comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

E' online il nuovo LibMagazine quotidiano

La redazione di LibMagazine ha preso il coraggio a quattro mani e ne ha lanciato una nuova versione con aggiornamenti quotidiani e (ri)pensamenti settimanali. Hanno deciso (bontà loro) di continuare ad ospitare la rubrica Sindaco SpA, con un taglio più breve e orientato a fornire link alle fonti delle notizie.  Ecco la prima nota del nuovo corso.

Sindaco, imprenditore, politico del Popolo delle Libertà, ma soprattutto vicino ai propri concittadini. È così che Luigi Perrone da Corato, Bari, prende coraggio e penna e scrive al presidente del Consiglio dei Ministri nonché del suo partito per chiedergli di modificare le norme che regolano il Patto di Stabilità interno, spiegando che ne va della sopravvivenza delle piccole e medie imprese che vantano crediti verso il Comune e di fatto dell’intera economia locale. Su questa partita apparentemente tecnica e marginale si gioca un pezzo delle chance di ripresa della nostra economia. La contestazione per l’orientamento del Governo che appare centralista e poco sensibile alle istanze delle periferie attraversa tutto il Paese, dalla Puglia alla Lombardia, dove l’esecutivo dell’ANCI propone una mobilitazione generale dei 1.500 comuni della regione. Per adesso l’unica concessione del Governo alle Regioni riguarda l’eslcusione degli investimenti realizzati con fondi comunitari dal computo dei parametri fissati dal Patto si Stabilità.

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Tremonti non è più il pontiere della Lega

Il numero odierno di LibMagazine si apre con il discorso di Calamandrei del 1955 sulla Costituzione, ed è in buona parte dedicato alla vicenda di Eluana Englaro. Nella rubrica Sindaco SpA riparliamo invece del patto di stabilità dietro il quale si è aperto un conflitto politico che è anche di logica: periferia vs centro, amministrazione locale vs governo centrale.

Il patto di stabilità interna è quello strumento che viene adottato per contenere la spesa degli enti locali ed evitare che contribuiscano a sforare i limiti del patto di stabilità sancito a livello europeo.

Ne abbiamo già parlato in passato perché tutti gli imprenditori-sindaci intervistati per Sindaco SpA se ne sono lamentati. Il malcontento nasce da due considerazioni: lo strumento è inefficace (perché non promuove una corretta allocazione delle risorse) e iniquo (perché i trasferimenti dello Stato vengono erogati in funzione di quanto già speso, non del risultato finale di bilancio).

Nelle scorse settimane i sindaci del Nord-est, con una nutrita rappresentanza di primi cittadini leghisti, hanno contestato apertamente le modalità di applicazione stabilite per l’anno in corso e la revisione delle misure del patto effettuata dal ministro Tremonti. Proprio colui che in passato è stato considerato cerniera tra Forza Italia e l’anima della provincia leghista, localista e animata dall’imprenditoria artigianale.

Oggi ci sono sindaci che hanno lavorato bene per avere i conti in ordine, per assicurarsi risorse (cedendo parte del patrimonio immobiliare, per esempio), per potere lavorare allo sviluppo, e vorrebbero mettere in campo iniziative di investimento che non toglierebbero nulla alle casse dell’erario ma consentirebbero, invece, di stimolare le economie locali. Però non possono, perché la circolare emessa dal ministero dell’Economia il 27 gennaio sostanzialmente impedisce ai comuni virtuosi di utilizzare le risorse che hanno creato nel tempo.

Il presidente dell’ANCI (l’associzione nazionale dei comuni italiani) Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, ha scritto a Tremonti contestando le scelte del Ministero, e di fatto ha interrotto i rapporti con l’amministrazione centrale dello Stato. Certo, il dissenso del presidente pd dell’Anci, così come quello della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, anch’egli del Pd, potrebbe non fare notizia. Perfino la protesta di Letizia Moratti contro il ministro dell’Economia potrebbe sembrare pregiudiziale, perché i due erano accreditati dalla stampa di una certa reciproca avversione già ai tempi in cui sedevano insieme in consiglio dei Ministri, e le recenti vicende dell’Expo non sembrano aver contribuito a migliorare il loro rapporto.

