comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Tocca perfino dare ragione a Reagan..

We are a nations that has a Government. Not the other way around.

(“Siamo una nazione che ha un Governo. Non il contrario.”)

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Non sono tutti uguali: io ne conosco uno…

No, non siamo tutti uguali: ci sono italiani che vanno in giro a testa alta per il mondo. E, di conseguenza, anche coloro che si impegnano in attività politiche non sono tutti uguali. Perché accanto a quelli che intascano i soldi pubblici per migliorare la propria vita e quelli che utilizzano varie risorse pubbliche (per esempio la possibilità di insediare personale nelle amministrazioni) per ricambiare le disponibilità e il sostegno ricevuto per l’elezione, ci sono quelli che pagano di tasca propria.
Conosco, e ne sono onorato, un signore che a fine campagna elettorale – una campagna difficile, una specie di mission impossible – ha fatto ricorso a un finanziamento personale per pagare le spese di fornitori e consulenti, visto che i partiti della coalizione hanno tirato i remi in barca.
Ecco, c’è ancora chi è disposto a metterci la faccia e le proprie risorse per provare a fare del mondo posto un mondo migliore.

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Ma che c’entra la casta?

Alle 6:40 ascoltavo una rassegna stampa su RadioRai, ovviamente dedicata alle dimissioni della Presidente della Regione Lazio. Ospiti alcuni direttori di testata, tutti i commenti concentrati sul “ceto politico” e le sue nefandezze. Una conduttrice interrompe l’originale dibattito per dare questa notizia: Undici dipendenti del comune di Pedace (Calabria) arrestati per assenteismo. Il commento a caldo è stato incomprensibile, o illuminante, secondo i punti di vista: “ecco, la corruzione della casta ha invaso tutta la politica, a tutti i livelli”.
Ma come “la casta”? Come “la politica”? Quelli sono dipendenti di una amministrazione, mica rappresentanti eletti di una comunità. Sono persone che erogano una prestazione in cambio di un salario, sulla base di un contratto, che dovrebbe costituire un impegno etico, non solo giuridico. Sono persone partecipi della comunità che contribuisce a retribuirli. Quella è marcia, e di conseguenza “la politica”, cioè il gruppo di persone che vive di indennità per ricoprire una carica pubblica.
La “casta” non è una moderna aristocrazia, da debellarsi a colpi di ghigliottina e di rivoluzione. Perché qui non c’è sangue blu e non c’è discendenza. Estromessa una infornata se ne presenta subito un’altra. Magari composta dagli undici dipendenti del Comune di Pedace rimasti senza lavoro…

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Ma che c’entra la casta?

Alle 6:40 ascoltavo una rassegna stampa su RadioRai, ovviamente dedicata alle dimissioni della Presidente della Regione Lazio. Ospiti alcuni direttori di testata, tutti i commenti concentrati sul “ceto politico” e le sue nefandezze. Una conduttrice interrompe l’originale dibattito per dare questa notizia: Undici dipendenti del comune di Pedace (Calabria) arrestati per assenteismo. Il commento a caldo è stato incomprensibile, o illuminante, secondo i punti di vista: “ecco, la corruzione della casta ha invaso tutta la politica, a tutti i livelli”.
Ma come “la casta”? Come “la politica”? Quelli sono dipendenti di una amministrazione, mica rappresentanti eletti di una comunità. Sono persone che erogano una prestazione in cambio di un salario, sulla base di un contratto, che dovrebbe costituire un impegno etico, non solo giuridico. Sono persone partecipi della comunità che contribuisce a retribuirli. Quella è marcia, e di conseguenza “la politica”, cioè il gruppo di persone che vive di indennità per ricoprire una carica pubblica.
La “casta” non è una moderna aristocrazia, da debellarsi a colpi di ghigliottina e di rivoluzione. Perché qui non c’è sangue blu e non c’è discendenza. Estromessa una infornata se ne presenta subito un’altra. Magari composta dagli undici dipendenti del Comune di Pedace rimasti senza lavoro…

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Eh sì, @civati, qualcuno deve pur farlo quello sporco lavoro

Mentre la sua collega Nicole Minetti dà quello che può di sé in passerella (eppur mi pento di questo mio becero maschilismo: magari nottetempo sta preparando un dotto saggio sui modelli di servizio per la sanità pubblica, quindi non c’è nessuna ragione per cui di giorno non possa esibire il proprio corpo in costume – non è neanche un costume da ancella greca come si usa a Roma Nord) – dicevo: mentre la sua collega sfila in costume, Pippo Civati parla di politica a Repubblica:

Intanto cerchiamo di capire se c’è una sintesi su un progetto politico che rappresenti tutte le anime “rinnovatrici”.

Del resto, tra sfilate, epiche feste ispirate a Ulisse, memorie del bunga bunga che fu, qualcuno deve pur fare quello sporco mestiere di ragionare su ciò che serve al Paese, elaborare proposte (tipo le 10 cose), unire singole persone in una proposta dai contenuti chiari, magari andando un po’ più in là dei (pur necessari) slogan.

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Vi ricordate chi era l’antagonista di Renata Polverini?

Non siamo tutti uguali, no davvero. Certo: costa remare contro la corrente deil comune sentire. È faticoso e si paga un prezzo. Lo avverto ogni giorno sulla pelle. Per me però è molto importante mantenere accesa la fiaccola delle istituzioni. È fondamentale. È come tenere accesa una luce: guardate, questa è un’istituzione, vedete? Sapeste quanto è importante, in democrazia.”

La citazione del giorno* è della vice-presidente del Senato Emma Bonino, radicale, già candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio. Competizione vinta, invece, per pochi voti, da Renata Polverini. Il resto è Storia.

* Dall’intervista di Concita De Gregorio, pag. 4 de la Repubblica

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Chi c’è dietro @Beppe_Grillo: ecco la verità

Un complotto pluto-giudaico? La CIA? Il circolo Bilderberg?

No, vi dico io chi c’è dietro Grillo, ma dovreste averlo ormai capito tutti. Dietro Grillo ci sono i Belsito, i Trota, i Fiorito, i Battistoni, i Lusi. E tutti i loro colleghi che hanno approfittato, che hanno goduto, che hanno taciuto. Ci sono i Calderoli che fanno una legge elettorale che definiscono “una porcata”, che avrebbero dovuto fare la riforma elettorale, una legge sulla natura giuridica dei partiti e sull’obbligo di controllo da parte della corte dei conti.

Grillo ci serve, eccome se ci serve. Altro che “fascisti del web”. Non è il bene, Grillo. E’ soltanto un tipo di male diverso da quello che impera. Grillo è il motore della conflagrazione, non la soluzione, perché il popolo non è mai migliore dei suoi rappresentanti, in democrazia. E non esiste alcun ricorso salvifico alla verginità di “chi non ha mai fatto politica”.

La società è alla continua ricerca di un equilibrio. Quello attuale è insostenbile. Non bisogna sperare in formulette magiche. Bisogna soltanto lavorare per il meglio, tutti i giorni. Perché la democrazia è come la creatività: 10% ispirazione, 90% traspirazione. Cioè fatica quotidiana.

 

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I nostri soldi, Totò e Grillo

Civicom ha lavorato al fianco di cinque candidati sindaci per altrettante competizioni elettorali durante la tornata elettorale amministrativa della passata primavera. Budget scarsissimo ovunque (“la crisi, il rigore, i partiti non hanno soldi…”), pagamenti al rallentatore (in tre casi su cinque a distanza di quattro mesi i pagamenti non sono ancora arrivati).

Eppure le inchieste degli ultimi messi ci hanno spiegato dove vanno i finire i soldi dei partiti, cioè i nostri soldi: nelle case di Lusi, nelle auto e nelle lauree del Trota e più in generale nel sostegno di Belsito a the family, nei toga party finanziati da Fiorito ai colleghi del PDL laziali Battistoni & C.

Una immagine del toga party laziale

Una immagine del toga party laziale da Leggo.it

Mentre il governo tecnico imposta ed attua politiche per rimettere il Paese sulla giusta carreggiata, i partiti avrebbero potuto usare questo scorcio di legislatura per fare un paio di cosette: una legge elettorale che consenta ai cittadini di esprimere compiutamente la propria volontà, una legge sull’utilizzo dei fondi pubblici e sulla trasparenza dei finanziamenti privati. Macché.

Parafrasando Totò: poi dicono che uno si butta su Grillo.

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Fiorito siete voi. Cioè noi. La democrazia è faticosa

Ecco, la democrazia è imperfetta, è il peggiore dei regimi politici, se si escludono tutti gli altri (così pare dicesse Churchill). Presenta paradossi e contraddizioni. Lo spiega bene Michele Serra nell’Amaca di oggi su Repubblica: Franco Fiorito, “er federale de Anagni”, è uno di noi.
Altro che casta: la casta siamo noi, perché i Belsito e i Fiorito (tra nomi dei partiti e nomi dei professionisti che la praticano, da noi la politica non è una disciplina sociale, ma una branca della botanica) mica sono eredi di una monarchia, è gente che ha preso una strada, ha trovato un ascensore e si è trovata in cima – o quasi – a una piramide di privilegi. In un modo o nell’altro quell’ascensore lo abbiamo spinto noi elettori, con o senza preferenze, con listini bloccati e procellum e tutte le cose inventate per ridurre la contendibilità delle cariche elettive (e quindi la concorrenza tra candidati e la possibilità di scelta dei cittadini).
Ora, per carità, lungi da me la tentazione di fare di tutte le erbe un fascio: dire che siamo tutti colpevoli equivarrebbe a sostenere che nessuno è colpevole. Sappiamo che non è così, che ci sono gli onesti e i corrotti. Anzi: non dobbiamo farci prendere dalla tentazione, periodicamente, di buttare tutti a mare e fare salire a bordo una ciurma tutta nuova, sperando che per qualche mistero gaudioso si comporti meglio della precedente. Spazzati via da Tangentopoli i vari psdi, pli, pri, psi, dc qualcuno si è illuso della purezza etica della Lega, finita con Belsito e il Trota; poi il rigore magistrale di Di Pietro; adesso Grillo. Domani chissà.
La democrazia è fatica: discussione, verifica, informazione, partecipazione. E quindi selezione. Richiede ai cittadini la pazienza di separare il grano dal loglio, il discutibile dal rigoroso, il sano dal marcio. Perché Fiorito è in mezzo a noi, di Lusi sono piene le famiglie italiane, un figlio Trota può capitare a tutti. Dillo anche agli altri: chi non si impegna a selezionare, avvelena la politica, anche la tua.

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