comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Pisapia: da Barbiana all’India, come si forma un leader atipico

[…] sono sempre stato convinto della necessità della rotazione degli incarichi. Dopo dieci anni di lavoro parlamentare si rischia di non conoscere più la realtà. (Giuliano Pisapia)

Prima di parlare di Due arcobaleni nel cielo di Milano (e altre storie) (Giuliano Pisapia con Stefano Rolando, ed. Bompiani, 328 pagg., 15€) dichiaro subito i miei legami con gli artefici di questo “dialogo su Milano e l’Italia”: sono partner di Stefano Rolando nell’agenzia di consulenza Civicom e ho diretto la campagna elettorale dalla quale Giuliano Pisapia è uscito vincitore e nuovo sindaco di Milano (“un sindaco di sinistra con una coalizione di centrosinistra”, è la definizione che dà di sé nel libro). Alla luce di queste relazioni facciano i miei due lettori la tara sulle valutazioni che esprimo.

Il ritmo del volume è variabile e dipende probabilmente più dall’interesse del lettore che dalla volontà degli autori. A me hanno colpito soprattutto la prima e la seconda parte, che ci aiutano a conoscere meglio Pisapia. Cinque mesi di lavoro al suo fianco non sono bastati a conoscere un uomo molto riservato, che non coltiva ambizioni personali e quindi non esibisce se stesso oltre lo stretto necessario. Le scelte raccontate nei capitoli più biografici del libro ci restituiscono il profilo di un uomo che ha vissuto e non si è lasciato vivere, e grazie a ciò comprendiamo meglio anche le ragioni del suo ampio successo elettorale. Perché una vita profonda e consapevole si rende impermeabile alle etichette: comunista, cattolico, di sinistra, radicale, estremista, mediatore, moderato… Giuliano Pisapia è un uomo pragmatico, che vuole provare di persona ciò di cui sente parlare per formarsi un’opinione propria. Banale? Trovatemene in giro altri che abbiano desiderio di verità e la vadano a cercare, rifiutando il pensiero scontato, il conformismo, il mainstream, il conforto dell’appartenenza.

Le domande di Stefano Rolando (300 quelle programmate a tavolino, alla fine saranno 400 nella riproduzione fedele della dinamica delle lunghe ore di conversazione – e anche se nel botta e risposta sembra di avvertire l’eco realistico e fresco di un vero dialogo, forse il ritmo del libro avrebbe tratto beneficio da una maggiore selezione e nella limatura di qualche passaggio) aiutano a estrarre dalla riservatezza del sindaco di Milano una visione della buona politica. Dall’uscita dal berlusconismo al rapporto tra partiti e “cittadinanza attiva” (espressione preferita alla stupidissima categoria di “società civile”), il Pisapia-pensiero è sempre frutto di un percorso personale, di un ragionamento attento, curioso e critico, che non si presta a una facile catalogazione nel fluire del nostro dibattito pubblico, schiacciato esclusivamente sull’appartenenza pregiudiziale a uno o all’altro schieramento. Un esempio su tutti: a proposito della cosiddetta “legge bavaglio” l’avvocato si dice contrario alla riduzione delle libertà di stampa ma al tempo stesso trova grave la pubblicazione di atti coperti dal segreto istruttorio, perché tale da pregiudicare le indagini, e sconcia la pubblicazione di conversazioni private che non hanno rilevanza ai fini del processo per pura spettacolarizzazione.

Ultimo merito del libro è un denso apparato di note di cinquanta pagine. Grazie a queste il dialogo tra due sessantenni che hanno conosciuto, frequentato – e in qualche misura fatto – la storia del nostro Paese diventa intelligibile e comprensibile anche ai più giovani. Quasi un’opera pedagogica dedicata a quei giovani con i quali Giuliano Pisapia ha intessuto un fitto dialogo durante la campagna elettorale. Perché la wiki-politica va molto di moda, ma i leader sono quelli che sfidano il senso comune e ci insegnano qualcosa, non quelli che collezionano sondaggi.

