Non capisco

Francamente non capisco i commenti che vengono dagli esponenti del centrosinistra e da una parte della stampa. Franceschini ha parlato addirittura di “inizio del declino della destra”. Ma come si fa? Ma come si fa a pensare che per tenere alto il morale delle truppe si debba negare la realtà?

La realtà dice che prime delle elezioni il centrosx guidava 25 comuni capoluogo contro i 5 del centrodx. Adesso sono 16 contro 14 (cioè: 9 comuni sono passati dal centrosinistra al centrodestra). Prima delle elezioni il centrosx guidava 50 province contro 9 del centrodestra. Adesso sono 28 contro 34 (comprese le 3 province di nuova istituzione).

Prato nella rossissima Toscana: la Provincia è rimasta al centrosinistra per 1.897 voti, il Comune invece è andato all’imprenditore di Sasch, Roberto Cenni, centrodestra. E sempre in Toscana Firenze è rimasta al centrosinistra probabilmente solo grazie al coraggio di Matteo Renzi, che ha sfidato l’establishment del partito e ha raccolto il consenso delle primarie.

Ecco, millini piombini ecc.: che vi piaccia o meno il Renzi, ha contribuito ha dimostrare che in politica paga il coraggio.

Matteo Renzi, neosindaco di Firenze
Matteo Renzi, neosindaco di Firenze
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Osservatorio candidature / Montefiascone

Montefiascone, piena Tuscia in provincia di Viterbo, 13mila abitanti. Candidato sindaco per il centrodestra Domenico Batinelli, 45 anni, imprenditore agricolo, presidente della Cooperativa zootecnica viterbese ed esponente locale di Confagricoltura.

Destra, sinistra o…?

Su 304 sindaci censiti come imprenditori, la stragrande maggioranza (195) è sostenuta da liste civiche di difficile collocazione nello spazio politico tradizionalmente inteso (cioè come un asse continuo destra-sinistra). Non c’è da stupirsi, perché una parte consistente dei comuni interessati ha piccole dimensioni, e nei piccoli comuni si trovano facilmente alleanze poco ortodosse come, per esempio, FI-DS (che oggi sarebbero più o meno PDL-PD) o giunte sostenute a braccetto da nazionalalleati e rifondaroli.

35 imprenditori-sindaci eletti in liste civiche sono dichiaratamente di centro-destra, 27 sono dichiaratamente di centro-sinistra, 7 dichiaratamente di centro.

Basta quindi fare due conti per realizzare che questi politici non professionisti sono associabili in modo univoco a un partito in misura minoritaria, anzi marginale, se si fa eccezione per le formazioni “territoriali” quali la Lega (che esprime 15 primi cittadini) e la SVP (8): il PDL/Forza Italia ha 3 esponenti, lo schieramento opposto ne conta 5 nelle sue varie denominazioni (DS, PD, Unione, Ulivo…), l’UDC 2 e il Movimento per le Autonomie 1. (Al conto totale mancano 6 sindaci registrati con denominazioni varie ma non esplicitamente associati a partiti o aree omogenee).

È difficile che uno di questi imprenditori-sindaci faccia appello a moti qualunquisti e quindi il fenomeno non è coincidente con il sentimento anti-politico che pervade una larga parte del Paese. Ciononostante questi protagonisti evitano di sposare esplicitamente un partito politico. Evidentemente sono consapevoli che il grado di fiducia nei partiti presso i cittadini è ai minimi storici e preferiscono non sfidare questo sentimento.