comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Condannato un sindaco imprenditore

Una giornalista di quelle che sanno fare bene il proprio mestiere mi segnala la sospensione dalla carica di uno dei sindaci intervistati nel corso della ricerca condotta per realizzare Sindaci imprenditori: si tratta di Alberico Gambino di Pagani (Salerno), condannato per peculato. Secondo la sentenza di primo grado, Gambino avrebbe utilizzato la carta di credito del Comune per spese personali.

Ci auguriamo che nei successivi gradi di giudizio Gambino possa dimostrare la propria innocenza (non per simpatia verso di lui ma perché vogliamo mantenere alta la fiducia che la classe dirigente di questo Paese sappia meritarsi l’onore del proprio ruolo e svolgere la propria attività nell’interesse generale piuttosto di quello privato).

La notizia di per sé non mi turba: non teorizzo un primato della cultura d’impresa (o degli imprenditori tout court) sulle competenze e le attitudini di altre sfere socio-professionali. Ho cercato di distillare le qualità essenziali che un bravo imprenditore può avere in comune con un grande statista, e quindi sollecitare la valorizzazione di queste caratteristiche. Le interviste mi sono servite a questo. Nel bene e nel male, da ciascuna ho ricavato modalità diverse di interpretare e affrontare il ruolo di primo cittadino, e in mezzo alle diversità ho isolato le costanti, gli elementi comuni, omogenei. Se uno degli intevistati risultasse sleale o incompetente non me ne stupirei: di certo ce ne sono nell’universo dei sindaci imprenditori e il mio campione non statistico potrebbe averne intercettati.

Due casi di sindaci imprenditori che non incarnano un modello positivo? Valentino Togni, sindaco di Sondalo, che faceva anche l’azionista della società energetica locale disponendo da azionista i prezzi che subiva da primo cittadino, sollecitato dal prefetto alle dimissioni. Rossana Di Bello, imprenditrice (o pseudo) che ha portato al dissesto il comune di Taranto, costretto al commissariamento e risanato da Francesco Boccia. Oggi la si trova al bancone della gioielleria di famiglia, in città.

L’analisi e la costruzione di un modello (tipico, o ideale) non implica un desiderio di beatificazione della categoria. I cattivi sindaci imprenditori vanno, i buoni esempi restano. La Montesarchio di Antonio Izzo, per esempio, ha nuovamente preso un premio da Legambiente come comune riciclone.

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Da oggi in libreria "Sindaci imprenditori"

Da oggi è disponibile in libreria “Sindaci imprenditori. Viaggio tra le storie dei 300 italiani che guidano Comune e Impresa” (Rubbettino). Un libro nato grazie alla disponibilità dei sindaci imprenditori che in giro per l’Italia mi hanno raccontato le loro esperienze.

Sindaci imprenditori

Sindaci imprenditori

Nessuna teorizzazione di un eventuale primato della cultura d’impresa sulla cultura dell’amministrazione della res publica. Semplicemente un punto di vista molto specifico dal quale guardare a una molteplicità di temi. Certo, il confronto tra la mentalità dell’imprenditore e quella del politico, ma anche il deficit di servizi subito dal cittadino italiano, che ha svuotato di significato la distinzione destra-sinistra. E poi la differenza tra chi sceglie la politica come professione e chi ne fa una parentesi di civil service.

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Il sogno della politica

Per andare da Napoli a Montesarchio e da Milano a Garbagnate si possono evitare le autostrade, e percorrere strade statali e provinciali che aiutano a intuire qualcosa dei paesi che si assiepano lungo la via. Montesarchio sa di Appennini e di Sannio, Garbagnate ancora di pianura, ma già assediata dalle prealpi comasche e varesine. Entrambi i paesaggi sono disseminati di attività produttive; in quello lombardo prevalgono i capannoni, che in quello campano si contendono lo spazio con le aziende agricole e casearie.

L’articolo continua su LibMagazine.

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Nevio e Ivano

Ieri sono stato a Leinì, in provincia di Torino. Ho conosciuto Nevio Coral e suo figlio Ivano. Il primo ha fondato un’azienda che produce filtri e altri prodotti per il trattamento dell’aria e dell’acqua, poi ha fatto il sindaco del suo comune dal 1994 al 2005. Il secondo ha assunto la direzione dell’azienda, insieme ad un fratello, entrambi ancora molto giovani, quando il padre ha deciso di dedicarsi all’amministrazione comunale. E poi, nel 2005, è diventato a sua volta primo cittadino.

Lo spirito che ritrovo nei sindaci-imprenditori del Sud e del Nord, di ispirazione destrorsa o sinistrorsa, ha una omogeneità che può stupire. Le cose che osservo, la buona politica messa in pratica, la passione che avverto (e che fa emozionare i protagonisti fino alle lacrime quando nel raccontare toccano un episodio particolare) mi stupiscono e mi fanno sperare. Sperare che sia tuttora possibile che un leader agisca per il bene pubblico, che una comunità venga amministrata nell’interesse collettivo.

A volte sollecito il mio spirito critico, controllo sensazioni e comportamenti …

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Un onore

E pensare invece che tra questi imprenditori-sindaci c’è chi, come Antonio Izzo di Montesarchio, considera “l’opportunità di partecipare alla vita amministrativa” suggerita dalla legge elettorale che consente di individuare direttamente il primo cittadino “un onore”. Viene voglia di prendere in considerazione molto seriamente persone così, no? Anche a prescindere dal loro schieramento nello spazio politico.

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