comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

#ItaliaGermania e #notiziechenonloerano

Dalle prime pagine di oggi:

Corriere della Sera: Sfida sulle banche tra Roma e Berlino

Repubblica: Aiuti alle banche, Merkel frena Renzi

La Stampa: Banche, Merkel gela l’Italia

Il Messaggero: Banche, duello Merkel-Renzi

Ci dobbiamo preoccupare? Si ripropone tra stati membri il cliché dello “scontro” tra l’Italia e “l’Europa”?

Se la Brexit è frutto di anni di impegno attivo nella disinformazione e direi nella disedeucazione dei cittadini europei, i titoli dei giornali sono parte del processo. Perché mistificano, raccontano cioè una storia che è diversa dalla realtà dei fatti.

I fatti li ha raccontati molto bene ieri Giovanna Pancheri. La corrispondente di SkyTg24 da Bruxelles ha spiegato che le parole della Cancelliera Merkel sono state pronunciate in risposta alla domanda posta da un giornalista tedesco in conferenza stampa. Il giornalista ha premesso che alcuni paesi, tra cui l’Italia, starebbero pensando di approfittare della Brexit per stravolgere le regole comuni (il riferimento è alle regole sugli aiuti di Stato e sulla gestione delle crisi bancarie ma ancora più esplicitamente ai parametri di bilancio come il rapporto tra deficit e PIL), e quindi ha chiesto che cosa può fare la Germania per impedire che ciò accada. È evidente che in quel contesto la signora Merkel dovesse rassicurare la propria opinione pubblica nazionale, spiegando di essere contraria all’idea di cambiare regole entrate in vigore da poco. Ma ha anche detto che quelle stesse regole prevedono degli spazi di manovra per consentire interventi straordinari in casi eccezionali e che le istituzioni sono pronte a salvaguardare il risparmio.

Dove sarebbe quindi lo scontro? L’Italia non ha chiesto e non sta chiedendo di cambiare alcuna regola. È quello che ha ricordato il Presidente Renzi. Rilasciando di propria iniziativa dichiarazioni per replicare alla collega tedesca? No. Anche lui ha risposto a una domanda, nel corso della conferenza stampa italiana a Bruxelles. Gli è stata riportata la posizione della Cancelliera e il Presidente ha ricordato appunto che l’Italia non chiede di cambiare le regole in corsa.

Come accade allora che quasi tutte le testate raccontino la storia in termini di duello, scontro, sfida? Evidentemente è una scelta che ha poco a che vedere con l’informazione, che dovrebbe riportare i fatti. È piuttosto una scelta estetica, basata sulla presunzione di conoscere i gusti dei lettori e sulla decisione che convenga accontentarli, piuttosto che sfidarli con la verità. Lo “scontro” è un cliché, un format, che alle direzioni dei giornali piace assai. E basta appena uno spiraglio perché le agenzie selezionino accadimenti che vi alludano (anche i redattori sanno che cosa “funziona” nella vertigine del flusso di informazioni, cioè che cosa ha più probabilità di essere ripreso da altri), e i siti dei giornali in Rete vi costruiscano i primi titoli, poi ripresi dai TG. Fino ad arrivare alle prime pagine dei giornali che leggiamo il giorno dopo.

Che fare? Rassegnarsi? Meglio di no. Tre piccoli suggerimenti ai lettori per orientarsi nella interpretazione di queste “notizie”. Che corrispondono alle tre regole molto pragmaticamente usate da Giovanna Pancheri ieri per il suo servizio:

  1. Chiedersi in quale contesto è stata resa una dichiarazione
  2. Chiedersi se si tratta di un’affermazione spontanea o della risposta a una domanda
  3. Ascoltare / leggere la domanda alla quale si è data risposta

Insomma, dalle #notizichenonloerano ci si può difendere. Anche ascoltando Luca Sofri (al minuto 5’10”) che su questi temi ha scritto un libro.

Archiviato in:comunicazione politica, , , , , , , ,

Pensioni: promesse, aperture e risposte dovute

Sui quotidiani di oggi grande evidenza al tema delle pensioni (Corriere e Messaggero ci fanno l’apertura, ma è in prima su tutte le principali testate). Il fatto che ieri ne abbiano parlato il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il presidente dell’INPS e il sottosegretario con deleghe economiche ha scatenato ipotesi di grandi manovre sul sistema previdenziale. Alcuni titoli:

  • Pensioni: Padoan apre sulla flessibilità (Il Sole 24 Ore)
  • Padoan riapre il cantiere pensioni (Corriere della Sera)
  • Flessibilità, Padoan apre (Repubblica)
  • Padoan apre sulle pensioni “Ma servono 7 miliardi” (La Stampa)
  • Pensioni flessibili, Padoan apre (Il Messaggero)

Avvenire e Fatto Quotidiano non citano il Ministro nei titoli, Libero fa un catenaccio con “Padoan rilancia una vecchia proposta del governo Monti: un prestito per chi lascia il lavoro in anticipo”.

