La prima pietra

Non mi piace il gioco dei commenti alle operazioni di comunicazione. Osservare sì. Farmi unopinione e anche giudicare, certo, ma quando l’operazione è terminata. Come fai a giudicare l’operazione “Conosci i miei?” se non sai come si sviluppa? Se non sai il rapporto tra l’effetto del teaser e l’idea per sfruttarlo in seguito?

Manifesto campagna "Conosci i miei?"

Se conoscessimo i criteri adottati dalla prospettiva dei creativi e il piano che hanno in mente potremmo ragionarci. Ma siccome stanno facendo il loro lavoro, io penso che dovremmo rispettarlo e vedere “l’effetto che fa”.

Quando con Paola Giulietti di Com.unico abbiamo lanciato “La forza gentile x cambiare Milano” per presentare alla città Giuliano Pisapia e informare delle elezioni siamo stati massacrati dal fuoco amico: lo sfondo è scuro, la foto del candidato inadeguata, si sa che il candidato è gentile perché ribadirlo e così via. Peccato che quel posizionamento fosse strettamente pertinente con l’identità – dico identità, non immagine – del candidato e ha continuato a evocare il potenziale della candidatura anche quando siamo passati a “Il vento cambia davvero” (anche su quello ovviamente abbiamo ricevuto un sacco di critiche).

Oggi gli stessi che sostengono che il riferimento a Facebook sia in qualche modo un errore perché escluderebbe i venti milioni di elettori che non frequentano il club, si lamenta perché non è stato usato sul manifesto un codice QR. Che useremo in 5…

Insomma, una campagna di comunicazione va al di là di un manifesto. Io suggerisco di aspettare il seguito prima di lapidare gli autori dell’operazione (e non so chi siano).

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“Ma Internet conta in campagna elettorale?”

La domanda è stupida. Come chiedersi se il cellulare può essere utile a fare comunicare le persone. Per il campeggio democratico di Albinea, fermata emiliana della Prossima Italia di Pippo Civati, ho provato piuttosto a fare un ragionamento sul rapporto tra la popolarità in Facebook e il volume di notizie fornite dai mass media, e ovviamente con eventi e iniziative. Si può scaricare da slideshare.net qui.

Ce ne freghiamo se Zuck è stronzo o meno

Non mi interessa quanto The Social Network corrisponda alla vita e alle vicende di Mark Zuckerberg e alla genesi di Facebook. Non mi appassiona neanche il tema “Zuck è stronzo sì/no”. Il film mi piace, molto e per altri motivi. Questi: la sceneggiatura è ottima e alcuni dialoghi sono fantastici (a cominciare da quello tra il protagonista e la fidanzata che lo molla nella prima scena); la storia parla di coraggio, di visionarietà, di fede.

Ecco, per questo mi piace The Social Network.