comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Al largo dal territorio dei fatti. L’Offshore di #Caizzi

La differenza tra le chiacchiere da bar e i commenti di un autorevole quotidiano dovrebbe basarsi sul riferimento ai dati di fatto e alla qualità delle fonti. Quando la nebbia del pregiudizio offusca la tastiera del reporter, ecco che lo spazio di una rubrica diventa una postazione di cecchinaggio verbale.
Ivo Caizzi usa così la rubrica Offshore sul Corriere Economia. Da mesi scrive che la presidenza italiana del Consiglio Europeo sarebbe stata inutile. E per avvalorare questo giudizio fornisce informazioni che non corrispondono ai fatti. Per esempio ignorando che il semestre di presidenza si è concluso con l’approvazione di nuove linee guida per l’utilizzo della flessibilità contemplata nei trattati europei, che mettono in relazione riforme strutturali e investimenti. Proprio come proposto dall’Italia a partire da luglio. Oppure tacendo sul lavoro della task force promossa dall’Italia a settembre, che ha permesso – con il coordinamento della Commissione Europea e della Banca Europea per gli Investimenti – di raccogliere migliaia di progetti di interesse europeo sui quali concentrare nuove iniziative per una ripresa degli investimenti su scala continentale. Infine accusando l’Italia di avere fatto un piacere al Lussemburgo, accettando che lo scambio automatico di informazioni cominciasse nel 2017. Cioè l’anno sul quale si sono allineati gli sforzi convergenti del G20 e dell’OCSE. Laddove, semmai, c’era il rischio che alcuni paesi dell’UE chiedessero di rimandare al 2018 o 2019.
Oggi Caizzi mette insieme queste ed altre distorsioni in un giudizio conclusivo. Parla di flessibilità temporanea concessa all’Italia, ma ignora che la Commissione ha adottato linee guida che valgono per tutti i paesi e cambiano significativamente l’orientamento del lavoro di monitoraggio delle finanze pubbliche nell’Unione. Sostiene che l’Italia non intende adottare un piano di rilancio analogo a quello del presidente Obama di “ingenti investimenti pubblici” – sottintendendo una evidente insipienza economica del nostro Governo – ma evidentemente ignora che all’inizio della crisi il debito pubblico degli USA era pari al 40% del PIL, mentre quello italiano sfiorava già il 100% (e quindi con ben poco spazio per un’ulteriore espansione del debito). Infine parla della legge sulla autodenuncia dei capitali detenuti all’estero come di condono/sanatoria (la cosiddetta voluntary disclosure), laddove si tratta di una procedura di regolarizzazione delle proprietà finanziarie sulle quali il contribuente deve pagare integralmente le imposte dovute quando è insorto il reddito nascosto al fisco e sui successivi guadagni. Infine parla della bozza di schema di decreto legislativo sul fisco ritirata dal Governo come di “recenti concessioni”, come se fosse effettivamente già incorso un cambiamento normativo.
Insomma, si naviga lontano del territorio della verità e dei fatti. Forse è per questo che la rubrica si chiama Offshore.

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