comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Vediamo un po’ cosa ha detto @realdonaldtrump nella #ElectionNight

Un’analisi a caldo del #victoryspeech del nuovo @POTUS (lo specifico per mia mamma nel caso leggesse il blog: President Of The United States), per quello che valgono i discorsi della vittoria.

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Innanzitutto fa una cosa che si direbbe ovvia, ma che date le premesse non doveva essere data per scontata: fa i complimenti all’avversaria e rassicura i suoi elettori.

Hillary has worked very long and very hard over a long period of time, and we owe her a major debt of gratitude for her service to our country.

Poi rassicura l’opinione pubblica mondiale: pare che in politica estera sia animato da intenti pacifici.

[…] we will get along with all other nations, willing to get along with us. We will have great relationships.

Sul piano dell’analisi politica: sfodera la retorica del movimento, in implicita opposizione alla “forma partito”, una retorica post-ideologica nel senso di trasversale, ed esalta “la gente”:

As I’ve said from the beginning, ours was not a campaign but rather an incredible and great movement, made up of millions of hard-working men and women who love their country and want a better, brighter future for themselves and for their family. It is a movement comprised of Americans from all races, religions, backgrounds and beliefs, who want and expect our government to serve the people, and serve the people it will.

E sul piano psicologico ribadisce il cuore del suo messaggio: la promessa ai dimenticati (i perdenti nel grande gioco umano ed economico della globalizzazione, a mio avviso) di potersi riscattare, realizzare. Dopotutto è la stessa leva usata per ObamaForAmerica (la campagna del 2008): la speranza (hope).

Every single American will have the opportunity to realize his or her fullest potential. The forgotten men and women of our country will be forgotten no longer.

Soprattutto ricorda una cosa molto semplice: l’utilitarismo dell’uomo della strada, che non ha prospettive di lungo termine ma piuttosto il problema di sbarcare il lunario, bread and butter da mettere in tavola. Chiamiamolo self-interest. E aspettiamoci politiche protezionistiche.

I want to tell the world community that while we will always put America’s interests first, we will deal fairly with everyone, with everyone.

Il pacchetto individualista si chiude con il richiamo alla sicurezza, che assume l’aspetto dell’uomo forte, incarnazione del principio law and order, quel Rudy Giuliani fautore della controversa politica della tolleranza zero che – a torto o a ragione – si ritiene avrebbe contributo a fare di New York City una città vivibile.

I want to give a very special thanks to our former mayor, Rudy Giuliani. He’s unbelievable. Unbelievable. He traveled with us and he went through meetings, and Rudy never changes. Where is Rudy. Where is he?

E infatti il riferimento al law enforcement e alla polizia di NYC è esplicito:

And law enforcement in New York City, they’re here tonight. These are spectacular people, sometimes under appreciated unfortunately, we we appreciate them.

(chiedete ai romani se non vorrebbero vedere un po’ di law enforcement per le strade della capitale).

Non manca l’economia, con l’impegno di realizzare un piano che ha molto sapore keynesiano. Perché la destra “à la Trump” non è necessariamente liberista e spende volentieri i soldi pubblici:

We have a great economic plan. We will double our growth and have the strongest economy anywhere in the world. […]

We are going to fix our inner cities and rebuild our highways, bridges, tunnels, airports, schools, hospitals. We’re going to rebuild our infrastructure, which will become, by the way, second to none, and we will put millions of our people to work as we rebuild it.

Il transcript del discorso si può trovare su vox.com, qui.

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Un anno di Barca. Con i piedi per terra.

Lavorare un anno accanto a Fabrizio Barca è stato entusiasmante. Un entusiasmo diffuso tra i suoi collaboratori tanto quanto lo stress per la mole di lavoro che genera con le sue idee e la preoccupazione per gli effetti talvolta dirompenti che possono avere. Provo a raccontare quest’anno di lavoro attraverso un piccolo alfabeto, un breviario barchiano.

A come attuazione: la vera “fissa” del Ministro che vuole “vedere le gru nei cantieri“, consapevole com’è che per cambiare l’Italia non bastano leggi o riforme ma piuttosto la tenacia e la perseveranza per fare ciò che si promette, ovvero di attuare le politiche dichiarate.

