lo si chiama “signore” ma architetto, una mail all’ingegnere è indirizzata all’ “ing. XXX”.
    Insomma, condivido il senso della proposta e la critica soggiacente verso i media – che per sopravvivere devono pure creare le notizie -, ma penso che non sia di applicazione facile e, soprattutto, immediata. Buon lavoro, e la ringrazio per i post sempre interessanti. Marco

  2. […] Roberto Basso, “Piccola campagna sul rapporto media-politica”: Anch’io ho la mia piccola campagna lessicale, che ripropongo a intervalli (quasi) regolari. Sulla confidenzialità con la quale i giornalisti parlano dei loro interlocutori politici. Spesso senza nomi né appellativi. Pensando forse di dimostrare così di avere la schiena dritta. Mah. […]

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