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Il volume verrà presentato dai due autori a Milano il prossimo 17 novembre alle 18:30 alla libreria la Feltrinelli in piazza Piemonte, 2 – con Piero Bassetti, Vincenzo Latronico e Giuliana Nuvoli.

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Proprio così, project management

Ieri sera ho passato una bellissima serata con i soci e gli invitati della International Project Management Association. Giuseppe Pugliese mi ha invitato a raccontare la campagna elettorale di Milano perché ha intuito che una campagna è un progetto e richiede l’organizzazione e il rigore che un ingegnere mette nella costruzione di un impianto.

Del resto questa è stata una delle intuizioni vincenti di Giuliano Pisapia, che mi ha chiesto di mettere da parte altre attitudini per governare un team e un processo. La comunicazione e i project manager, solo apparentemente due mondi distanti, che ieri sera si sono incontrati. E mi pare molto utilmente, almeno da parte mia.

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Ringraziamenti/5

Quando si parla di competizione elettorale spunta immancabile il sondaggio: quanti punti abbiamo? Che percentuale hanno gli altri? Quando la rilevazione è partita comincia l’attesa: sono arrivati i dati? Quando arrivano? Abbiamo buone notizie?
Il problema è che spesso i dati non sono affidabili. Perché i metodi di rilevazione fanno ormai fatica a intercettare un campione rappresentativo dell’intero elettorato, e allora è necessario ponderare i risultati. Su quale base? Sulle serie storiche, ovviamente. E in presenza di una discontinuità? Beh, allora le ponderazioni non funzionano e le stime risultano sbagliate.
Durante i cinque mesi di campagna elettorale che hanno portato Giuliano Pisapia a Palazzo Marino, abbiamo utilizzato diverse fonti, ma soprattutto abbiamo fatto molte analisi: non ci siamo fermati alle “intenzioni di voto”. Questo ci ha permesso di intuire che un’onda si stava sollevando e che a Milano si poteva vincere.
Devo dire grazie allora ad Alessandro Amadori di Coesis e a Luca Comodo di Ipsos per il supporto analitico delle rispettive società ma anche a Luigi Ferrari per le “letture” semiologiche della nostra comunicazione visiva, a Stefano Draghi per l’elaborazione originale e specifica dei dati, a Paolo Natale per l’analisi dei flussi, a Davide Corritore e ad SWG per il continuo e rassicurante fluire dei dati degli ultimi giorni.
L’analisi dell’opinione in campagna elettorale serve e come. Molto più delle intenzioni di voto. E non è un paradosso.

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Ringraziamenti/4

Tante persone hanno contribuito con idee e suggerimenti. Abbiamo cercato di ascoltare tutti, qualche volta dando seguito a uno spunto, altre lasciando cadere, in molti casi semplicemente non avevamo abbastanza tempo. E’ stato il crowdsourcing per Pisapia sindaco. Ringrazio qui, per tutti, Antonio Bisignano, che ci ha sottoposto una serie di idee per accelerare la raccolta fondi. Abbiamo scelto l’idea di 5 centesimi per 5 anni di buon governo, l’abbiamo elaborata e promossa. E abbiamo raccolto tantissime donazioni da 100 euro (appena il buon Bruno Siracusano avrà elaborato i dati li pubblicheremo).

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Ringraziamenti/3

Il mondo dei pubblicitari non è così simpatico. I luoghi comuni che si sprecano per descriverlo non sono così vacui e infondati (dalle serie TV made in USA a Caos Calmo la scelta è vasta). Ci sono eccezioni. Io ho avuto la fortuna di avere accanto la presenza di Paola Giulietti e di Com.unico. Una presenza tanto straordinaria quanto discreta. Tanto discreta che qualcuno mi chiedeva ogni tanto se “i grafici” potevano “impaginare” un testo che veniva chissà da dove. E mica c’è nulla di male, Com.unico ha creato, pensato e impaginato di tutto, incluso il nostro free-press Milano si può.

