@pbersani: la comunicazione è relazione

Dunque, ieri a Napoli Pierluigi Bersani ha detto di fare attenzione: “Avere rapporti amichevoli con la comunicazione. Ma non essere subalterni e subordinati alla comunicazione. Dobbiamo andare più a fondo. Il mestiere della politica non è il mestiere della comunicazione. Ha delle parentele sì, ha delle vicinanze, ma è un’altra cosa. Teniamoci questa autonomia, lavoriamo più a fondo.”

Ora, io credo che il segretario del PD pensasse opportuno ricordare che la politica è in primo luogo progettualità, e solo successivamente pedagogia, proseletismo e marketing elettorale. E sono d’accordo con lui.

Se invece era un modo per dire che il duo Civati-Serracchiani e il solista Renzi fanno spettacolo mentre la politica è una cosa seria, beh, ha sbagliato. Avrebbe sbagliato perché in questo caso non si renderebbe conto che Il nostro tempo a Bologna lo scorso week-end e il Big Bang fiorentino ancora in corso sono un modo per coinvolgere cittadini, elettori, simpatizzanti e potenziali sostenitori del PD, avvicinandoli attraverso forme di comunicazione contemporanee e attuali. E siccome forma e sostanza tendono a coincidere, piuttosto che soffermarsi su questa retorica autonomia della politica dalla comunicazione, il segretario di un partito che da qui a 6-18 mesi tenterà di assumere la guida del paese dovrebbe dimostrare di prendere sul serio quei contributi, accogliendone alcuni stimoli.

Che – tatticamente – sarebbe anche un modo per tenere “dentro” un bel pezzo di cittadinanza attiva.

Annunci

PD: Partito in Discussione

#Leopolda… Bello questo sabato online: come ha scritto qualcuno, c’era un congresso del PD su Twitter. Europa ha seguito sia il Big Bang alla Leopolda che la giornata di formazione del PD a Napoli (“Finalmente Sud”) con il live-micro-blogging.
A Firenze si rivede Chiamparino, il Parisi referendario è molto applaudito e Pippo Civati con un copu-de-theatre si riprende uno spazio suo, visto che alla Leopolda l’anno scorso c’era “Prossima fermata Italia” che è un suo format.
Al di là del tifo e delle prese di posizione pre-concette, a questo punto la partita è aperta. Se i protagonisti del gioco hanno po’ di rispetto per gli Italiani, il PD diventa un bel soggetto politico. Se invece si guardano l’ombelico e fanno prevalere le ambizioni personali, è un disastro per il Paese.

…tutto ciò mi è indifferente

E, a proposito delle non imminenti ma prossime elezioni amministrative, sapete che dice, Napoli? Napoli dice questo: A me importa poco che vadano al Consiglio Comunale dei clericali, dei borbonici, dei  moderati, dei liberali, dei democratici, dei socialisti, o degli anarchici: tutto ciò mi è indifferente. Io voglio degli uomini onesti: io voglio delle coscienze secure: io voglio delle anime austere. Le loro opinioni politiche non mi riguardano: solo i loro sentimenti morali m’interessano. Non voglio ladri, io, al Comune; e per ladri non intendo solo quelli che si mettono in tasca il denaro mio, il mio povero e scarso denaro, ma tutti quelli che aiutano i ladri miei o che permettono, chiudendo gli occhi, che mi si rubi. Non voglio, al Comune, né affaristi, né compari di affaristi, né rappresentanti di affaristi, né amici di affaristi.

Matilde Serao, Il ventre di Napoli e altre storie, 1904

Dedicato a chi non ha ancora capito il voto amministrativo di primavera (e ce ne sono).

A Napoli, la speranza nasce anche (soprattutto) dalle tragedie

Quando passo da Napoli, quasi mai mi faccio mancare un giro per Spaccanapoli, uno dei decumani della Neapolis romana. Da lì attraverso via Duomo, passo per Forcella e raggiungo la pizzeria da Michele, dove ancora oggi si mangia la pizza con lo spirito originale: e infatti la trovate soltanto nelle versioni margherita, bianca, marinara (per bere la scelta è più ampia: birra Peroni, Coca-Cola, Fanta, acqua minerale; tutto rigorosamente in vetro).