Il lettore si può chiedere quale iniziativa sarà stata presa per annunciare una iniziativa che giustifichi questi entusiasmi: in realtà, il ministro ha risposto alla domanda di un parlamentare nel corso di un’audizione (sul sito del Ministero il testo dell’intervento e il video della sessione) sul Documento di Economia e Finanza 2016 (DEF) alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

Ecco che cosa ha chiesto l’on. Marchi e quello che ha risposto il Ministro.

Domanda dell’On. Maino Marchi

Volevo chiedere se sulla flessibilità per le pensioni si sta pensando anche a un coinvolgimento di soggetti bancari o assicurativi per affrontare il tema dell’impatto che può avere nei primi anni – e che è la difficoltà  con cui ci stiamo confrontando per raggiungere questo obiettivo.

Replica del Ministro Padoan

È stata citata la questione del possibile ruolo del sistema creditizio relativamente alla flessibilità pensionistica. Su questo tema il DEF non si addentra più di tanto, ribadisce un concetto che sicuramente mi avete sentito esprimere più di una volta: il sistema pensionistico è uno dei pilastri della sostenibilità del sistema italiano e questo ci viene riconosciuto in sede europea. Siamo un paese ad altro debito – che peraltro sta scendendo ma siamo pur sempre un paese ad alto debito – quindi questo [la stabilità] è un valore fondamentale. Detto questo sicuramente ci sono margini per ragionare sia sugli strumenti che sugli incentivi che sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro in modo tale da migliorare le opportunità sia per chi sta per andare in pensione sia per chi deve entrare nel mercato del lavoro. Quindi io sono sicuramente favorevole a un ragionamento complesso e sono sicuramente aperto a fonti di finanziamento complementari che si possono studiare. Non mi soffermo di più perché il DEF non esclude queste cose, le rinvia al dibattito dei prossimi mesi.

Quando il Ministro accenna al DEF fa riferimento a un passaggio del Programma Nazionale di Riforma (costituisce una delle sezioni del Documento), a pag. 86:

Il Governo da ultimo valuterà, nell’ambito delle politiche previdenziali, la fattibilità di interventi volti a favorire una maggiore flessibilità nelle scelte individuali, salvaguardando la sostenibilità finanziaria e il corretto equilibrio nei rapporti tra generazioni, peraltro già garantiti dagli interventi di riforma che si sono susseguiti dal 1995 ad oggi.

Archiviato in:Governo, Uncategorized, , , , , , , , , , , , , ,

Tu chiamale se vuoi interpretazioni

Visita del Commissario europeo alla concorrenza Vestager ieri a Roma per un’audizione parlamentare. Nel corso della giornata incontra i titolari di diversi ministeri, e tra questi il Ministro dell’economia e delle finanze. Si parla anche di “bad bank” (la società che dovrebbe eventualmente favorire lo smaltimento dei crediti in sofferenza che appesantiscono i bilanci delle banche).

Alcuni titoli di oggi:

  • Libero cruento: La Ue spara sulla bad bank di Renzi
  • Repubblica aperturista – La Ue apre alla “bad bank” italiana
  • Messaggero per la via di mezzo – Bad bank, Bruxelles resta tiepida sulla proposta italiana

Per completezza gli altri:

  • Sole 24 Ore perimetrale – Bad bank, i paletti di Bruxelles
  • Stampa ottimista – Bad bank, Ue fiduciosa sull’ok
  • Giornale una volta tanto d’accordo con Repubblica – La Ue apre alla bad bank italiana
  • Avvenire introduce una sfumatura – La Ue (ri)apre sulla bad bank

Ma forse è colpa nostra che comunichiamo male.

Archiviato in:comunicazione politica, Governo, , , , , , , , , ,

Le retromarce, le illusioni ottiche e @OGiannino. Se i censori facessero buon giornalismo…

Questa mattina è possibile vedere come si realizza plasticamente una illusione ottica giornalistica. Non uso “manipolazione”, perché allude a una distorsione proditoria o un intento strumentale. In questo caso, come nella maggior parte dei casi simili, si tratta soltanto di un processo autoreferenziale con il quale si costruisce un’argomentazione sul nulla, creando una illusione ottica della quale gli stessi autori cadono vittima.