B come bottoni, quelli che ha detto di aver trovato una volta arrivato nelle stanze del potere. E che ha saputo usare, a dimostrazione che si può cambiare, se si è determinati a farlo e si sa in quale direzione andare. Ma anche come Bruxelles, dove è apprezzato come pochi italiani. E dove potrebbe prima o poi o approdare.

C come coesione territoriale, che nessuno capiva cosa fosse e che lui ha interpretato come sa: l’impegno specifico a ridurre le distanze tra i territori svantaggiati e quelli più avanzati, come suggeriscono le politiche europee e l’art. 119 della nostra Costituzione. E per il futuro della coesione territoriale è fondamentale il metodo proposto per la programmazione 2014-2020.

D come dipartimenti: il Ministro per la Coesione territoriale ha una delega senza portafoglio e perciò non dispone di un “ministero” ma ha potuto avvalersi di due dipartimenti della Presidenza del Consiglio (DIPE e DiSET) e di uno del Ministero per lo sviluppo (DPS): strutture con personale di prima classe, competente, motivato e capace di sostenere le idee e i progetti di Barca.

E come export. Da economista specializzato in politiche di sviluppo, si è messo a caccia di aree di vitalità industriale nel Sud con due criteri: quota significativa di esportazioni (che testimonia la capacità di stare su mercati senza distorsioni) e richiesta di beni collettivi in luogo di privilegi particolari.

F come ferrovia, mezzo di trasporto preferito e dimensione infrastrutturale sulla quale investire per il Paese. Come accaduto con l’avviamento della Napoli-Bari-Taranto-Lecce. Ma anche come famiglia: la sua, speciale come quelle che si costruiscono intorno a un leader naturale, un leader emozionale.

G come Grande Progetto Pompei: approvato in tempi record dalla Commissione europea per interventi di messa in sicurezza e restauro del valore di 105 milioni di euro. Secondo Barca il mondo cambierà il giudizio sull’Italia soltanto se sapremo cambiare il destino di quel luogo.

H come gli hotel discreti e semplici che sceglie, anche quando si muove per scopi istituzionali. Come quello che usa a Bruxelles, così economico che i suoi collaboratori sperano sempre non abbia posto a sufficienza oltre al suo, per poter alloggiare con maggiore comfort altrove.

I come inclusione sociale: quando l’economia va male, ma anche quando cresce e ancora non genera occupazione, un Governo giusto deve prestare attenzione a non lasciare indietro pezzi del Paese. Se ci si chiede che cosa voglia dire essere “di sinistra” in un Governo di tecnici, questa è una risposta.

J come Juventus, la squadra per la quale fa il tifo con due dei tre figli, che appena può porta a Torino per vedere la partita. Ovviamente viaggiando in treno e rinunciando alle offerte di biglietti, che acquista di tasca propria rinunciando a qualsiasi omaggio, com’è normale che sia (o come dovrebbe essere normale per chiunque).

K come i molti kilometri che macina per vedere i luoghi e le persone con i propri occhi, sapendo che non esistono best practice ma solo buone pratiche che possono essere adattate ad altri contesti se ve ne sono le condizioni.

L come luoghi, concetto al centro della sua teoria dello sviluppo: le politiche possono funzionare soltanto se sono pensate specificamente per i luoghi in cui intervengono, con le loro peculiarità.

M come migliore ministro del Governo. Secondo Il Sole 24 Ore, che nella classifica pubblicata in prima pagina il 22 dicembre 2012 gli attribuisce, unico caso nella compagine di Governo, un voto superiore al 7 (7 e mezzo per l’esattezza).

N come Nitti, Francesco Saverio. Il 23 ottobre 2012 ha ricevuto dall’Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli il premio intestato allo statista melfitano, che ha certamente un ruolo tra riferimenti culturali di Barca, come Raffaele Mattioli. A figure così il Ministro guarda non solo con rispetto ma per ricavarne lezioni tanto dalla produzione teorica quanto dalle esperienze concrete delle politiche attuate.

