@fabriziobarca sulla stampa del sabato, dal sarcasmo al #catoblepismo

È divertente la rassegna degli articoli comparsi sulla stampa oggi a proposito della memoria politica di Fabrizio Barca, Un partito nuovo per un buon governo. So che arriva un po’ tardi ma pazienza, chi volesse può trovare la maggior parte dei contributi online.

Partiamo dai quotidiani “di partito”, come si sarebbe detto un tempo. Europa pubblica, nell’ordine, un editoriale dedicato al “fenomeno Barca” (lucidissimo Stefano Menichini), un commento di Antonio Funiciello (“Con Barca si tornerà a parlare di politica?”), due interviste – abbinate – a Carmine Donzelli (l’editore di Barca) e a Nicola Rossi (economista). Sul sito del quotidiano ci sono un’intera sezione dedicata a Fabrizio Barca e una dedicata a Matteo Renzi. Il direttore nel suo editoriale parla infatti anche di Renzi e alla fine dice:

Tra i due c’è uno scarto di tempo. Il sindaco è pronto: la sua partita per la leadership si gioca tra oggi e domani. Al ministro toccherà, se riuscirà, dopodomani: per la minore notorietà, per la profondità del progetto e per il conseguente obbligo (che riconosce) di dover partire dalla gavetta).

L’altro giornale del PD, l’Unità, ha già dedicato spazio ieri alle anticipazioni del “documento”, quindi oggi si limita a un pezzo titolato con formula dubitativa: “Renzi-Barca, competizione al congresso. O forse no”, di Vladimiro Frulletti, il quale fa notare che proprio nello stesso giorno in cui il ministro apre una discussione – e dopo aver manifestato a Lilli Gruber la propria ambizione a “far parte del gruppo dirigente” del partito – il sindaco manifesta un interessamento alla segreteria del partito. L’estensore dell’articolo cita il renziano Salvatore Vassallo per accreditare l’idea che l’impostazione di Barca sarebbe indigesta al sindaco, ma chiude con le parole del ministro:

“Io contro Renzi? Non è così, anche se a qualcuno farebbe comodo fosse così”.

Al di là del dibattito tra i diretti interessati, giustamente ospitato da chi si rivolge a iscritti, militanti e simpatizzanti del PD, bisogna proprio partire da “Love Boat”, la parodia del Foglio di Giuliano Ferrara. Imperdibile Nove colonne: dopo aver ironizzato sulla stampa italiana che aderirebbe alle tesi del documento di Barca, paragona il ministro ai “vecchi di Potere Operaio. Avevano un’altra piattaforma ma, almeno, scrivevano più chiaro.” Il Fatto Quotidiano titola invece tra entusiasmo e bonaria ironia “Barca, evviva il catoblepismo e la libertà” il pezzo di Giorgio Meletti, che gigioneggia tra caveat e warning, facendo poi una buona sintesi del “documento”. Non è online, ma c’è quello di giornata, più critico, di Chiara Paolin.

Repubblica dà spazio alle idee di Barca con una intervista di Sebastiano Messina (sintesi del titolista: “Non punto a fare il segretario. Renzi ha le carte per la premiership”). Domanda-chiave, secondo me:

“Lei non sembra attratto da Palazzo Chigi. Perché?”. Risposta di Barca: “Governare è stata un’avventura straordinaria. Ho scoperto che Nenni si sbagliava: la stanza dei bottoni c’è davvero. Ma sono andato a sbattere contro l’assenza dei partiti. E allora mi appassiona la sfida di provare a cambiare il luogo dove si forma la volontà democratica: i partiti, appunto”.

Interessante il Corriere della Sera, macchina d’opinione sempre assai ardua da decifrare. Monica Guerzoni fa buon uso di Twitter, dove intercetta la consapevolezza di Barca che gli applausi che hanno accolto il suo documento lasceranno il posto a molti schiaffoni. “Passati applausi e schiaffoni si comincerà a ragionare, forse” cita l’autrice da un tweet del ministro. Il meglio però è nel commento in cui Pierluigi Battista – e non il censore ufficiale della sinistra da via Solferino, Antonio Polito – fa l’equilibrista: è tentato (si, è tentato) di diffondere ironia a piene mani per il lessico del ministro. Ma non si fida: l’intellettuale pragmatico Barca potrebbe essere come il filoso Cacciari, che scrive difficile ma parla facile quando si tratta di competere per il consenso. Battista parte dall’assunto “implicito” che “il fatato mondo di Twitter” con i suoi entusiasmi costituisca una distorsione che ingannerebbe l’intellettuale di sinistra Barca. Il pezzo è un catalogo delle ricercate espressioni di Barca, tutte accuratamente virgolettate (il mitologico catoblepismo, ovviamente, poi forma partito, partito palestra, élite estrattiva, addendum, telaio sociale, sperimentalismo democratico, procedura deliberativa, mobilitazione cognitiva, monitoraggio in itinere, disintermediazione) ma l’autore teme molto – al punto da escluderlo esplicitamente – che il suo contributo passi per “vieto anti intellettualismo”, quindi lascia cadere la possibilità (remota) che queste parole possano “rappresentare nuove mete per un partito frastornato”, prima della chiosa sarcastica sul bisogno di mobilitazione “morale, ma anche cognitiva”.

PS: nel post-scriptum (oddìo ma si può usare un’abbreviazione latina sul Corriere?), Battista spiega che “catoblepismo” deriva da catoblepa, animale mitologico citato dal banchiere ed economista Raffaele Mattioli, descritto come quadrupede africano con il capo pesante sempre abbassato verso terra. Beh, da oggi, di catoblepismo c’è una definizione in Wikipedia. Utile anche per scoprire che Fabrizio Barca lo ha adottato per definire la degenerazione dei rapporti tra partiti politici e Stato, analogamente alla degenerazione del rapporto che Mattioli attribuiva a banche e imprese. In entrambi i casi una simbiosi degenerata in “fratellanza siamese”.

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Autore: robertobasso

Direttore della Comunicazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Le informazioni contenute in questo blog sono fornite a titolo personale e le opinioni espresse non impegnano ad alcun titolo l'istituzione per cui lavoro.

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