Il caso: nei giorni scorsi è stata portata all’onore delle cronache una relazione scritta dalla Ragioneria Generale dello Stato (un dipartimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze) in seguito a una ispezione presso il Comune di Roma. In quella relazione di sollevano obiezioni di legittimità alla concessione di premi al personale dipendente del Comune stesso tra il 2008 e il 2012. La relazione, come è prassi, è stata consegnata dalla Ragioneria al Comune e alla Corte dei Conti, la magistratura contabile che valuterà se sussistano gli estremi di una violazione normativa, se sia presente un danno erariale, ed eventualmente per intervenire.

I media decidono di raccontarla diversamente. In particolare ieri la Repubblica apre l’edizione locale di Roma con questo titolo: Salario accessorio, la scure del Mef “Il Comune restituisca 350 milioni”. Le virgolette, messe così, lasciano intendere che sia il Mef a chiedere la “restituzione” o il “rimborso” (sul sito Repubblica.it veniva usato questo termine). Una versione infondata, dato che la Ragioneria – e quindi il Ministero – hanno “soltanto” effettuato una ispezione, il cui esito è descritto in una relazione inviata alla Corte dei Conti. Nella relazione non si “richiede” alcunché. Eventualmente è la Corte dei Conti che ha il potere di “chiedere” qualcosa a qualcuno.

Ineffabilmente, oggi sul Messaggero – che ieri aveva riferito correttamente la vicenda, senza attribuire al Ministero la “richiesta” di rimborsi o restituzioni – Oscar Giannino fa un lungo panegirico nel quale colleziona l’armamentario retorico delle illusioni ottico-mediatiche: pasticcio, passo falso, e nel titolo di apertura del quotidiano romano non poteva mancare il mitico retromarcia.

Ora, osservate bene i passaggi: la Ragioneria fa un’ispezione su richiesta del sindaco, gli consegna la relazione, riceve delle controdeduzioni, comunica la propria valutazione delle stesse. Scrive sempre e soltanto a Comune e Corte dei Conti. Nessun leak né utilizzo strumentale delle informazioni. Tutto avviene nel rispetto delle regole e nell’ordinario riserbo istituzionale con il quale agisce la Ragioneria Generale dello Stato. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze non partecipa ad alcuna battaglia politica ma svolge i propri compiti istituzionali secondo le modalità istituzionalmente definite.

A distanza di tempo questo carteggio viene alla luce: non per volontà del Ministero, che non avrebbe alcuna motivazione. Diventa immediatamente oggetto di un confronto tra forze politiche presenti nel consiglio comunale, di alzate di scudi dei sindacati, e delle prese di posizione delle associazioni di consumatori (che altrettanto ineffabilmente scrivono: se qualcuno chiede ai dipendenti di restituire i soldi dei premi facciamo causa al fianco dei dipendenti, se invece qualcuno aumenta le tasse per finanziare quei premi facciamo causa al fianco dei cittadini; manca la terza possibilità: se quei premi sono stati finanziati con la fiscalità generale da tutti i contribuenti italiani, non vogliamo pensare di fare una causa al loro fianco?). Non c’è dubbio che la vicenda si presta, in questa fase, al confronto politico e quindi oggi si trova anche chi vanta la “vittoria” in una inesistente battaglia contro il Ministero. E di questo non si possono incolpare i media.

Ma mentre Repubblica recupera lo scivolone di ieri, con articolo e titolazione che escludono qualsiasi riferimento a “richieste” del Ministero, il Messaggero inverte la posizione e parla di retromarcia, con Giannino che scrive:

In sole dodici ore siamo passati dal Mef che sembrava [sic!] avere una posizione, cambiata poi completamente.

Caro Giannino, il Ministero ha fatto pervenire al Comune una relazione e una comunicazione di commento alle controdeduzioni. Non nelle ultime dodici ore, ma mesi fa. Senza alcun “passo falso”. Le retromarce e i cambi di posizione sono una illusione ottica tutta interna alla narrativa mediatica. Che farebbe un migliore servizio ai lettori se fosse più accurata. Tutto qui.

Inventare casi forzando i fatti e constatare che si è costruita informazione infondata è un conto. Sviare da sé le proprie responsabilità attribuendo ai soggetti interessati altrettanto infondate “retromarce” è una prassi insopportabile.

Archiviato in:comunicazione e basta, Governo, , , , , , , , , , ,

Il @pdnetwork riparta dai disoccupati, che votano per altri

Dell’analisi di Ilvio Diamanti (oggi a pag. 9 di Repubblica) prendo in considerazione soprattutto un dato, che è un punto di vista: il voto dei disoccupati. Sono quelli che alzano gli occhi verso il futuro con un punto interrogativo fatto di angoscia. Sono quelli che più di tutti hanno voglia di credere, più di tutti sono pronti a dare spazio alla speranza.

Dalle mappe di Diamanti risulta che più di 4 disoccupati su 10 hanno scelto alle ultime elezioni il Movimento 5 stelle. Poco più di 2 (23,7%) hanno votato peri il centrodestra di Berlusconi. Soltanto 2 su 10 hanno votato il cenetrosinistra.

Solo il 20,1% dei disoccupati ha votato per la coalizione Bersani

Il voto 2013 per categoria socio-professionale

Ecco, un partito “di sinistra” dovrebbe combattere la disuguaglianza tra i cittadini nelle condizioni di partenza, quelle che dovrebbero consentire a tutti di accedere alle risorse materiali e immateriali della vita sociale secondo i propri meriti e i propri talenti (dopo aver assicurato che tutti possano soddisfare i bisogni primari). I disoccupati si trovano in condizione di non potere garantire per sé e per le proprie famiglie l’accesso alle risorse, si trovano in condizioni anzi di vedere deperire il proprio capitale sociale (per esempio la possibilità che i propri figli possano acquisire nuovo capitale intangibile attraverso lo studio). Si trovano in condizioni di vedere negata la propria dignità, perché è questo che vuole dirci l’art. 1 della nostra Costituzione.

Chi andrà dal Capo dello Stato nei prossimi giorni abbia questo in testa, prima di tutto: una proposta per sostenere le imprese capaci di conservare i propri livelli di occupazione e magari aumentarli. Perché tutto il resto – i costi della politica, la legge elettorale ecc. – sono un mezzo. Non un fine.

Archiviato in:politica, , , , , , , ,

Grazie Ravelli che su @rep_milano fa il punto sul tafazzismo di sinistra

Se questo fosse un Paese normale, un onesto candidato che si presentasse in Lombardia contro il centrodestra dei Maroni e dei Formigoni dovrebbe vincere a mani basse. Sarebbe ovvio e naturale che una classe politica responsabile di ruberie (a centinaia di milioni di euro, altro che Nutella), traffici malavitosi con la ‘ndrangheta, firme false sulle liste, vacanze tropicali a sbafo, diamanti e lauree albanesi, multe per le quote latte scaricate sui contribuenti, se ne andasse a casa e lasciasse il campo a qualcun altro. Sarebbe, prima di tutto, una questione di efficienza e di decenza.

La Lombardia, regione dinamica che pure soffre la crisi del lavoro e dell’economia, si merita di meglio. Umberto Ambrosoli, non avendo alle spalle una macchina elettorale collaudata, scontando le difficoltà dell’esordiente e pagando un ovvio deficit di notorietà, ci sta provando. E gli tocca affrontare, oltre allo strapotere economico degli avversari – solo Maroni spenderà per la campagna elettorale circa il doppio di quanto ha preventivato Ambrosoli – anche la sindrome tafazziana di quelli che dovrebbero voler vincere con lui e che invece preferiscono esercitarsi nella tradizionale attività della sinistra, che è quella di sottolineare i difetti del compagno di banco. Quelli con il ditino alzato, che non gli va bene niente. Quelli che Maroni se lo sono meritato.

Repubblica, ed. Milano, 5 febbraio 2013

Archiviato in:comunicazione politica, , , ,

Pasolini, purché se ne parli va bene anche Quagliarella

Ho controllato su Wikipedia: oggi non è un anniversario di qualche evento legato all’esistenza di Pier Paolo Pasolini. Ma è trascorso da 10 giorno l’anniversario della sua morte. Me lo sono chiesto perché oggi mi sono ritrovato citazione di PPP ad ogni pagina sfogliata dei giornali.

Viene citato da Massimo Giannini su Affari&Finanza di Repubblica (a proposito della “casta dei Quirini”, l’inchiesta sui funzionari inamovibili della Pubblica Amministrazione), che rievoca il famoso “scritto corsaro” (nel titolo in prima del suo pezzo) che esordiva con “io so” a proposito delle responsabilità di quegli anni. Lo ritrovo sul quotidiano concorrente di via Solferino, a pag. 8 del Corriere della Sera (Pernacchie e Pasolini, la “strategia Crocetta”) laddove il neo-presidente eletto della Regione Siciliana cito lo stesso scritto (!)

Mi sveglio, vedo le Eolie e sulla parete il famoso motto “Io so, ma non ho le prove”. Pasolini era un intellettuale fuori dal Palazzo,ma noi adesso ci siamo dentro e le prove cominciamo a vederle. Ne troveremo tante.