O come OpenCoesione (opencoesione.gov.it), il portale per informare in modo trasparente sugli interventi pubblici finanziati (anche) con i fondi per la coesione, nazionali ed europei, che ha fortemente voluto e fatto realizzare in soli 6 mesi, anche grazie alla passione di dipendenti pubblici competenti e appassionati di open data come strumento essenziale e moderno per la trasparenza e la democrazia.

P come piano di azione per la coesione: lo strumento di riprogrammazione con il quale ha spostato 12,1 miliardi di euro da progetti inconsistenti a interventi strategici e con maggiori chance di successo, dalle infrastrutture all’inclusione sociale, salvaguardando le risorse comunitarie destinate all’Italia.

Q come quesiti del concorso pubblico con il quale ha trasparentemente selezionato gli organici destinati a lavorare alla ricostruzione de L’Aquila, missione speciale affidatagli dal presidente Monti. Oggetto di grande discussione e critiche pesanti, per ridare un futuro alla città messa in ginocchio dal sisma del 2009, con la partecipazione dei cittadini e sempre alla luce del sole.

R come risultati attesi. Parola magica nel bagaglio concettuale e teorico di Barca, indica l’imperativo di definire e dichiarare i risultati che ci si attende da un intervento pubblico prima di metterlo in atto, in termini di qualità della vita dei cittadini che ne sono destinatari e in modo che siano misurabili e verificabili. Insieme ad altre 6 radicali innovazioni di metodo, 3 opzioni strategiche e 11 aree tematiche è alla base del documento proposto per l’utilizzo dei fondi comunitari del periodo 2014-20.

S come Sud, che è stato la sua missione principale sebbene non unica, ma anche come sviluppo – che è il suo mestiere – e come sinistra, che è nella sua vocazione valoriale. Soprattutto però come sopralluoghi, altra innovazione di metodo per “fare accadere le cose”, cioè per fare funzionare le politiche: andando a vedere come procede un intervento sul posto, interagendo con le persone che ne sono incaricate de visu, e non solo tramite le carte.

T come Twitter, dove è diventato un mito perché il suo account (“autocertificato” a prova di fake già da un anno) lo usa personalmente per dialogare davvero con i cittadini. E ingaggiarsi con loro, come quando si è accordato con una studentessa aquilana per andare a sperimentare una mattinata da pendolare universitario. Ma anche come talk show: quelli a cui ha rinunciato quasi sempre, non per snobismo ma perché disponibile alla TV solo per fare informazione sulla propria attività di governo.

U come Università. Non è il suo mestiere, ma la consapevolezza che le chance di sviluppo di una società riposano nelle qualità della sua classe dirigente lo spinge a dedicare parte del proprio tempo alla didattica: da SciencesPo di Parigi alla Scuola di Alti Studi sullo Sviluppo della Fondazione Nitti che ha prodotto il corso “Far accadere le cose” a Villa Nitti in Maratea.

V come valutazione d’impatto, una delle sette innovazioni di metodo per la programmazione dell’impiego dei fondi europei nel periodo 2014-20: se investi denaro pubblico lo devi fare solo per migliorare la qualità della vita dei cittadini, devi dichiarare anticipatamente come, e alla fine misuri se l’intervento è stato efficace o meno. E ne trai le dovute lezioni.

W come World Wide Web, la Rete che consente a tutti di diffondere informazioni e a tutti di accedervi senza barriere d’accesso (a condizioni che venga implementato il piano per la banda larga finanziato anche con il piano di azione per la coesione). La chiave per fare trasparenza e promuovere la partecipazione dei cittadini alle decisioni e al monitoraggio degli investimenti pubblici, da Twitter a OpenCoesione a tutti i siti usati per promuovere l’accesso all’informazione, compreso quello del Comune di Acerra.

Z come lo zaino che si porta in spalla durante le escursioni ma anche quando va in missione: leggero ed efficiente.

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Jason Best: #start-up col #crowdfunding

Oggi ho partecipato a un incontro con Jason Best alla Camera di Commercio di Milano. Jason viene da una cittadina di provincia degli Stati Uniti, a un certo punto si è chiesto perché il 95% del venture capital finisse in imprese di 5 città del Paese. Siccome non crede che l’intelligenza americana sia concentrata soltanto in quelle città, ritiene che la struttura del mercato della raccolta dei capitali per fare impresa abbia una porta d’ingresso molto piccola.

