Il fine non giustifica la poltrona: la lezione di @uambrosoli

C’è chi farebbe di tutto per un poltrona: pagare ‘ndranghetisti per comprare voti, per esempio, o distribuire prebende cariche e incarichi prima delle elezioni. Poi ci sono persone che davanti alla concreta opportunità di assumere un incarico importante e prestigioso pensano perché dovrebbero farlo, a quali condizioni, e quali obiettivi potrebbero perseguire.

Così Umberto Ambrosoli, dopo un adeguato “mumble mumble”, ha deciso di declinare l’invito arrivatogli da più parti (ampi settori del PD e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia tra questi). Perché ritiene che nella situazione attuale non ci sia il tempo per realizzare le condizioni del suo progetto, che spiega così: a) creazione di un gruppo di persone estremamente competenti sulle principali tematiche regionali, b) elaborazione di un programma concreto da proporre ai cittadini lombardi e intorno al quale impegnare una coalizione ampia e trasversale, c) condivisione con i partiti aderenti circa i criteri selettivi (estremamente rigidi e severi) dei candidati al Consiglio, d) condivisione dei meccanismi di trasparenza, a partire dalla campagna elettorale.

Lo ha spiegato qui.

E’ uno strano paradosso quello che ci impone di apprezzare le rinunce delle persone che sarebbero adatte a ricoprire un incarico nell’interesse generale.

 

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Le idi di maggio. No Clooney, no fiction. Era l’11 maggio 2011, a Sky…

Un minuto prima delle 11 il direttore di SkyTg24 Emilio Carelli ha annunciato al pubblico televisivo l’intervallo pubblicitario previsto a metà della registrazione. Le telecamere nello studio SKY in via Monte Penice, al quartiere di Santa Giulia, si sono spente, le cinquanta persone che assistevano al dibattito tra il candidato Giuliano Pisapia e il sindaco uscente Letizia Moratti si sono rilassate e hanno cominciato a commentare l’andamento della prima parte del dibattito. Red Ronnie si è avvicinato a Giuliano Pisapia, ha imbracciato la sua telecamera e ha cominciato a riprenderlo.

Mi sono alzato dalla sedia in prima fila, mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto chi fosse e perché fosse lì. Non mi interessava che facesse parte dello staff di Letizia Moratti e quindi si ritenesse in diritto di stare nello studio e videoregistrare. Gli ho intimato di interrompere la registrazione e ho chiamato il capo dell’ufficio stampa di Sky: nel concordare le regole del confronto avevamo deciso che durante l’intervallo e anche dopo la trasmissione le telecamere di Sky sarebbero rimaste spente per evitare riprese “fuori onda”, quindi ho preteso che quella regola venisse fatta rispettare a chiunque, incluso Red Ronnie.

I giornali riferiscono degli incontri che preparano i confronti televisivi come di riunioni misteriche nelle quali un manipolo di superesperti prestano attenzione a dettagli apparentemente insignificanti ai quali però loro attribuiscono una immensa importanza. Il nostro lavoro in realtà fu semplicemente di buon senso. Il capo-redattore di SkyTg24 ci fece visitare lo studio con il direttore della produzione, ci dissero quante telecamere intendevano utilizzare e ci mostrarono come le avrebbero collocate. Era previsto un tavolo ovale con uno sgabello per ciascuno dei due candidati, mentre il conduttore sarebbe rimasto in piedi. Ci accordammo rapidamente sulla disposizione dei protagonisti: allo staff di Letizia Moratti andava bene che lei stesse a destra delle telecamere, a me che Giuliano Pisapia stesse a sinistra e quindi non dovemmo discutere né tirare a sorte per la posizione dei due candidati. Tornammo nella sala riunioni. Lì mettemmo a punto altri dettagli.

