comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Il bianco negli occhi

Fermi. Tutti fermi. Finché non vedrete il bianco dei loro occhi.

[Tex Willer, nonché numerosi film western]

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Il fine non giustifica la poltrona: la lezione di @uambrosoli

C’è chi farebbe di tutto per un poltrona: pagare ‘ndranghetisti per comprare voti, per esempio, o distribuire prebende cariche e incarichi prima delle elezioni. Poi ci sono persone che davanti alla concreta opportunità di assumere un incarico importante e prestigioso pensano perché dovrebbero farlo, a quali condizioni, e quali obiettivi potrebbero perseguire.

Così Umberto Ambrosoli, dopo un adeguato “mumble mumble”, ha deciso di declinare l’invito arrivatogli da più parti (ampi settori del PD e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia tra questi). Perché ritiene che nella situazione attuale non ci sia il tempo per realizzare le condizioni del suo progetto, che spiega così: a) creazione di un gruppo di persone estremamente competenti sulle principali tematiche regionali, b) elaborazione di un programma concreto da proporre ai cittadini lombardi e intorno al quale impegnare una coalizione ampia e trasversale, c) condivisione con i partiti aderenti circa i criteri selettivi (estremamente rigidi e severi) dei candidati al Consiglio, d) condivisione dei meccanismi di trasparenza, a partire dalla campagna elettorale.

Lo ha spiegato qui.

E’ uno strano paradosso quello che ci impone di apprezzare le rinunce delle persone che sarebbero adatte a ricoprire un incarico nell’interesse generale.

 

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Eh sì, @civati, qualcuno deve pur farlo quello sporco lavoro

Mentre la sua collega Nicole Minetti dà quello che può di sé in passerella (eppur mi pento di questo mio becero maschilismo: magari nottetempo sta preparando un dotto saggio sui modelli di servizio per la sanità pubblica, quindi non c’è nessuna ragione per cui di giorno non possa esibire il proprio corpo in costume – non è neanche un costume da ancella greca come si usa a Roma Nord) – dicevo: mentre la sua collega sfila in costume, Pippo Civati parla di politica a Repubblica:

Intanto cerchiamo di capire se c’è una sintesi su un progetto politico che rappresenti tutte le anime “rinnovatrici”.

Del resto, tra sfilate, epiche feste ispirate a Ulisse, memorie del bunga bunga che fu, qualcuno deve pur fare quello sporco mestiere di ragionare su ciò che serve al Paese, elaborare proposte (tipo le 10 cose), unire singole persone in una proposta dai contenuti chiari, magari andando un po’ più in là dei (pur necessari) slogan.

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Quello che va bene per le piccole imprese va bene per il Paese

Lo slogan di Confartigianato sulle proposte per uscire dalla crisi è molto efficace. Le MPI (bella anche questa inversione di prospettiva dal tradizionale piccole-e-medie-imprese in micro-e-piccole-imprese) sono così piccole che esprimono scarsa influenza nei meccanismi decisionali delle politiche ma occupano un gran numero di addetti. Nella sola Lombardia esiste un tessuto di 500mila micro e piccole imprese che occupano 2 milioni di persone.
E’ passato un anno da quando la Commissione Europea ha adottato lo Small Business Act, un provvedimento di indirizzo con il quale assegna al tessuto delle piccole imprese un ruolo importante e peculiare nelle struttura economica dell’Unione.
In Italia abbiamo fatto di questo tessuto microimprenditoriale un modello (Bonomi per esempio parla di “capitalismo molecolare”) ma nell’assumere politiche di settore la voce dei diretti interessati viene raramente ascoltata. Confartigianato Lombardia, CLAAI, CNA Lombardia e Casartigiani Lombardia si sono riunite per proporre il Manifesto dell’artigianato, delle micro e piccole imprese lombarde. Si sono presentate insieme per rispondere unitamente alla crisi e per rivendicare il ruolo del segmento d’impresa rappresentato, fortemente centrale oggi per il futuro economico del nostro Paese. Mi sembra una buona idea.

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E' online il nuovo LibMagazine quotidiano

La redazione di LibMagazine ha preso il coraggio a quattro mani e ne ha lanciato una nuova versione con aggiornamenti quotidiani e (ri)pensamenti settimanali. Hanno deciso (bontà loro) di continuare ad ospitare la rubrica Sindaco SpA, con un taglio più breve e orientato a fornire link alle fonti delle notizie.  Ecco la prima nota del nuovo corso.

Sindaco, imprenditore, politico del Popolo delle Libertà, ma soprattutto vicino ai propri concittadini. È così che Luigi Perrone da Corato, Bari, prende coraggio e penna e scrive al presidente del Consiglio dei Ministri nonché del suo partito per chiedergli di modificare le norme che regolano il Patto di Stabilità interno, spiegando che ne va della sopravvivenza delle piccole e medie imprese che vantano crediti verso il Comune e di fatto dell’intera economia locale. Su questa partita apparentemente tecnica e marginale si gioca un pezzo delle chance di ripresa della nostra economia. La contestazione per l’orientamento del Governo che appare centralista e poco sensibile alle istanze delle periferie attraversa tutto il Paese, dalla Puglia alla Lombardia, dove l’esecutivo dell’ANCI propone una mobilitazione generale dei 1.500 comuni della regione. Per adesso l’unica concessione del Governo alle Regioni riguarda l’eslcusione degli investimenti realizzati con fondi comunitari dal computo dei parametri fissati dal Patto si Stabilità.

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