comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Questa sinistra

Se la frontiera della sinistra è l’uguaglianza (e non l’egualitarismo) questa è uguaglianza nelle condizioni di accesso ai beni materiali e immateriali del mondo contemporaneo, nella titolarità dei diritti civili, nella distribuzione delle opportunità sociali. È quindi uguaglianza che non ignora le diversità e non mortifica le eccellenze ma valorizza il merito, l’impegno e il talento.
Questa sinistra dunque riconosce la strumentazione sociale che il progresso civile ha messo a disposizione della comunità globale per conseguire l’uguaglianza: le istituzioni democratiche, le competenze sociali e tecnologiche, i mercati come meccanismi aperti per la valorizzazione delle eccellenze.
In questa cornice l’agire politico ha un primato sugli altri ambiti dell’agire sociale, a cominciare dall’economia. Come ci confermano Daron Acemoglu e James Robinson, soltanto istituzioni economiche aperte possono garantire uguaglianza nelle condizioni in cui gli individui si confrontano, cooperano e competono; a loro volta queste possono essere realizzate soltanto in presenza di istituzioni politiche aperte. L’agire politico di sinistra, le politiche di sinistra, quindi, questo devono perseguire: l’apertura delle istituzioni, ovvero la rimozione degli ostacoli alla libera circolazione e al franco confronto tra le idee e le persone, garantendo a quelli che nascono deboli le stesse condizioni di quelli che nascono forti.

Su Bobbio in questo blog
Renzi: prefazione alla nuova edizione di Destra e sinistra di Bobbio
Destra e sinistra, norberto bobbio

Annunci

Archiviato in:Governo, politica, , , , , , , , ,

Bravo Francesco Piccolo sul Corriere, tra destra e sinistra

Non conoscevo Francesco Piccolo, lo scopro con il suo articolo di oggi su La Lettura del Corriere della Sera, un piccolo capolavoro di politologia. Parlando di un film (The Artist) ci spiega che la differenza tra destra e sinistra non sta nella dicotomia conservatorismo vs progressismo. E secondo me non sta neanche nella distinzione di Bobbio tra egualitarismo e liberalismo (conosco fascisti molto più egualitaristi di alcuni esponenti della gauche caviar, e diversi liberali che si battono per pari opportunità di partenza in assoluta coerenza con i sacri principi del socialismo).

La butto lì, tra George Lakoff e l’esperienza sul campo, che la distinzione sia nella visione del mondo? Tra chi pensa che il mondo sia un giungla, nella quale gli uomini sono per natua cattivi, e chi pensa che il mondo sia un luogo naturalmente pacifico, dove gli uomini nascono giusti e qualcuno cerca di traviarli? Perché sta lì la radice di molti comportamenti, a partire dal comportamento di voto e dall’orientamento verso un’offerta politica in cui ci si riconosce, a dispetto della scomparsa delle grandi narrazioni idoelogiche.

Archiviato in:comunicazione politica, , , , , , , , ,

Fuori porta

Tra Velletri e Roma ci sono soltanto quarantadue chilometri di ferrovia. Li percorre un treno ogni ora. Con una certa mestizia. Ma in una bella giornata e fuori dagli orari di punta sembra di farsi scarrozzare ad una gita fuori porta. Nella stazione di Parrone i versi di galli e galline annunciano l’allontanamento definitivo dall’Urbe.

Continua sul nuovo numero di LibMagazine, dove si trovano anche: Dio è l’ultima ancora di salvezza dei maniaco-depressivi – di Ivrès Taverni; Usa ‘08: intervista a Gianna Pontecorboli – di A.D’Addesio; Congresso sempre più democratico – di Andrea Mollica; Dalla Bulgaria con squallore – di Antonello Guerrera; Speakeasy – Non c’è tempo per il fair play – di Michael Mazzei; Nic’sPics – Fermati un minuto, ascolta – di Nicola Scardi; Ve lo immaginate Saviano boxeur? – di Ciro Monacella; Il ladro generoso – di Barbara Mella
Corsivo di Marzia Cangiano; vignetta di Ciro Monacella; Idee per una carriera soddisfacente di Dario Ripamonti.

Archiviato in:Uncategorized, , , , , , , , , , , , , ,

"C'era una volta la distinzione netta tra destra e sinistra"

Così Peppino Caldarola alias mambo comincia la sua rubrica sul Riformista di mercoledì scorso. Anche in vacanza trova conferme della rinuncia degli italiani a identificarsi in modo aprioristico con uno dei due settori del tradizionale continuum dello spazio politico. È la configurazione più recente di un trend di lungo periodo: Renato Mannheimer scrive che alle ultime consultazioni elettorali soltanto il 40% dei voti era predeterminato per ragioni identitarie (convinzioni ideologiche, tradizioni e culture politiche “ereditarie”) e che un quinto degli elettori ha deciso a chi dare il proprio voto nell’ultima settimana (per la precisione, l’8% del totale direttamente nella cabina elettorale). Mambo conclude che “un partito che sa cosa fare, e si fa capire, può prendere voti dappertutto.”

Già scritto, un minimo sindacale di buon governo e ci accontentiamo. Ce lo insegnano le esperienze dei piccoli comuni, dove l’appartenenza del sindaco a un partito è addirittura, spesso, un ostacolo al suo rapporto con i concittadini, e l’efficienza attribuita a un imprenditore è un vantaggio sicuro.

Archiviato in:Uncategorized, , , , , ,

Dall'impresa alla cosa pubblica

In Italia ci sono più di 8000 comuni, guidati da sindaci scelti per elezione diretta. Fanno eccezione 16 commissari nominati dal Governo. Di questo esercito di sindaci, più di trecento sono imprenditori prestati alla gestione della cosa pubblica. Venti le donne, meno del 7%. Come lavorano questi sindaci-imprenditori? Quale contributo hanno dato alle comunità che li hanno scelti? Sono di destra, di sinistra o post-ideologici? Ci hanno perso o ci hanno guadagnato? Esistono analogie tra la gestione d’impresa e l’amministrazione pubblica? Clienti e cittadini sono in qualche misura assimilabili? La leadership di un amministratore eletto dai cittadini e quella dell’imprenditore che ha scelto i propri dipendenti hanno natura così diversa?

Archiviato in:Uncategorized, , , , , , ,

robertobasso@twitter

Segui assieme ad altri 3.922 follower