La conversazione fu cordiale, salvo un paio di battute di presunto sarcasmo del portavoce del sindaco in carica (del loro staff erano in tre: con il portavoce erano venuti la capo-ufficio stampa e un consulente). Ci accordammo rapidamente su tutto. Il capo-redattore, Luigi Casillo, ci ricordò che Sky avrebbe voluto mandare in onda la trasmissione in diretta, come sarebbe avvenuto per altri confronti tra i candidati sindaci di Bologna, Napoli e Torino. Il sindaco Letizia Moratti non era però disponibile per la data proposta dalla redazione e quindi avevamo dovuto trovare una soluzione diversa, conciliando le agende dei due candidati per registrare mercoledì 11 maggio alle ore 10:30. La trasmissione sarebbe andata in onda il giorno stesso dalle 16:00 alle 17:00. Nello staff non amavamo i confronti televisivi e in generale le arene gladiatorie in cui si trasformano le trasmissioni che si occupano della politica politicante. Però apprezzavamo tutti lo stile del telegiornale di Sky, i suoi toni, ed eravamo favorevoli a un confronto. Eravamo fiduciosi che potesse svolgersi con toni sereni, sui temi della città, che erano stati il centro indiscusso della nostra attenzione per tutta la campagna elettorale. Giuliano aveva una visione e aveva maturato un progetto con la partecipazione di più di mille cittadini: non ci interessava la politica dei professionisti, non ci interessavano le ideologie. Avevamo provato per molti mesi a raccontare che una città come Milano andava guidata verso il futuro nell’interesse di tutti, e non semplicemente “amministrata”.

Quel giovedì pomeriggio io e tre dei principali responsabili della comunicazione di Letizia Moratti dovevamo garantire ai nostri rispettivi candidati che il confronto si svolgesse lealmente, e ognuno di noi era preoccupato che l’avversario non conquistasse qualche vantaggio. Tra le altre regole proposte da Sky, ci venne spiegato che avremmo tirato a sorte per determinare a chi spettasse il vantaggio di rispondere per primo alla prima domanda del conduttore. L’ordine delle risposte si sarebbe alternato: a una domanda avrebbe risposto prima un candidato poi l’altro, alla domanda successiva l’ordine si sarebbe invertito. Ma in ogni caso all’ultima domanda l’ordine delle risposte sarebbe stato l’opposto rispetto alla prima: chi rispondeva per primo alla prima domanda avrebbe quindi risposto per ultimo all’ultima domanda. Fummo tutti concordi nel giudicare sbagliata quella regola: in questo modo, uno dei due contendenti avrebbe avuto il doppio vantaggio di presentarsi per primo al pubblico e di congedarsene per ultimo, con la possibilità di lasciare un segno più incisivo nella memoria degli elettori. Decidemmo allora che avremmo applicato la regola diversamente: chi avesse risposto per primo alla prima domanda avrebbe risposto per primo anche all’ultima, così che il vantaggio del primo intervento in trasmissione e quello dell’ultimo intervento sarebbero stati distribuiti equamente tra i due candidati.

Il capo-redattore di Sky non ebbe difficoltà ad accettare la variazione, dato che i rappresentanti dei candidati erano d’accordo tra di loro, e annunciò che l’ordine di risposta sarebbe stato tirato a sorte prima dell’inizio della trasmissione, il giorno stesso. Il consulente di Letizia Moratti propose però che tirassimo subito a sorte, in modo da semplificare il lavoro di tutti, candidati compresi, il giorno della registrazione, che sicuramente sarebbe stato ricco di tensione, come accade per i confronti televisivi. E io commisi un errore.

