comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Ma il debito aumenta o si stabilizza? #avvisoainaviganti (e a Giannelli) cc @corriereit

Il debito pubblico aumenta, il debito pubblico si stabilizza. Due affermazioni così palesemente in contraddizione tra loro possono essere entrambe vere? Per trovare la risposta bisogna “leggere” i numeri prima di usarli per il calcolo.

Debito in valori assoluti
Il debito pubblico italiano in valori assoluti aumenterà fino al 2018. Infatti nel 2015, 2016 e 2017 le finanze pubbliche del nostro paese presenteranno un deficit, cioè un saldo di bilancio negativo: le spese saranno superiori alle entrate. Dove prendiamo i soldi per spendere ciò che non incassiamo? Contraendo nuovi debiti*.
Il debito quindi passerà da 2.172 miliardi (circa) di quest’anno a 2.213 (circa) nel 2018 (40 miliardi in più).

Il debito che conta: in rapporto al PIL
Ma il valore assoluto del debito non dice molto sulla capacità di un debitore – nel nostro caso uno Stato sovrano – di rimborsarlo. Che dipende invece dal valore del reddito prodotto. Una considerazione che vale per una famiglia, per un’azienda e per uno Stato. Per questo la grandezza significativa per valutare l’affidabilità di un paese è il rapporto tra il debito assoluto e il prodotto interno lordo: il debito/PIL.
Se il reddito (PIL) cresce più velocemente del debito, allora il rapporto debito/PIL diminuisce. Per l’Italia le proiezioni del Governo mostrano appunto un profilo discendente del rapporto debito/PIL tra 2015 e 2018. Rispettivamente, nei quattro anni: 132,5 – 130,9 – 127,4 – 123,4.

Sì, il debito aumenta e diminuisce al tempo stesso
Ecco quindi che mentre il debito assoluto aumenta di 40 miliardi il debito relativo (quello che conta) diminuisce di 9,1 punti percentuali di PIL (grazie al fatto che il PIL cresce più del valore assoluto del debito).

(*) Una spesa superiore alle entrate non va interpretata come una conduzione scellerata dell’economia: nel caso dell’Italia è piuttosto la pesante eredità del debito pubblico accumulato negli anni ’80 e ’90 del Novecento. Se infatti togliamo dalle spese il costo del debito (cioè la spesa annuale per interessi), il saldo primario è positivo: lo Stato spende meno di quanto incassa. Anzi, da più di venti anni (con la sola eccezione del 2009) il nostro saldo primario è positivo. Per intenderci: nel 2014 gli introiti per le Stato sono stati superiori alla spesa pubblica per 26 miliardi (circa). Però abbiamo speso 76 miliardi di interessi sul debito pubblico. In parte queste spese sono state finanziate con l’avanzo primario, ma per circa 40 miliardi abbiamo dovuto ricorrere a deficit (senza superare il famigerato 3%). Ovviamente questa cifra è stata reperita sul mercato con l’emissione di titoli di Stato, quindi ha incrementato il debito.

Tutti i dati sono tratti dal Programma di stabilità dell’Italia (in particolare dalla tabella a pag. 2) del Documento di Economia e Finanza 2015.

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