comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Le due agende

I ministri delle finanze degli Stati membri dell’Unione europea si riuniscono una volta al mese. Gli incontri ECOFIN servono a decidere misure di politica economica e fiscale di tipo generale e settoriale, come per il settore bancario. Nel corso degli incontri si lavora per raggiungere un’intesa politica su soluzioni che poi vengono tradotte in dispositivi giuridici (norme). E quindi si svolge una vera e propria attività legislativa in combinazione con le altre istituzioni europee: la Commissione e il Parlamento. Il programma dei lavori viene definito dallo Stato membro che detiene la presidenza di turno (dura sei mesi) insieme allo staff della Presidenza. Le agende delle singole riunioni vengono preparate con cura dal Comitato Economico e Finanziario con settimane di anticipo. I tempi della discussione su ciascun tema sono contingentati, per dare modo ai rappresentanti di ciascun paese di esprimersi (i paesi sono 28 finché il Regno Unito non lascia formalmente l’UE).

Questa è l’agenda dei policy maker. Poi c’è l’agenda mediatica

L’agenda mediatica non sempre si attiene ai lavori delle riunioni. Spesso la si costruisce ricucendo dichiarazioni rilasciate a volte in tempi e luoghi diversi, da una pluralità di persone. Si prendono affermazioni che spesso sono risposte a domande specifiche e le si colloca in un quadro descrittivo che appare coerente con uno schema. 

Ok, non sto usando i termini frame e storytelling ma sono quelli che indicano esattamente questa situazione. In altre parole, se c’è un genere letterario di successo (un genere che dà sempre grandi soddisfazioni è lo “scontro Roma-Bruxelles”) si fa in modo di incastrare le varie affermazioni in una descrizione delle cose – direi in uno scherma narrativo – che risponde a quel genere. Per esempio si chiede a un ministro di un paese del Nord Europa: “Permetterete all’Italia di violare le regole sui salvataggi bancari?” (la domanda è chiaramente tendenziosa, ed esprime il pregiudizio anti-italiano del giornalista straniero che la pone) e quello risponde “Le regole sono chiare e vanno rispettate nell’interesse di tutti”. Spesso questo si traduce in un titolo tipo “Il ministro Caio lancia un avvertimento all’Italia” (lo ha fatto anche il Financial Times, ieri), o più modestamente questa risposta viene combinata ad altre dello stesso tenore e tutte insieme vengono messe in contrapposizione con chi usa sfumature diverse. Il gioco interpretativo si apre e si coniano le etichette (falchi e colombe, flessibilisti e rigoristi ecc.).

A scanso di equivoci: non penso che il problema risieda nell’attitudine dei giornalisti. Credo piuttosto sia un problema congenito del sistema editoriale. Nella maggior parte dei casi, soprattutto nell’editoria ancora diffusa su carta, ci sono pagine da riempire. A prescindere dalla presenza di notizie. Umberto Eco scriveva negli anni Sessanta che con l’affermazione dell’industria editoriale il problema dell’informazione non è più di trovare uno spazio per pubblicare una notizia ma piuttosto quello di trovare una notizia per riempire uno spazio già programmato.

In queste settimane, per esempio, si parla molto della banche italiane: è opportuno, perché il settore ha dei problemi. Non sono problemi dell’intero settore, come ha spiegato il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco all’assemblea dell’Abi di venerdì scorso, ma circoscritti ad alcuni casi. Sono problemi da non sottovalutare, che se mal gestiti potrebbero avere conseguenze sull’intera economia nazionale e quindi su quella europea (per questo si parla di “rischio contagio”). E sulla base di una valutazione che si è andata diffondendo sul rischio contagio, i problemi delle banche italiane sono all’attenzione di tutti i media globali: Financial Times, Wall Street Journal, Economist… 

E tuttavia guardando alcuni dati relativi ai parametri attraverso i quali si possono valutare le banche e i sistemi bancari nazionali, At Kearney ha fatto un’analisi dalla quale emerge un quadro diverso. 


In questo quadro l’Italia presenta criticità sul fronte dei crediti deteriorati, ma altri sistemi nazionali presentano altri problemi, potenzialmente altrettanto esplosivi e con conseguenze anche più gravi di una crisi in una banca italiana. Ai complottisti piacerebbe sostenere che c’è una lobby che ha interesse a concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sui problemi italiani per distoglierla da altri. Ma i complottisti sbagliano quasi sempre. Diciamo che ci sono soggetti molto competenti nell’orientare l’opinione pubblica (è un’autocritica, dovremmo essere più bravi noi).

L’analisi di At Kearney è stata molto ben sintetizzata da Luca Davi e Morya Longo sul Sole 24 Ore, sia in italiano che in inglese. Ma anche al MEF è stata fatta un’analisi comparata dell’esposizione al rischio su dati della Banca d’Italia e di Eurostat, che offre gli stessi risultati.

C’è quindi uno storytelling che mi piace e uno che non mi piace? No. Semplicemente ci sono i dati, e ci sono le ricostruzioni. Ci sono le agende vere, dei policy maker, e quelle mediatiche. Le prime sono relative a decisioni di cui i cittadini dovrebbero essere bene informati (lotta all’evasione fiscale, unione bancaria, convergenza di regole). Le seconde sono spesso rumore che si perde nel tempo e di cui non resta traccia. Tranne quando si va a votare per una Brexit.

Annunci

Archiviato in:comunicazione politica, Governo, , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Segui assieme ad altri 3.708 follower

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: