comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Analogie transalpine

Se gli 8.101 sindaci della Penisola vi sembran tanti, date un’occhiata al di là delle Alpi, ai cugini francesi: ci sono ben 36.000 sindaci eletti direttamente.
E come accade in Italia, a causa della cancellazione dell’ICI e dei vincoli alla spesa posti dal patto di stabilità anche ai Comuni virtuosi, anche i primi cittadini francesi sono in contrasto con il potere centrale perché il governo Sarkozy intende tagliare una fonte di gettito fiscale locale (la “taxe professionnelle”, qualcosa di simile all’Irap).
I primi cittadini francesi occupano un posto nell’immaginario politico dei loro connazionali analogo a quello dei sindaci italiani: sono la carica elettiva che gode della maggiore fiducia (72% contro il 30% riconosciuto ai parlamentari e il 15% ai membri del governo, secondo un sondaggio TNS).
E come accade spesso per i politici italiani cumulano più cariche, cosicché molti dei sindaci che si oppongono alla riforma, il governo se li ritrova anche in Parlamento (la leader socialista Martin Aubry non è parlamentare ma sindaco di Lille…).

PS: Il dato più importante dello studio citato di TNS è che il 70% dei rispondenti hanno incontrato “personalmente di persona” – come direbbe Pippo Civati parafrasando il camilleriano Catarella – il loro sindaco, confermando che questa carica incarna le istituzioni nella prossimità del qui e ora.

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Parole sante, Presidente

Ieri il presidente Napoitano ha detto cose interessanti, parlando a una delegazione dell’ANCI: lo scontro politico cieco e pregiudiziale è una sceneggiata; la legge del 1993 per l’elezione diretta del primo cittadino è la riforma che ha funzionato meglio e tenuto nel tempo; i sindaci incarnano l’istituzione più vicina ai cittadini.

Il rinnovamento della politica italiana può partire soltanto da lì, dalla dimensione local, dai territori, dove si trovano al lavoro persone che hanno una qualità specifica: non sono interessate a fare della politica una carriera e della pubblica amministrazione un feudo da occupare per decenni. Insomma, da una parte il civil service di tanti sindaci e amministratori, dall’altra il mastellismo.

Dal capitolo La svolta. Tangentopoli e la nuova legge elettorale di “Sindaci imprenditori”.

Il sistema politico reagisce al malcontento generalizzato che esplode con Tangentopoli cercando anche soluzioni “di sistema”. Si pensa di instaurare una nuova stagione nel rapporto tra cittadini e rappresentanti, almeno a livello locale, promuovendo un nuovo sistema elettorale per il Comune che prevede l’elezione diretta del sindaco. Non più, quindi, l’elezione di un Consiglio Comunale in seno al quale parti distinte cercano un accordo sul quale convergere e infine nominano il capo della coalizione costruita su quella convergenza. Con la legge 81 del 1993 il sindaco viene eletto direttamente tra quelli che si candidano al ruolo. Lo scopo è chiaro: instaurare un rapporto diretto tra i cittadini e la persona che deve guidare il Comune, identificare in modo inequivocabile la responsabilità della gestione attribuendo a questa un nome e cognome, e infine impedire le manovre delle segreterie che provocavano la caduta delle giunte per ragioni spesso imperscrutabili. Col risultato di bloccare a lungo l’amministrazione in attesa della formazione di una nuova maggioranza, o della ricostruzione della stessa, magari su basi diverse, per esempio scambiando le deleghe all’istruzione con un assessorato ai lavori pubblici. La nuova legge elettorale consente un’investitura autorevole, una responsabilità chiara, maggiore stabilità. È così che nasce la stagione dei sindaci: gli italiani scoprono che è meglio scegliersi una leadership, assegnare un incarico a una persona, immaginarla al proprio servizio, con una responsabilità alla quale non ci si può sottrarre. Fino al giudizio successivo, che spetta esclusivamente all’elettore. Un cambiamento che rende più disponibili a farsi coinvolgere alcuni imprenditori, i quali erano rimasti lontani dalla politica temendone le prassi poco trasparenti e il rischio di restarvi invischiati, compromettendo la propria immagine. Ma dal momento che si viene scelti direttamente dagli elettori e che soltanto a questi si deve rispondere, può valere la pena farci un pensiero.

La legge più giusta di questo Paese è la riforma del sindaco, io non avrei mai fatto il sindaco se avessi dovuto restare in balia dei partiti: oggi sono sindaco e domani non lo sono più perché le segreterie si sono messe d’accordo contro di me?! [Nord, centrodestra]

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Tra Noemi e Papi dove stanno i sindaci?!?

Neanche dieci giorni alle elezioni e del rinnovo delle amministrazioni in 4mila comuni non parla nessuno. Con l’eccezione della stampa locale che dedica un po’ di attenzione alle competizioni dei comuni del territorio, i media non trattano di un evento decisivo per la qualità della vita quotidiana: la scelta del primo cittadino.

E poi ci si chiede perché buona parte del Paese cerchi un rapporto diretto ed esclusivo, di pancia, con il Presidente del Consiglio, ci si lamenta che Silvio Berlusconi controlli i media…

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Size matters…

I 304 comuni amministrati da imprenditori-sindaci sono per lo più piccoli, ma se ne contano 45 superiori a 15mila abitanti, 13 con più di 30mila, e 5 oltre 50mila. Il focus di “Sindaci SpA” non è sulle aree metropolitane: troppo importanti politicamente perché il ceto politico possa abdicare, salvo cooptare l’imprenditore di fama per supplire alla propria inadeguatezza. Ciò non toglie che se avessimo scoperto che questo plotone di sindaci-imprenditori si occupa per lo più di comunità popolate da poche migliaia di cittadini, beh, avremmo dovuto radicalmente rivedere le tesi che animano il lavoro di ricerca. Questa distribuzione, invece, conferma che il fenomeno ha una sua rilevanza, e va analizzato in profondità.

L’altro aspetto interessante, delle dimensioni, riguarda la tipologia di “impresa” guidata dal sindaco: titolari di pubblici esercizi? Potremmo immaginarne tanti, tra le piccole municipalità d’Italia. Solo 10 su 304, invece.

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Dall'impresa alla cosa pubblica

In Italia ci sono più di 8000 comuni, guidati da sindaci scelti per elezione diretta. Fanno eccezione 16 commissari nominati dal Governo. Di questo esercito di sindaci, più di trecento sono imprenditori prestati alla gestione della cosa pubblica. Venti le donne, meno del 7%. Come lavorano questi sindaci-imprenditori? Quale contributo hanno dato alle comunità che li hanno scelti? Sono di destra, di sinistra o post-ideologici? Ci hanno perso o ci hanno guadagnato? Esistono analogie tra la gestione d’impresa e l’amministrazione pubblica? Clienti e cittadini sono in qualche misura assimilabili? La leadership di un amministratore eletto dai cittadini e quella dell’imprenditore che ha scelto i propri dipendenti hanno natura così diversa?

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