comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

@pbersani: la comunicazione è relazione

Dunque, ieri a Napoli Pierluigi Bersani ha detto di fare attenzione: “Avere rapporti amichevoli con la comunicazione. Ma non essere subalterni e subordinati alla comunicazione. Dobbiamo andare più a fondo. Il mestiere della politica non è il mestiere della comunicazione. Ha delle parentele sì, ha delle vicinanze, ma è un’altra cosa. Teniamoci questa autonomia, lavoriamo più a fondo.”

Ora, io credo che il segretario del PD pensasse opportuno ricordare che la politica è in primo luogo progettualità, e solo successivamente pedagogia, proseletismo e marketing elettorale. E sono d’accordo con lui.

Se invece era un modo per dire che il duo Civati-Serracchiani e il solista Renzi fanno spettacolo mentre la politica è una cosa seria, beh, ha sbagliato. Avrebbe sbagliato perché in questo caso non si renderebbe conto che Il nostro tempo a Bologna lo scorso week-end e il Big Bang fiorentino ancora in corso sono un modo per coinvolgere cittadini, elettori, simpatizzanti e potenziali sostenitori del PD, avvicinandoli attraverso forme di comunicazione contemporanee e attuali. E siccome forma e sostanza tendono a coincidere, piuttosto che soffermarsi su questa retorica autonomia della politica dalla comunicazione, il segretario di un partito che da qui a 6-18 mesi tenterà di assumere la guida del paese dovrebbe dimostrare di prendere sul serio quei contributi, accogliendone alcuni stimoli.

Che – tatticamente – sarebbe anche un modo per tenere “dentro” un bel pezzo di cittadinanza attiva.

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Politica e Facebook

Ora, non è che sia obbligatorio “stare” su Facebook, neanche per un politico. Ma se l’utilizzo di un digital social network può dare un’idea del grado di alfabetizzazione socioinformatica dei nostri politici il dato non è confortante.

I sindaci delle prime dieci città italiane per popolazione (Roma, Milano, Napoli, Torino, Catania, Genova, Bologna, Firenze, Bari) non sono su Facebook. Non ho fatto un censimento nella categoria specifica dei sindaci imprenditori ma tra gli intervistati (18 quelli in carica) 7 (il 33%) è su Facebook e vi ha sviluppato attivamente una propria rete di contatti. Quindi i cittadini di Castelli Calepio, Acqui Terme, Lecce, Olbia, Pagani, Rivarolo Canavese, Leinì hanno un mezzo in più per interagire direttamente con i propri sindaci.

Se l’accesso ai vertici delle istituzioni è un segnale di democrazia, in questo c’è qualcosa di buono.

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Osservatorio candidature / Bologna

A Bologna negli ultimi anni il ruolo di sindaco è stato conteso da imprenditori e sindacalisti: Giorgio Guazzaloca, imprenditore, è stato infatti il primo sindaco non comunista del capoluogo emiliano. Dopo di lui l’ex leader della CGIL Sergio Cofferati, che rinuncia al proprio mandato perché vuole fare il papà ma contemporaneamente accetta la candidatura al parlamento europeo (questo la dice lunga sul ruolo che la nostra classe politica assegna a Bruxelles…).

Alle prossime elezioni per la successione di Cofferati si presentano ben due imprenditori: lo stesso Guazzaloca, a capo di una lista civica sostenuta dall’UDC, e Alfredo Cazzola, “inventore” del MotorShow e imprenditore di successo anche in altri campi, sostenuto da Pdl e Lega. Per il Pd corre il vincitore delle primarie Flavio Delbono.

Alfredo Cazzola

Alfredo Cazzola

Sergio Cofferati

Sergio Cofferati

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Consigli non richiesti a Roberto Tunioli

Roberto Tunioli

Roberto Tunioli

Roberto Tunioli è il manager italiano che ha ricevuto la somma di compensi più alta nella graduatoria 2008. Non è al vertice di una banca, ma di Datalogic, società bolognese che figura fra i tre più importanti produttori al mondo di lettori di codici a barre.

Forza Italia e AN gli hanno proposto la candidatura a sindaco di Bologna ma alla fine non se ne è fatto nulla. Ma la passione per la politica c’è, e secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore di ieri, metterebbe volentieri la propria esperienza imprenditoriale al servizio della città. Addirittura come City Manager. Ovvero quella figura di direzione generale che nei piccoli comuni è il segretario comunale e nelle città metropolitane assume caratteri più modernanente manageriali.

Nessuno me l’ha chiesto un consiglio, ma se potessi suggerirei al signor Tunioli di tenersi alla larga da quella carica. L’amministratore pubblico ha un ruolo molto diverso dal funzionario della pubblica amministrazione. Se Roberto Tunioli ha passione per la politica, ci si dedichi pure. Ma lasci stare la “gestione”. Che è materia per specialisti.

Dietro ogni buon sindaco, c’è un eccellente segretario comunale. Che conosce il diritto pubblico, sa come muoversi nel ginepraio di norme dell’amministrazione, e tutela la giunta da errori e infrazioni magari commesse in buona fede. Ma che può essere molto di più di un consulente legale, e dove riesce a svolgere fino in fondo il suo ruolo accanto a sindaco e giunta i risultati si vedono.

Questi professionisti si raccolgono in un’agenzia e costituiscono un patrimonio di competenze tecnico-amministrative molto sottovalutato.

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