Nove semplici cittadini emettono la sentenza: ed Apple batte Samsung

Una giuria popolare, composta di sette uomini e due donne, ha aggiudicato a Apple il processo contro Samsung per la violazione di alcuni brevetti legati a tablet e smartphone (qui un articolo del Corriere sulla sentenza e qui quello di Repubblica). Una materia giuridicamente difficile come la controversia sulla violazione di brevetti è stata decisa dopo un mese di dibattito in aula e pochi giorni di discussione in camera di consiglio da nove semplici cittadini, come prevede il sistema giuridico americano, scelti causalmente dalle liste elettoriali volontarie e poi selezionati per escludere coloro che potessero avere pregiudizi.

Complice un’estate di letture grimsciane (eh sì, non gramsciane ma di John Grisham: “I contendenti”, “La giuria”, “L’ultimo giurato” e perfino “Il rapporto Pelican”), mi sono immaginato la battaglia legale in aula, il ruolo dei consulenti che avranno valutato i potenziali giurati ed esercitato un certo numero di veti (chissà, magari contro immigrati di origine asiatica…), la compattezza del processo (un mese di dibattimento, contro le diluitissime udienze del nostro sistema).

Ma soprattutto mi affascina il ruolo affidato dalle leggi americane a semplici cittadini in un contesto ipertecnico e specialistico come quello giuridico. Un ruolo tutto sommato molto vicino alla politica e alla democrazia, dove scelte cruciali sono affidate a soggetti che ne hanno il diritto ma non necessariamente le competenze e sono fortemente manipolabili.

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