Quell’errore, con il senno di poi, può esser letto in un’altra luce. Ma per una settimana ne fui angosciato. Avrei dovuto rifiutare quella soluzione, l’estrazione a sorte sul momento, una settimana prima della trasmissione: non aveva alcuna utilità che uno dei due candidati sapesse in anticipo di disporre del vantaggio di dare l’ultima risposta della trasmissione, senza più alcuna possibilità di replica per l’avversario. Se anche l’avessimo avuto noi, quel vantaggio, che cosa ne avremmo fatto? Non avevamo promesse mirabolanti da fare, non avevamo ricette miracolistiche da proporre ai milanesi: avremmo giocato le nostre carte, quelle della credibilità di un candidato serio e convinto di potere cambiare in meglio la città grazie alla sua indipendenza da qualsiasi centro di potere e alla sua dedizione totale all’interesse generale. Ma se questo vantaggio lo avesse avuto l’avversario? Se Letizia Moratti avesse potuto dire la sua per ultima, senza possibilità di replica, come avrebbe sfruttato quel vantaggio?

Partendo dalla mano di Gabriele Bertipaglia, la moneta da un euro che avrebbe assegnato l’ordine delle risposte volò in aria: se fosse uscita l’Europa avrebbe parlato per primo Pisapia e per ultima Moratti, il contrario se fosse uscito l’Uomo vitruviano. La moneta volò in aria senza roteare e io – che avvertivo crescere una inquietudine – lo feci notare e chiesi la cortesia di ripetere il lancio, affidando la moneta al neutrale capo-redattore di SkyTg24. Non che non mi fidassi di chi aveva lanciato la monetina: ne avevo sentito parlare sempre come di un ottimo professionista e di una persona stimabile, e quell’incontro me lo stava confermando. La mancata rotazione della moneta non era certamente frutto di un’intenzione. Ma era preferibile per tutti che quella scelta importante venisse fatta in modo incontestabile. Soprattutto per la mia coscienza professionale. Nessuno ebbe da obiettare e la moneta passò nelle mani di Luigi Casillo. Non tenne l’euro sul palmo della mano ma lo posò sull’unghia del pollice. Con la punta dell’indice tirò verso il basso il pollice per poi lasciarlo di colpo. Un gesto a me familiare, quello che a Napoli fanno i ragazzini che giocano a biglie. La monetina cominciò il suo volo, roteando per aria.

Il risultato non cambiava: Giuliano Pisapia avrebbe parlato per primo, Letizia Moratti per ultima. Era destino che andasse così.

[continua… forse]

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Moratti accusa Pisapia nel confronto diretto su Sky

L’articolo di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera del giorno dopo, basato sui documenti diffusi alle 17 dello stesso giorno in una conferenza stampa all’aperto, in piazza della Scala, davanti alla sede del Comune. Nello stesso momento in cui distribuivamo il dossier alla stampa, lo pubblicavamo anche su Internet, riconoscendo ai nostri sostenitori il diritto a un’informazione tempestiva a di prima mano. Un’operazione di crisis management tempestiva che impedì si insinuasse il dubbio: la storia raccontata il 12 maggio da tutte le testata era diversa da quella che altrimenti avrebbe potuto affacciarsi, dato anche Gian Giacomo Schiavi, vice direttore del Corriere, aveva immediatamente pubblicato sul suo blog un post – poi modificato – nel quale pretendeva spiegazioni.

È arrivato il Governance Poll 2011!