In realtà Paola ha messo al servizio della causa una creatività che non è mai stata fine a se stessa e soprattutto è sempre stata al servizio del candidato (capita invece che i pubblicitari possano essere più interessati ai Festival e ai premi che al successo dei propri committenti). Una autentica passione civile e una sana passione politica. Tanto cuore. Non ha mai preteso di apparire, non ha mai chiesto di essere citata in un comunicato, non ha mai piazzato il logo di Com.unico da nessuna parte.

E invece i suoi consigli, le sue indicazioni, anche i suoi “no”, sono stati parte integrante e organica, fondativa, di quel complesso meccanismo che va sotto il nome di “campagna” e che qualcuno vede soltanto nei manifesti. E avrebbe potuto darci ancora di più sul piano della coerenza e della linea da seguire per il posizionamento se le condizioni complessive di tempo e organizzazione della campagna glielo avessero consentito.

Quel Il vento cambia davvero, premonitore, frutto di una profonda intuizione, è uno slogan suo, che abbiamo scelto tra altri tutti belli che ha elaborato per la seconda fase della campagna. La forza gentile X cambiare Milano è una delle sue proposte frutto di una concitata e imprevista mattinata di lavoro (era il 21 gennaio) dalla quale è nato un posizionamento genuinamente politico che alla fine della campagna si è rivelato fondatissimo e disvelatore di una differenza competitiva chiarissima.

La direzione creativa della serata al Dal Verme del 26 febbraio, la miriade di oggetti sviluppati tra gadget, magliette, banner, opuscoli, giornale, manifesti, annunci, spot bellissimi (qui sotto uno), corti per le nostre serate… abbiamo perso il conto, Paola. Nessun “grazie” potrà mai bastare ma almeno uno è indispensabile: grazie. A Paola, a Fabrizia, a Cinzia, a Francesca, a Andrea, a tutti gli altri ragazzi e ragazze dell’agenzia e ad Aldo che me li ha fatti conoscere.

[continua…]

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Ringraziamenti/2

Beh, il candidato. Le vittorie hanno sempre molti padri, e in caso di vittoria i consulenti riscoprono una forte vocazione genitoriale. Ma io credo che le elezioni le vincano i candidati. E Giuliano è stato un candidato perfetto, il candidato che ha incrociato il tempo della Storia, un clima favorevole sul quale saputo soffiare il vento delle proprie convinzioni, dei propri valori, dei propri modi.

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Balla da sola, coi lupi

La giornata è cominciata con un’ottima videochat del prossimo sindaco di Milano al Corriere.it, mentre il sindaco uscente si presentava al “faccia a faccia” di SKY Tg24 (la puntata precedente, l’11 maggio, era stata battezzata da qualcuno “faccia a feccia”). Davanti a una sedia vuota. Devo dire che faceva un po’ tristezza lì così, una specie di “Io ballo da sola” ma mica tanto felice.
Poi è finita con l’abbandono del campo di Gigi D’Alessio davanti a una Piazza Duomo semivuota, dove Red Ronnie tentava almeno un collegamento telefonico con lo chansonnier dei Quartieri Spagnoli. Poi è salito sul palco l’on. La Russa, promettendo che in caso di vittoria della signora Moratti l’avrebbero chiamato davvero Gigi D’Alessio per un concerto, specificando “gratis”. E a quel il film della giornata cambiava titolo in “Balla coi lupi”. Mentre Lupi, Maurizio, faceva quel che poteva ad Annozero, travolto da Celentano.
La giornata è finita negli studi Rai di corso Sempione per Linea Notte del TG3 dove Matteo Salvini lasciava capire di essersi ormai adattato all’idea di fare il consigliere di minoranza. Con grande dignità e serietà, bisogna riconoscere. Trovando anche il tempo di dire al nuovo sindaco “non faccia come la Moratti, che falsifica le cose” e di ammettere che il Consiglio comunale aveva già approvato una mozione per la costruzione di una moschea, mozione presentata dai suoi colleghi del PDL.