Allora ha pensato che il crowdfunding e i portali che lo rendono possibile costituissero gli strumenti per allargare quella porta. A gennaio 2011 ha incominciato a portare questa idea in giro per Washington con due amici. Ad aprile 2012 (460 giorni, ha calcolato) Barack Obama firmava la legge sullo stimolo alle start-up attraverso il crowdfunding.

Insomma, una tipica storia americana. Ma al di là del dato di sistema evidente, cioè la possibilità di incidere sull’agenda legislativa pur non disponendo di esperienza né di canali privilegiati, ci sono due dati emersi sul crowdfunding che mi sembrano interessanti.

Il primo è più “sociologico”: riguarda la radicale trasformazione che potrebbe avere luogo se i cittadini/consumatori si ritrovassero nella condizione non soltanto di effettuare la propria scelta di consumo tra i prodotti/servizi disponibili sul mercato, ma piuttosto di stimolare la nascita di certe produzioni al posto di altre. Una scelta che può essere condizionata dalla folla (crowd) a livello globale (investendo dall’Italia a Singapore) ma anche – all’opposto – investendo a livello localissimo: una comunità può raccogliersi intorno a un’idea e finanziarla per rispondere a un’esigenza collettiva.

Il secondo è economico: una legge autorizza il crowdfunding – di fatto prendendo atto di una possibilità che la tecnologia ha già reso attuale – e la conseguente nascita del servizio dà vita a un intero ecosistema di imprese. Infatti l’imprenditore che vuole finanziare una piccola attività non può limitarsi a pubblicare un annuncio sul portale: deve fare marketing di se stesso, deve avvicinarsi alla codificazione propria delle corporation e dei loro management team quando presentano un’IPO o un aumento di capitale presso i mercati finanziari. E quindi, ci ha raccontato Jason reagendo alle domande, stanno già nascendo agenzie che offrono assistenza ai self-entrepreneur/self-money-raiser e grosse società impegnate nel settore education stanno aprendo nuove divisioni per il training di questi aspiranti collettori di capitali.

Bella storia, insomma. Ah, le ultime annotazioni: Act now! incalza il pubblico italiano il giovane ospite, “agite adesso”, perché tutto il mondo si sta muovendo; e questo bellissimo:

stay on policy and out of politics

Buoni spunti per Shinynote.

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L’onda è partita. @matteorenzi è sul surf

L’onda è partita. I fenomeni di massa – come la politica in democrazia e come il largo consumo in Occidente – sono così, come il mare. Quando ci stai sopra, non puoi frenare né governare l’andamento come si fa in auto su strada. Puoi orientare l’andatura ma devi sapere che il mare è più forte del tuo volere, devi rispettarlo, e spesso non vai dritto alla meta ma prendi traiettorie che dipendono dall’onda e dal vento.
Le campagne elettorali sono così. In una competizione politica le condizioni del campo di regata prevalgono quasi sempre sulle intenzioni e l’unica strategia possibile va inscritta in una consapevolezza zen. Fuor di metafora, e per fare una citazione da Lakoff: il frame determina il ruolo dei concorrenti. I concorrenti possono influenzare il frame se sono portatori di una novità radicale ma soltanto se quella novità recupera (sembra un paradosso) uno schema antico, un ruolo archetipico (e a quelli che invocano la “narrazione” a ogni spernacchiata pubblica rivolgo l’invito a rileggersi Vladimir Propp).
Il frame in cui si giocano le primarie del centrosinistra non lo inventa Renzi ma prende forma in virtù della sua presenza: è un frame che ha la forza antica delle cose ovvie, che per dirla meglio chiameremmo costanti antropologiche. È il frame del confronto vecchio/nuovo. Qui e ora, nell’Italia corrotta e inefficiente fino allo stallo di questi anni, il frame promuove Renzi.
Potrebbe non essere l’unico frame capace di strutturare la percezione degli elettori. Vedremo se qualcuno sarà capace di attivarne altri e in che modo questi si sovrapporranno a quello. Di sicuro la differenza tra i candidati non la faranno i mitici “contenuti”: quante persone conoscete che siano disponibili a confrontare documenti, dichiarazioni d’intenti, teorie e ipotesi di lavoro? Io pochissime, pagate per farlo (studiosi, ricercatori, consulenti).