E così anche quest’anno, dopo aver visitato quel poco di accessibile di un teatro romano da seimila posti sul quale è cresciuta un pezzo di città da cui è ormai inestricabile, ho attraversato via Duomo. Sono rimasto colpito da uno spazio pubblico, comunale, a cui è stato dato il nome di Piazza Forcella. Siamo entrati, incuriositi. Vi abbiamo trovato una mostra, fatta semplicemente con fotocopie di fotografie e articoli di giornale. Così, a occhio, nulla di speciale. In un’altra città, non sarebbe stato nulla di speciale. Ma a Napoli tutto ciò che è pulito, serio, onesto, è – purtroppo – speciale.

E questo posto colpisce subito per questo: perché è pulito, è ben tenuto, con le pareti bianche e le inferriate di protezione verdi, luminoso, sulla strada. Mentre guardavamo le fotografie abbiamo cominciato a parlare con un signore cordiale e cortese, che poi si è rivelato per Giovanni Durante. La cronaca passa, i giornali si occupano ogni giorno di eventi nuovi, ma le vittime raccontate nelle pagine di  cronaca restano: come Annalisa Durante, adolescente dagli occhi azzurri che nel marzo 2004 fu colpita e uccisa da un proiettile destinato a un camorrista proprio lì, a Forcella.

Suo papà Giovanni ha deciso di elaborare il lutto consacrando la sua vita non solo alla memoria di quella figlia strappata alla vita dal piombo maledetto dei camorristi, ma trasformando quello che definisce il suo “ergastolo” personale cioè la condanna a vita alla mancanza, all’assenza, al dolore, in un sacrificio. Giovanni ha deciso che la memoria di Annalisa dovrà fungere da stimolo per una Napoli migliore.

Così tiene aperto e vivo questo centro, insieme a una manciata di volontari, come Salavatore, per tenere viva l’attenzione dei cittadini del quartiere e dei forestieri, delle autorità, del nuovo sindaco Luigi De Magistris nel quale si ripongono molte speranze. E per svolgere attività che impegnino i giovani di quel quartiere condannato dalla miseria e dal contrabbando prima, dalla camorra poi, a quella desolazione spirituale dalla quale cercano di riscattarla pochi coraggiosi, come don Luigi Merola.

Non posso che augurare a Giovanni Durante e a tutti i napoletani come lui, semplici e coraggiosi, di avere successo nel tentare di riscattare Napoli.

Napoli, 23 settembre

invito napoli

Sindaci e imprenditori: il contributo della cultura d’impresa alla politica del territorio

Intervengono, con l’autore: Giovanni Lettieri (presidente Unione Industriali di Napoli), Giuseppe Civati (consigliere PD Regione Lombardia), Andrea Romano (direttore Italia Futura), Claudio Velardi (imprenditore)

Modera: Marco Demarco (direttore Corriere del Mezzogiorno)

Napoli, Unione Industriali, piazza dei Martiri 58

Politica e Facebook

Ora, non è che sia obbligatorio “stare” su Facebook, neanche per un politico. Ma se l’utilizzo di un digital social network può dare un’idea del grado di alfabetizzazione socioinformatica dei nostri politici il dato non è confortante.

I sindaci delle prime dieci città italiane per popolazione (Roma, Milano, Napoli, Torino, Catania, Genova, Bologna, Firenze, Bari) non sono su Facebook. Non ho fatto un censimento nella categoria specifica dei sindaci imprenditori ma tra gli intervistati (18 quelli in carica) 7 (il 33%) è su Facebook e vi ha sviluppato attivamente una propria rete di contatti. Quindi i cittadini di Castelli Calepio, Acqui Terme, Lecce, Olbia, Pagani, Rivarolo Canavese, Leinì hanno un mezzo in più per interagire direttamente con i propri sindaci.

Se l’accesso ai vertici delle istituzioni è un segnale di democrazia, in questo c’è qualcosa di buono.

Niente pregiudizi sul federalismo

Ho appena finito di leggere sul Mattino di Napoli un editoriale di Massimo Lo Cicero che trovo  esemplare: mette al bando le prese di posizione aprioristiche e barricadere sulle quali gli opposti schieramenti politici italiani si confrontano su qualsiasi tema, nel caso specifico a proposito di federalismo. Da napoletano, afferma che il federalismo può essere per il Sud un’opportunità per assumersi le proprie responsabilità, mettere al bando il clientelismo, pretendere dal ceto politico servizi pubblici funzionali ed efficaci a costi legittimi. 10, 100, 1000 editoriali così.