comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Eh sì, @civati, qualcuno deve pur farlo quello sporco lavoro

Mentre la sua collega Nicole Minetti dà quello che può di sé in passerella (eppur mi pento di questo mio becero maschilismo: magari nottetempo sta preparando un dotto saggio sui modelli di servizio per la sanità pubblica, quindi non c’è nessuna ragione per cui di giorno non possa esibire il proprio corpo in costume – non è neanche un costume da ancella greca come si usa a Roma Nord) – dicevo: mentre la sua collega sfila in costume, Pippo Civati parla di politica a Repubblica:

Intanto cerchiamo di capire se c’è una sintesi su un progetto politico che rappresenti tutte le anime “rinnovatrici”.

Del resto, tra sfilate, epiche feste ispirate a Ulisse, memorie del bunga bunga che fu, qualcuno deve pur fare quello sporco mestiere di ragionare su ciò che serve al Paese, elaborare proposte (tipo le 10 cose), unire singole persone in una proposta dai contenuti chiari, magari andando un po’ più in là dei (pur necessari) slogan.

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Destra, sinistra o con le idee tue?

Ma Renzi è di destra o di sinistra?

si chiede Antonio Polito nel suo editoriale sul Corriere di oggi. La domanda ammicca retoricamente al giochino gaberiano.

Ma mentre lui ci gioca, altri ragionano proprio così: si chiedono se un’idea sia catalogabile a destra o a sinistra prima di decidere se farsela piacere.

In realtà il gioco di Renzi è proprio orientato a smarcarsi da questo schema e può produrre un’innovazione nel modo in cui alcuni cittadini si pongono rispetto alla politica (altri questo passaggio lo hanno fatto da tempo: si sono de-ideologizzati, de-politicizzati e qualunquisticizzati). In un Paese ad alto tasso di conformismo non sarebbe un’innovazione da poco.

Un altro esempio è quello di Pippo Civati, che invece di lanciare anatemi è andato a vederli da vicino i grillini, ad ascoltarli, a capire quali istanze sollevano. Non adesso, eh, già più di un anno fa. Anzi, se il PD avesse dato un po’ di spazio alle proposte di Civati, Grillo avrebbe meno spazio tra gli elettori.

Perché un paio di cosette da fare sono di buon senso e oneste, quindi né di destra né di sinistra: garantire la scelta dei candidati anche a prescindere dalle condizioni per fare la legge elettorale, mettere un tetto ai mandati, impedire la candidatura dei condannati. Per esempio.

 

Destra Sinistra (Gaber, Curci Edizioni)

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi son di destra
se annoiano son di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po’ di destra
ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate
è da scemi più che di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po’ di destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po’ di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

L’ideologia, l’ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l’ossessione
della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa, dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po’ degli anni ’20, un po’ romano
è da stronzi oltre che di destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

L’ideologia, l’ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare
un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c’è
se c’è chissà dov’è, se c’é chissà dov’é.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
la mancanza di morale è a destra
anche il Papa ultimamente
è un po’ a sinistra
è il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di puttana è a destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po’ più di destra
ma un figone resta sempre un’attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

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La buonapolitica, le primarie e gli alberi

Quest’anno ho piantato un viale di tigli lungo la strada che conduce al mio eremo: mi son chiesto se riuscirò a godere della loro ombra e soprattutto delle ventate di profumo dei loro fiori nel mese di maggio. Ma li ho piantati per rendere più bella la terra che lascerò, li ho piantati perché altri si sentano inebriati del loro profumo, come lo sono stato io da quello degli alberi piantati da chi mi ha preceduto.

Così scrive padre Enzo Bianchi nell’epilogo del suo ultimo libro (Ogni cosa alla sua stagione, Einaudi, 130 pagg., 12,00€). Ecco, la politica è quella roba lì, di cose fatte non per sé ma per chi verrà dopo. Fare politica vuole dire lasciare il segno, una traccia su cui altri metteranno il piede. Un’attività gratuita, nel senso che produce effetti di cui non godrà chi la esercita, ma altri. Una roba per gente perbene, ma non per gente qualunque.

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@pbersani: la comunicazione è relazione

Dunque, ieri a Napoli Pierluigi Bersani ha detto di fare attenzione: “Avere rapporti amichevoli con la comunicazione. Ma non essere subalterni e subordinati alla comunicazione. Dobbiamo andare più a fondo. Il mestiere della politica non è il mestiere della comunicazione. Ha delle parentele sì, ha delle vicinanze, ma è un’altra cosa. Teniamoci questa autonomia, lavoriamo più a fondo.”

Ora, io credo che il segretario del PD pensasse opportuno ricordare che la politica è in primo luogo progettualità, e solo successivamente pedagogia, proseletismo e marketing elettorale. E sono d’accordo con lui.

Se invece era un modo per dire che il duo Civati-Serracchiani e il solista Renzi fanno spettacolo mentre la politica è una cosa seria, beh, ha sbagliato. Avrebbe sbagliato perché in questo caso non si renderebbe conto che Il nostro tempo a Bologna lo scorso week-end e il Big Bang fiorentino ancora in corso sono un modo per coinvolgere cittadini, elettori, simpatizzanti e potenziali sostenitori del PD, avvicinandoli attraverso forme di comunicazione contemporanee e attuali. E siccome forma e sostanza tendono a coincidere, piuttosto che soffermarsi su questa retorica autonomia della politica dalla comunicazione, il segretario di un partito che da qui a 6-18 mesi tenterà di assumere la guida del paese dovrebbe dimostrare di prendere sul serio quei contributi, accogliendone alcuni stimoli.

