Il #libro con più “orecchie” del 2017: #Conmoltacura di Severino #Cesari

Sì, lo so, di scritti sull’importanza delle piccole cose della vita ce n’è un sacco. Spirituali, materiali, mistici, concreti. In forma di romanzi, saggi, scritti religiosi. Ma “Con molta cura” di Severino Cesari è diverso. Certo, la particolarità delle parole di Cesari è collegata alla sua condizione di persona che vive la malattia, anzi malattie diverse che lo obbligano alla ricerca di un equilibrio volta per volta nuovo (vivere è una questione di equilibri in continua evoluzione, per questo i conservatori di destra e di sinistra hanno intrinsecamente torto). La sua è quindi una testimonianza, e in quanto tale ha una forza che altre riflessioni sulla malattia non conoscono.

Ma non è soltanto questa dimensione di realismo fatale che fa di “Con molta cura” un libro straordinario. Perché questo libro è l’edizione di un diario: il racconto di singoli momenti scritti mentre accadevano. Non solo. Il diario era pubblico (in Facebook) e quindi gli scritti pubblicati e condivisi mentre accadevano cose. Sensazioni e sentimenti messi a disposizione di una piccola comunità in tempo pressoché reale. Le parole dell’autore si alimentano anche dei commenti ricevuti.

Forza della testimonianza e potere della quotidianità in presa diretta non basterebbero a fare di questo libro un libro unico. “Con molta cura” è unico per la qualità autoriale: Severino Cesari è stato – così leggo, non lo conoscevo prima di leggere la recensione di Conchita De Gregorio su Repubblica e quella di Gianni Riotta su La Stampa – uno straordinario editor (scopritore di talenti, curatore di talenti). La sua passione per la parola scritta si ritrova tutta intera nelle sue pagine, che sono anche un viaggio nella letteratura (non soltanto quella italiana contemporanea: mi ha fatto tornare voglia di leggere Moby Dick in una traduzione recente e scoprire personaggi a cavallo tra storia patria e letteratura).

“Con molta cura” è molte cose. Per me è una preghiera laica: l’invito ad apprezzare la vita nei suoi quotidiani regali, che l’abitudine inserisce in quella parte del nostro cervello dove sono classificate le consuetudini e le cose scontate. Cesari ci invita a tirare fuori da lì i tramonti, lo stormire delle fronde degli alberi di un parco cittadino, il cappuccino del bar sotto casa, la parola gentile del farmacista, la fioritura di un profumato gelsomino. Ci ricorda che poter camminare senza un bastone e usare entrambe le mani per abbottonare la camicia non sono prestazioni del nostro corpo garantite per sempre. Ci insegna che l’unico modo per stare al mondo è starci con gli altri, con il coraggio di sentirsi immersi in un flusso di emozioni che ci attraversano perché vengono da lontano e subito si dirigono altrove.

Nulla è scontato. Nulla è garantito. L’unico modo per stare al mondo è di starci con gratitudine immensa.

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Autore: robertobasso

Direttore della Comunicazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Le informazioni contenute in questo blog sono fornite a titolo personale e le opinioni espresse non impegnano ad alcun titolo l'istituzione per cui lavoro.

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