La buonapolitica, le primarie e gli alberi

Quest’anno ho piantato un viale di tigli lungo la strada che conduce al mio eremo: mi son chiesto se riuscirò a godere della loro ombra e soprattutto delle ventate di profumo dei loro fiori nel mese di maggio. Ma li ho piantati per rendere più bella la terra che lascerò, li ho piantati perché altri si sentano inebriati del loro profumo, come lo sono stato io da quello degli alberi piantati da chi mi ha preceduto.

Così scrive padre Enzo Bianchi nell’epilogo del suo ultimo libro (Ogni cosa alla sua stagione, Einaudi, 130 pagg., 12,00€). Ecco, la politica è quella roba lì, di cose fatte non per sé ma per chi verrà dopo. Fare politica vuole dire lasciare il segno, una traccia su cui altri metteranno il piede. Un’attività gratuita, nel senso che produce effetti di cui non godrà chi la esercita, ma altri. Una roba per gente perbene, ma non per gente qualunque.

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@pbersani: la comunicazione è relazione

Dunque, ieri a Napoli Pierluigi Bersani ha detto di fare attenzione: “Avere rapporti amichevoli con la comunicazione. Ma non essere subalterni e subordinati alla comunicazione. Dobbiamo andare più a fondo. Il mestiere della politica non è il mestiere della comunicazione. Ha delle parentele sì, ha delle vicinanze, ma è un’altra cosa. Teniamoci questa autonomia, lavoriamo più a fondo.”

Ora, io credo che il segretario del PD pensasse opportuno ricordare che la politica è in primo luogo progettualità, e solo successivamente pedagogia, proseletismo e marketing elettorale. E sono d’accordo con lui.

Se invece era un modo per dire che il duo Civati-Serracchiani e il solista Renzi fanno spettacolo mentre la politica è una cosa seria, beh, ha sbagliato. Avrebbe sbagliato perché in questo caso non si renderebbe conto che Il nostro tempo a Bologna lo scorso week-end e il Big Bang fiorentino ancora in corso sono un modo per coinvolgere cittadini, elettori, simpatizzanti e potenziali sostenitori del PD, avvicinandoli attraverso forme di comunicazione contemporanee e attuali. E siccome forma e sostanza tendono a coincidere, piuttosto che soffermarsi su questa retorica autonomia della politica dalla comunicazione, il segretario di un partito che da qui a 6-18 mesi tenterà di assumere la guida del paese dovrebbe dimostrare di prendere sul serio quei contributi, accogliendone alcuni stimoli.

Che – tatticamente – sarebbe anche un modo per tenere “dentro” un bel pezzo di cittadinanza attiva.