Caro Paese membro dell’UE…

Caro Paese membro dell’Unione Europea,

se al Parlamento Europeo mandi simpatiche cantanti, se i membri del Parlamento Europeo che hai eletto si dimettono appena vedono la possibilità di tornare in Italia per fare i sindaci, i presidenti di Regione, i parlamentari nazionali, se i tuoi leader danno ogni giorno addosso all’Europa e alla “euroburocrazia”, se per tutto quello che va bene la classe dirigente nazionale si attribuisce i meriti e per tutto quello che va male addossa la responsabilità alla Commissione europea, se discuti del tuo stesso ombelico anziché delle decisioni condivise nelle sedi comunitarie, se i tuoi giornali e telegiornali raccontano l’Europa come una maestrina pronta a bacchettare anziché un club al quale abbiamo deciso volontariamente di aderire (anzi, lo abbiamo fortemente voluto e siamo tra i soci fondatori), se il linguaggio del dibattito pubblico è infarcito di luoghi comuni (“bocciature” e “bacchettate” in testa), se nessuno dice che i 2.070 miliardi di debito pubblico dell’Italia (34.500€ a testa, inclusi neonati e ultracentenari) li hanno contratti gli italiani e non la sig.ra Merkel.

Ecco, caro Paese membro dell’Unione Europea, se per anni fai tutto questo, come vuoi che votino gli elettori quando ancora non siamo fuori dal pantano della più grave crisi economica dal dopoguerra?

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