Pubblicato oggi dal Sole 24 Ore il Governance Poll 2011, il sondaggio annuale condotto da IPR Marketing sul gradimento degli amministratori locali (Presidenti di Regione e Provincia, sindaci) presso i cittadini da loro amministrati. Qualche considerazione a caldo.
Tra i primi dieci sindaci, sette sono di centrosinistra, tre di centrodestra (trai quali il leghista Tosi). Particolarmente generosi – o soddisfatti? – i cittadini del Sud: ai primi quattro posti infatti i primi cittadini di Napoli, Cagliari, Salerno e Bari. Tra i vincitori delle ultime elezioni nei grandi capoluoghi del Nord, Piero Fassino è all’11mo posto con 2,5 punti percentuali in più rispetto al risultato elettorale, mentre Milano si conferma molto critica e Pisapia lo si trova al 76mo posto con il 51,5% dei consensi, a -3,6 punti rispetto al risultato del ballottaggio contro Letizia Moratti. Interessanti i risultati di alcuni sindaci di provincia, come Graziano Delrio (neo-presidente ANCI) a Reggio Emilia e Furio Honsell a Udine, entrambi con consensi maggiori sia dell’anno precedente sia delle elezioni.
Tra le star spicca il crollo verticale di Matteo Renzi, che perde 14 punti secchi sul 2010 ed è a -6,5 rispetto alle elezioni (51mo con il 53%). Il sindaco di Roma capitale, Gianni Alemanno, tiene il risultato con cui è stato eletto e riconquista 4 punti sull’anno precedente.
Comunque i sindaci che non superano il 50% sono una minoranza (22 su 104), con larga prevalenza del centrodestra (16 su 22). Il cucchiaio di legno rugbistico andrebbe al primo cittadino di Palermo, ultimo con il 38%, -15,5 rispetto alle elezioni. Nella pattuglia degli insufficienti anche la genovese Marta Vincenzi, che dopo la gestione dell’alluvione autunnale ha perso 5 punti ed è 3,2 punti sotto il risultato elettorale.
Nella classifica dei presidenti di Regione sorprende la caduta di ben 5 punti sul 2010 (e sul risultato elettorale) di Roberto Formigoni (Lombardia), mentre primo si conferma il veneto Zaia, seguito dal toscano Rossi. I presidenti di centrodestra Lombardo (+7), Caldoro (+6) e Tondo crescono, mentre il calabrese Scopelliti scende (-5).
Tra le province si inverte il rapporto centrodestra-centrosinistra: i primi 10 sono di centrodestra.

Sono fortunato

Quando nel 2008 ho deciso di cambiare lavoro, e di fidarmi un po’ più del mio istinto, ho adottato un principio: avrei lavorato per persone che mi piacciono, che stimo. Penso di essere fortunato, perché da allora ho il piacere di avere come socio Stefano Rolando, e di avere lavorato prima per il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida (campaign manager per le primarie del centrosinistra a Milano, 14 settembre – 14 novembre 2010) e poi per il candidato sindaco di Milano Giuliano Pisapia (campaign manager “Pisapiaxmilano”, 1 gennaio – 31 maggio 2011).

Oggi ho il piacere e l’onore di lavorare per un Ministro della Repubblica, un gentiluomo competente che risponde al nome di Fabrizio Barca, con delega alla Coesione territoriale. Nel mio piccolo, un servizio al Paese. Sarò fuori moda, ma ne sono molto orgoglioso.

 

Pisapia: da Barbiana all’India, come si forma un leader atipico

[…] sono sempre stato convinto della necessità della rotazione degli incarichi. Dopo dieci anni di lavoro parlamentare si rischia di non conoscere più la realtà. (Giuliano Pisapia)

Prima di parlare di Due arcobaleni nel cielo di Milano (e altre storie) (Giuliano Pisapia con Stefano Rolando, ed. Bompiani, 328 pagg., 15€) dichiaro subito i miei legami con gli artefici di questo “dialogo su Milano e l’Italia”: sono partner di Stefano Rolando nell’agenzia di consulenza Civicom e ho diretto la campagna elettorale dalla quale Giuliano Pisapia è uscito vincitore e nuovo sindaco di Milano (“un sindaco di sinistra con una coalizione di centrosinistra”, è la definizione che dà di sé nel libro). Alla luce di queste relazioni facciano i miei due lettori la tara sulle valutazioni che esprimo.