Il dato politico interessante, piuttosto, è la contestazione che arriva dai sindaci leghisti, veneti e lombardi, e la mozione di 20 deputati del Pdl (primi firmatario Osvaldo Napoli – che è anche vicepresidente dell’ANCI – e Maurizio Lupi). Quell’area geografica e politica che ha visto in Tremonti un rappresentante degli interessi del blocco sociale di riferimento, ora gli si rivolta contro.

Anche se qualcuno sospetta che il contrasto all’interno del centrodestra tra dimensioni locale e nazionale sia puramente di facciata. Il consigliere regionale lombardo Marcello Saponaro sostiene infatti che la Regione Lombardia avrebbe il potere di adattare i vincoli posti dal legislatore nazionale agli enti locali del proprio territorio. Ma i consiglieri del Pdl e della Lega su questa strada non si sono ancora incamminati.

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Il sogno della politica

Per andare da Napoli a Montesarchio e da Milano a Garbagnate si possono evitare le autostrade, e percorrere strade statali e provinciali che aiutano a intuire qualcosa dei paesi che si assiepano lungo la via. Montesarchio sa di Appennini e di Sannio, Garbagnate ancora di pianura, ma già assediata dalle prealpi comasche e varesine. Entrambi i paesaggi sono disseminati di attività produttive; in quello lombardo prevalgono i capannoni, che in quello campano si contendono lo spazio con le aziende agricole e casearie.

L’articolo continua su LibMagazine.

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Efficienza, competenze e federalismo fiscale

Oggi segnalo un dibattito sull’efficienza dei Comuni italiani e gli scenari che si aprirebbero con il federalismo fiscale, a pagina 2 del Riformista, con gli interventi di due parlamentari del Pdl, l’ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone (alla quale è succeduto un giovane imprenditore) e Giorgio Stracquadanico.

La domanda di fondo è in quale forma il federalismo fiscale sarebbe più adatto a perseguire l’efficienza piuttosto che a promuoverla.

Ci sono Comuni che per rispettare il Patto di stabilità hanno incrementato le imposte locali, altri che invece hanno ridotto i costi, qualcuno ha fatto entrambe le cose e c’è anche chi ha ridotto sia i costi che le imposte, trasferendo il beneficio dell’efficienza anche alle tasche dei cittadini. I due commentatori mettono l’accento sul rischio che l’autonomia impositiva spinga alcuni sindaci a compensare l’inefficienza con l’incremento delle tasse locali.

Il tema dell’efficienza, quindi ritorna, e con quello l’esigenza di disporre di competenze e visioni adeguate per conseguirla, senza tagliare i servizi ma intervenendo sui costi di struttura e funzionamento.

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Comuni virtuosi e "patto di stabilità"

I sindaci-imprenditori che ho incontrato finora amministrano comuni che vantano un bilancio in attivo (sarà un caso? sto cercando dati di sistema per verificare…). Ma sono tutti scontenti: perché il “patto di stabilità” gli impedisce di fare investimenti e mettere a frutto politiche economiche avvedute. Oggi se ne parla sul Sole 24 Ore, con accenti unanimi tra rappresentanti di destra e di sinistra (la politica locale, quella che vive di operazioni concrete dentro la quotidianità dei cittadini, è folta di bisogni che non sono “di destra né di sinistra”): tutti concordi nel sostenere che la modalità con la quale vengono attualmente effettuati i trasferimenti dallo Stato ai comuni è perversa: premia i meno virtuosi.

Grosso modo il patto funziona come un vincolo a spendere non più di un tot rispetto al passato, a prescindere dal segno più o meno che precede la bottom line, la cifra sull’ultima riga del bilancio comunale. Ma in questo modo si autorizza chi ha prodotto un disavanzo a perseguitare nel peggioramento dei conti, e al tempo stesso si impedisce a chi ha generato un avanzo di investire adeguatamente le risorse disponbili.

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