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La superiorità del frame

Non so chi prevarrà tra Bersani e Renzi alle primarie del centrosinistra (ma quando si faranno? Con che formula? Saranno “di coalizione”? E da chi sarà composta la coalizione?). Ma so che Renzi gode del vantaggio di essere al centro di un frame: quello del “nuovo” – fa sempre la sua parte, dal Berlusconi del 1993 al Grillo del 2012 – che ora si unisce a quello delle competenze – “i veri tecnici siamo noi” afferma il sindaco di Firenze, intendendo “noi amministratori locali”.
Troppe le variabili in gioco ancora irrisolte per fare previsioni. Ma non c’è partita tra lo spirito del tempo interpretato da Renzi e la sobria continuità del segretario del PD.

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La trasparenza consente i confronti

A volere andare al di là degli atteggiamenti scandalistici con i quali la stampa (a volte, alcuni ecc. ecc.) tratta le performance della Pubblica Amministrazione italiana, ogni tanto si ha la possibilità di fare confronti: tra un’amministrazione regionale e un’altra, tra programmi delle amministrazioni centrali (la tanto vituperata burocrazia romana) e programmi regionali (eh, che bello il federalismo). Il Ministro Barca ha pubblicato oggi sul suo sito un bel po’ di tavole grazie alle quali i cittadini italiani (ed europei, perché no) possono sapere con quale rapidità le amministrazioni spendono i fondi strutturali (soldi europei e contributi italiani) e se rischiano di perderne per incapacità di programmare, progettare, intervenire.

Qui sotto c’è il grafico che mostra che nel suo insieme l’Italia sta spendendo in linea con gli obiettivi (in media la spesa è 1,1 punti percentuali al di sopra del target al 31 maggio), e che l’innovazione di scadenze intermedie promuove l’accelerazione della spesa (prossima scadenza il 31 ottobre, poi il 31 dicembre). Ma le cose più interessanti si trovano qui, perché consentono di fare confronti. Che sono di stimolo: per gli osservatori che fanno di tutte le erbe un fascio, ma anche per le amministrazioni che fanno meno bene, evidentemente.

Stato di attuazione politica di coesione - Percentuale della spesa sul totale programmato (Italia)

Percentuale dei fondi spesi sulla spesa programmata dall’inizio del ciclo 2007-2013, totale Italia

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È arrivato il Governance Poll 2011!

Pubblicato oggi dal Sole 24 Ore il Governance Poll 2011, il sondaggio annuale condotto da IPR Marketing sul gradimento degli amministratori locali (Presidenti di Regione e Provincia, sindaci) presso i cittadini da loro amministrati. Qualche considerazione a caldo.
Tra i primi dieci sindaci, sette sono di centrosinistra, tre di centrodestra (trai quali il leghista Tosi). Particolarmente generosi – o soddisfatti? – i cittadini del Sud: ai primi quattro posti infatti i primi cittadini di Napoli, Cagliari, Salerno e Bari. Tra i vincitori delle ultime elezioni nei grandi capoluoghi del Nord, Piero Fassino è all’11mo posto con 2,5 punti percentuali in più rispetto al risultato elettorale, mentre Milano si conferma molto critica e Pisapia lo si trova al 76mo posto con il 51,5% dei consensi, a -3,6 punti rispetto al risultato del ballottaggio contro Letizia Moratti. Interessanti i risultati di alcuni sindaci di provincia, come Graziano Delrio (neo-presidente ANCI) a Reggio Emilia e Furio Honsell a Udine, entrambi con consensi maggiori sia dell’anno precedente sia delle elezioni.
Tra le star spicca il crollo verticale di Matteo Renzi, che perde 14 punti secchi sul 2010 ed è a -6,5 rispetto alle elezioni (51mo con il 53%). Il sindaco di Roma capitale, Gianni Alemanno, tiene il risultato con cui è stato eletto e riconquista 4 punti sull’anno precedente.
Comunque i sindaci che non superano il 50% sono una minoranza (22 su 104), con larga prevalenza del centrodestra (16 su 22). Il cucchiaio di legno rugbistico andrebbe al primo cittadino di Palermo, ultimo con il 38%, -15,5 rispetto alle elezioni. Nella pattuglia degli insufficienti anche la genovese Marta Vincenzi, che dopo la gestione dell’alluvione autunnale ha perso 5 punti ed è 3,2 punti sotto il risultato elettorale.
Nella classifica dei presidenti di Regione sorprende la caduta di ben 5 punti sul 2010 (e sul risultato elettorale) di Roberto Formigoni (Lombardia), mentre primo si conferma il veneto Zaia, seguito dal toscano Rossi. I presidenti di centrodestra Lombardo (+7), Caldoro (+6) e Tondo crescono, mentre il calabrese Scopelliti scende (-5).
Tra le province si inverte il rapporto centrodestra-centrosinistra: i primi 10 sono di centrodestra.