Che – tatticamente – sarebbe anche un modo per tenere “dentro” un bel pezzo di cittadinanza attiva.

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PD: Partito in Discussione

#Leopolda… Bello questo sabato online: come ha scritto qualcuno, c’era un congresso del PD su Twitter. Europa ha seguito sia il Big Bang alla Leopolda che la giornata di formazione del PD a Napoli (“Finalmente Sud”) con il live-micro-blogging.
A Firenze si rivede Chiamparino, il Parisi referendario è molto applaudito e Pippo Civati con un copu-de-theatre si riprende uno spazio suo, visto che alla Leopolda l’anno scorso c’era “Prossima fermata Italia” che è un suo format.
Al di là del tifo e delle prese di posizione pre-concette, a questo punto la partita è aperta. Se i protagonisti del gioco hanno po’ di rispetto per gli Italiani, il PD diventa un bel soggetto politico. Se invece si guardano l’ombelico e fanno prevalere le ambizioni personali, è un disastro per il Paese.

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Extravergine di comunicazione

Rilancio la segnalazione di Pippo Civati in questo suo post su Extravergine di comunicazione, che è proprio un bel sito. Anche perché, insieme a un po’ di amici, l’ho fatto anch’io 😉

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Bettini sposa la democrazia diretta

Da mesi numerosi attivisti della “base” del PD reclamano maggiore democrazia interna, maggiore capacità di contribuire alla formazione delle decisioni, un coinvolgimento continuo. Di fatto mettono a disposizione del partito energie e tempo che i vertici (locali e nazionali) non sanno utilizzare, valorizzare, capitalizzare. Alle politiche del 2008 era stata lanciata dal sito del partito una campagna di reclutamento di volontari, molto obamiana. Con la differenza che nessuno seppe cosa farsene dei 3.000 (tremila!) volontari accorsi a dare la propria disponibilità a lavorare per esempio in comunità dove non c’erano circoli PD. Nessuna idea. Salvo mandare le solite sterili newsletter agli indirizzi mail raccolti.
Poi c’è stato il Lingotto dei piombini, la mobilitazione per le primarie, la proposta delle doparie e sabato scorso ancora centinaia di persone a Milano per andare Oltre, insieme a Pippo Civati.
Oggi il Riformista dedica un’intera pagina a un articolo di Goffredo Bettini che di fatto lancia l’idea di democrazia integrale nel partito cioè di consultazioni continuative con i militanti per risolvere le questioni su cui ci si è bloccati in passato (per esempio sul testamento biologico).
Questa dimensione partecipativa, una specie di populismo consapevole e dal basso, era una dimensione importante della candidatura minoritaria di Ignazio Marino alle primarie per la segreteria nazionale. Candidatura sostenuta da Bettini. E nata proprio al Lingotto lo scorso giugno quando i tentennamenti dei piombini originali diedero spazio proprio al medico-senatore. I piombini stessi si trasformarono in sottomarini e sostennero lealmente quella candidatura.
Oggi Bettini riprende e rilancia quel modello, integrato con istanze di rinnovamento (limiti di mandato senza deroghe), valutazione del merito sulla base di attività e idee prodotte, rotazione negli incarichi… La democrazia diretta fa fatica ad entrare nelle stanze del potere. Che Bettini possa essere la chiave?

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Analogie transalpine

Se gli 8.101 sindaci della Penisola vi sembran tanti, date un’occhiata al di là delle Alpi, ai cugini francesi: ci sono ben 36.000 sindaci eletti direttamente.
E come accade in Italia, a causa della cancellazione dell’ICI e dei vincoli alla spesa posti dal patto di stabilità anche ai Comuni virtuosi, anche i primi cittadini francesi sono in contrasto con il potere centrale perché il governo Sarkozy intende tagliare una fonte di gettito fiscale locale (la “taxe professionnelle”, qualcosa di simile all’Irap).
I primi cittadini francesi occupano un posto nell’immaginario politico dei loro connazionali analogo a quello dei sindaci italiani: sono la carica elettiva che gode della maggiore fiducia (72% contro il 30% riconosciuto ai parlamentari e il 15% ai membri del governo, secondo un sondaggio TNS).
E come accade spesso per i politici italiani cumulano più cariche, cosicché molti dei sindaci che si oppongono alla riforma, il governo se li ritrova anche in Parlamento (la leader socialista Martin Aubry non è parlamentare ma sindaco di Lille…).

PS: Il dato più importante dello studio citato di TNS è che il 70% dei rispondenti hanno incontrato “personalmente di persona” – come direbbe Pippo Civati parafrasando il camilleriano Catarella – il loro sindaco, confermando che questa carica incarna le istituzioni nella prossimità del qui e ora.

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Napoli, 23 settembre

invito napoli

Sindaci e imprenditori: il contributo della cultura d’impresa alla politica del territorio

Intervengono, con l’autore: Giovanni Lettieri (presidente Unione Industriali di Napoli), Giuseppe Civati (consigliere PD Regione Lombardia), Andrea Romano (direttore Italia Futura), Claudio Velardi (imprenditore)

Modera: Marco Demarco (direttore Corriere del Mezzogiorno)

Napoli, Unione Industriali, piazza dei Martiri 58

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