E infine Darwin Pastorin su Pubblico scomoda Pasolini per un articolo su Fabio Quagliarella (non Gaetano Quagliariello: proprio Quagliarella – pare che tutte le testate si siano messe d’accordo anche su questo, approfittando della domenica per scirvere lo stesso articolo sull’attaccante bianconero che in questa stagione realizza un gol ogni 55′ giocati – Rep e Corsera molto simili tra loro).

E va bene, dalla politica al calcio – le due forme di spettacolo più “pop” della nostra epoca insieme a X Factor – purché se ne parli: di Pasolini si optrebbe anche pubblicare uno scritto al giorno, a piccole dosi, perché la sua moralità non ci dia alla testa nello sconfortante panorama corrente.

Archiviato in:comunicazione e basta, , , , , , , ,

Vi ricordate chi era l’antagonista di Renata Polverini?

Non siamo tutti uguali, no davvero. Certo: costa remare contro la corrente deil comune sentire. È faticoso e si paga un prezzo. Lo avverto ogni giorno sulla pelle. Per me però è molto importante mantenere accesa la fiaccola delle istituzioni. È fondamentale. È come tenere accesa una luce: guardate, questa è un’istituzione, vedete? Sapeste quanto è importante, in democrazia.”

La citazione del giorno* è della vice-presidente del Senato Emma Bonino, radicale, già candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio. Competizione vinta, invece, per pochi voti, da Renata Polverini. Il resto è Storia.

* Dall’intervista di Concita De Gregorio, pag. 4 de la Repubblica

Archiviato in:comunicazione politica, , , , , , ,

Il dito dei media, la luna di @matteorenzi e lo sguardo di @weuropa

I mezzi di informazione italiani si accalcano intorno a Matteo Renzi, come tanti indici che invitano l’opinione pubblica a distogliere lo sguardo dalle curiosità del presunto novus del verbo grillino per rivolgerlo al rottamatore (espressione veramente coniata per Pippo Civati). Il quotidiano Europa guarda il dito. Ma non nel senso degli stolti che non capiscano di dover guardare la luna.

Al contrario, Stefano Menichini e Paolo Campo oggi sottolineano come sia cambiato il mood dei principali media italiani: Repubblica, ritenendo Bersani impossibilitato a vincere, ha deciso di dare un po’ di boost a Renzi, anche se probabilmente il sindaco di Firenze non è esattamente la cup of tea di Ezio Mauro, Eugenio Scalfari e l’editore (ah, L’Espresso di questa settimana gli dedica la copertina, proprio quando la festa nazionale del PD si appresta a raggiungere il culmine del climax con il discorso del segretario di domani); il Corriere ritiene di poter dare una spallata alla componente meno riformista e moderna del PD, continuando nella linea del watchdog (il cerchiobottista, secondo il Foglio) della democrazia – delegando come sempre il compito di mazzolare la sinistra ad Antonio Polito, che oggi pone 9 buone domande al candidato Renzi. E Mentana vive una nuova giovinezza soffiando sul fuoco delle agitazioni interne al Movimento 5 Stelle (e sai che novità quello che sta accadendo… da Formigli, poche sere, Carlo Galli fa ha detto spazientito e un po’ avvilito l’ovvio che ogni buon osservatore già sa).

I veri king maker sono i mezzi di informazione, e se i due più grandi quotidiani decidono di dare spazio al nuovo che avanza (probabilmente per fini diversi e mossi da diversi presupposti) c’è da scommettere che il gioco si fa duro per Pierluigi Bersani. Lui ritiene che Hollande non sia tanto lontano, non solo geograficamente, ma la storia (italiana recente dell’opinione) non è schierata con lui. Se Rep e Corsera gli si mettono di traverso non è che si possa andare avanto soltanto con l’Unità…

PS: Però, ragazzi di Europa, cambiate l’app per iPad, crasha in continuazione…

Archiviato in:comunicazione politica, , , , , , , , , , , , , , , ,

Piccoli insulti, piccoli uomini, piccola democrazia su @repubblica.it

Non credo che Carlo Galli e Filippo Ceccarelli si siano accordati sulla chiusura dei rispettivi articoli del Diario odierno di Repubblica (pagg. 42 e 43) dedicato agli insulti politici. Per questo mi sembra un segnale scoraggiante (tra i tanti).

Ceccarelli chiude dicendo “Piccola politica, oggi, piccoli insulti”. Galli: “…si rivela lo squallido degrado della piccola politica, dei piccoli tempi, dei piccoli uomini, della piccola democrazia.”

Archiviato in:comunicazione politica, , ,

robertobasso@twitter

Segui assieme ad altri 3.922 follower