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Voto disgiunto: gli italiani sanno divertirsi (e giudicare)

Quando sentite qualcuno che racconta la favola secondo cui gli elettori non saprebbero decidere con la propria testa, mostrate questa tabella sul Comune di Lecco: elezioni amministrative del 28-29 marzo 2010 (Regionali e Comunali).

Risultati delle elezioni regionali:

  • PDL: 31,57%
  • Lega Nord: 23,73%

Tot. centrodestra: 55,31%

  • PD: 32,02%
  • IDV: 4,95%
  • SEL: 1,79%
  • Pensionati: 1,24%

Tot. centrosinistra: 40,02%

Risultati elezioni comunali:

  • PDL: 25,69%
  • Lega Nord: 20,66%

Tot. centrodestra: 46,36%

  • PD: 36,29%
  • IDV: 3,38%
  • SEL: 3,58%
  • Lista civica: 5,37%

Tot. centrosinistra: 48,63%

Candidati vincenti:

Presidente Lombardia: Roberto Formigoni per il centrodestra con il 53,15% delle preferenze personali

Sindaco Lecco: Virginio Brivio per il centrosinistra con il 50,22%

E pensare che la maggioranza di centrodestra ha mandato a casa un sindaco leghista che godeva di un certo consenso, primo sindaco donna della città: Antonella Faggi, neanche cinquantenne, vicesindaco dal 2001 ed eletta sindaco alle precedenti comunali con il 53,5%. Certamente non una velina. Se ne è parlato in Sindaci imprenditori e qui.

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Osservatorio candidature / Bologna

A Bologna negli ultimi anni il ruolo di sindaco è stato conteso da imprenditori e sindacalisti: Giorgio Guazzaloca, imprenditore, è stato infatti il primo sindaco non comunista del capoluogo emiliano. Dopo di lui l’ex leader della CGIL Sergio Cofferati, che rinuncia al proprio mandato perché vuole fare il papà ma contemporaneamente accetta la candidatura al parlamento europeo (questo la dice lunga sul ruolo che la nostra classe politica assegna a Bruxelles…).

Alle prossime elezioni per la successione di Cofferati si presentano ben due imprenditori: lo stesso Guazzaloca, a capo di una lista civica sostenuta dall’UDC, e Alfredo Cazzola, “inventore” del MotorShow e imprenditore di successo anche in altri campi, sostenuto da Pdl e Lega. Per il Pd corre il vincitore delle primarie Flavio Delbono.

Alfredo Cazzola

Alfredo Cazzola

Sergio Cofferati

Sergio Cofferati

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Osservatorio candidature / Cherasco (CN)

Giovanni Avagnina, candidato sindaco a Cherasco

Giovanni Avagnina, candidato sindaco a Cherasco

Nella ‘Città delle Paci’, la piccola Cherasco (8mila abitanti in privincia di Cuneo), l’imprenditore locale Giovanni Avagnina, già vice-sindaco, alle elezioni di giugno si candida alla poltrona di primo cittadino.

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