Il ritmo del volume è variabile e dipende probabilmente più dall’interesse del lettore che dalla volontà degli autori. A me hanno colpito soprattutto la prima e la seconda parte, che ci aiutano a conoscere meglio Pisapia. Cinque mesi di lavoro al suo fianco non sono bastati a conoscere un uomo molto riservato, che non coltiva ambizioni personali e quindi non esibisce se stesso oltre lo stretto necessario. Le scelte raccontate nei capitoli più biografici del libro ci restituiscono il profilo di un uomo che ha vissuto e non si è lasciato vivere, e grazie a ciò comprendiamo meglio anche le ragioni del suo ampio successo elettorale. Perché una vita profonda e consapevole si rende impermeabile alle etichette: comunista, cattolico, di sinistra, radicale, estremista, mediatore, moderato… Giuliano Pisapia è un uomo pragmatico, che vuole provare di persona ciò di cui sente parlare per formarsi un’opinione propria. Banale? Trovatemene in giro altri che abbiano desiderio di verità e la vadano a cercare, rifiutando il pensiero scontato, il conformismo, il mainstream, il conforto dell’appartenenza.

Le domande di Stefano Rolando (300 quelle programmate a tavolino, alla fine saranno 400 nella riproduzione fedele della dinamica delle lunghe ore di conversazione – e anche se nel botta e risposta sembra di avvertire l’eco realistico e fresco di un vero dialogo, forse il ritmo del libro avrebbe tratto beneficio da una maggiore selezione e nella limatura di qualche passaggio) aiutano a estrarre dalla riservatezza del sindaco di Milano una visione della buona politica. Dall’uscita dal berlusconismo al rapporto tra partiti e “cittadinanza attiva” (espressione preferita alla stupidissima categoria di “società civile”), il Pisapia-pensiero è sempre frutto di un percorso personale, di un ragionamento attento, curioso e critico, che non si presta a una facile catalogazione nel fluire del nostro dibattito pubblico, schiacciato esclusivamente sull’appartenenza pregiudiziale a uno o all’altro schieramento. Un esempio su tutti: a proposito della cosiddetta “legge bavaglio” l’avvocato si dice contrario alla riduzione delle libertà di stampa ma al tempo stesso trova grave la pubblicazione di atti coperti dal segreto istruttorio, perché tale da pregiudicare le indagini, e sconcia la pubblicazione di conversazioni private che non hanno rilevanza ai fini del processo per pura spettacolarizzazione.

Ultimo merito del libro è un denso apparato di note di cinquanta pagine. Grazie a queste il dialogo tra due sessantenni che hanno conosciuto, frequentato – e in qualche misura fatto – la storia del nostro Paese diventa intelligibile e comprensibile anche ai più giovani. Quasi un’opera pedagogica dedicata a quei giovani con i quali Giuliano Pisapia ha intessuto un fitto dialogo durante la campagna elettorale. Perché la wiki-politica va molto di moda, ma i leader sono quelli che sfidano il senso comune e ci insegnano qualcosa, non quelli che collezionano sondaggi.

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Il volume verrà presentato dai due autori a Milano il prossimo 17 novembre alle 18:30 alla libreria la Feltrinelli in piazza Piemonte, 2 – con Piero Bassetti, Vincenzo Latronico e Giuliana Nuvoli.

Da Le Monde via Il Sole

Philippe Ridet racconta il vento che cambia su Le Monde di oggi (accessibile solo in abbonamento o in edicola). Il Sole lo traduce qui per il pubblico italiano. Il mio punto di vista: “Abbiamo cercato il media più adatto al suo senso dell’ascolto, alla sua modestia, alla sua volontà di creare un dialogo in profondità con gli elettori”. Cinque persone, integrate nello staff, hanno gestito un sito, il blog del candidato, i gruppi di amici di Facebook, i messaggi su Twitter e una newsletter. Sei mesi dopo, Pisapia è diventato sindaco di Milano e “simbolo di un altro modo di fare politica e di vincere le elezioni”.

La leadership etica

Ho provato a sottolineare in un editoriale di Europa tre aspetti della campagna elettorale di Giuliano Pisapia che mi sembrano collegati al vento che continua a soffiare forte sulla partecipazione popolare. Tre aspetti fin qui sottovalutati dagli osservatori, mi sembra, e che risultano più chiari visti “dall’interno”. Fra i tre quello che mi piace mettere in evidenze è lo stile di leadership del nuovo sindaco di Milano, al quale darei la definizione di leadership etica.