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Zingaropoli è già realtà

Dopotutto hanno ragione Umberto Bossi e la Lega: a Milano c’è già Zingaropoli. Anzi, ce ne sono 5: Maria, Luciano, Elena, Erminia, Annarita. E magari fosse finita qui: si parla dei campi Rom e invece gli Zingaro sono in mezzo a noi. 48 Zingaro, per l’esattezza, da Agata a Walter. E ancora tanti Zingarello e Zingarelli (67). Capite il rischio per la nostra identità culturale? Pensate che gli Zingarelli si sono messi a fare dizionari italiani…

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La strategia della finzione

Ce lo siamo chiesti il pomeriggio di lunedì 16, dopo i risultati del primo turno: che cosa faranno adesso? E’ in gioco un sistema di potere che si è consolidato in un ventennio. Dopo avere schierato 12 ministri in una settimana venuti a Milano a fare la passerella per il sindaco, firmando protocolli e facendo inaugurazioni last minute, quale strategia adotteranno? Dobbiamo preoccuparci? I tempi sono cambiati, ma di cose inconsulte avvenute per fermare il cambiamento in questo Paese ne sono avvenute tante.

Poi abbiamo sentito di una signora sedicente aggredita, accettata al Pronto soccorso con un referto che non mostra assolutamente nulla se non qualche indolenzimento dichiarato dall’interessata. Ricoverata, pare, si dice, si mormora, soltanto dietro premuroso interessamento di un dirigente (del resto ci sarà pure un motivo se i dirigenti li nominano i politici, no?).

Poi abbiamo cominciato a ricevere testimonianze di: finti punkabbestia che fanno casino in metropolitana dicendo che loro sono “di Pisapia”; finte zingare che distribuiscono opsucoli di Pisapia (certo, facciamo Zingaropoli, giusto a est di Paperino e a ovest di Sucate); e addirittura finti geometri che fanno rilevazioni geodediche annunciando l’apertura del cantiere per “la moschea di Pisapia”.

Poi sono comparsi i manifesti e i volantini che stravolgono il programma e inventano la città dei gay di culto musulmano e fede comunista, tutta concentrata in un unico, enorme centro sociale, da piazza Duomo al Parco Trotter.

Poi abbiamo visto su Internet pubblicità ingannevoli: ti piacciono i cagnolini (teneri)? Ti piaccioni i gattini (teneri)? Ti piace il Milan? Vuoi il Wi-Fi gratis? Tu clicchi e diventi automaticamente fan di Letizia Moratti (che così in pochi giorni ne raccoglie 30mila).

Alla fine ho smesso di preoccuparmi perché ho capito che cosa hanno messo in campo: la strategia della finzione.

PS: aggiungo che le tecniche per promuovere artificialmente il numero dei fan sulla pagina di Letizia Moratti in Facebook sono molto più sofisticate. Leggete il post di Marco Messori oppure guardate direttamente il suo video su YouTube.

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Ma non era meglio perdere con dignità?

Io per abitudine mi pongo domande. Magari a volte anche troppe. Per esempio l’11 maggio alle 11:30 quando Letizia Moratti ha accusato Giuliano Pisapia di avere responsabilità in un furto d’auto (un falso, dimostrato due ore dopo carte alla mano), la cosa era così volgare e l’accusa così infondata che mi sono chiesto: perché? quale sarà lo scopo vero? che cosa avranno preparato?

Uscendo dallo studio cercavo di accedere alle agenzie per capire se avessero lanciato polpette avvelenate, “bugie a grappollo”. Niente. I minuti passavano e si consolidava l’evidenza che la signora Moratti aveva semplicemente fatto un clamoroso errore.

Così questa sera, guardando il servizio di Porta a Porta con la signora Moratti che va al mercato senza la bigiotteria e con una camicetta della Standa (non ho nulla contro la Standa, osservo soltanto che non c’è alcuna autenticità in quella scelta) mi faccio un’alra domanda: ma invece di svendere il proprio modo di essere, la propria storia, il proprio stile sul mercato elettorale e al mercato rionale, non era meglio perdere con dignità?

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