comunicazione è relazione

il blog di Roberto Basso sulla comunicazione di pubblica utilità e varia umanità

Il manager a Palazzo di Città

Bella riflessione (e recensione) di Francesco  Morosini sul Piccolo di Trieste (dove oggi si terrà un dibattito di presentazione di Sindaci imprenditori).

di FRANCESCO MOROSINI – Dagli albori del Secondo millennio, quando la ripresa urbana consentì all’Italia di essere motore coi comuni del risveglio che portò l’Europa alla modernità, per secoli la storia politica della Penisola ha avuto le città come punto di riferimento. Certo, il girare progressivo della ruota della storia (per dirla con Marx) dalla campagna verso la città coinvolse allora tutto il Vecchio continente.

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Da oggi in libreria "Sindaci imprenditori"

Da oggi è disponibile in libreria “Sindaci imprenditori. Viaggio tra le storie dei 300 italiani che guidano Comune e Impresa” (Rubbettino). Un libro nato grazie alla disponibilità dei sindaci imprenditori che in giro per l’Italia mi hanno raccontato le loro esperienze.

Sindaci imprenditori

Sindaci imprenditori

Nessuna teorizzazione di un eventuale primato della cultura d’impresa sulla cultura dell’amministrazione della res publica. Semplicemente un punto di vista molto specifico dal quale guardare a una molteplicità di temi. Certo, il confronto tra la mentalità dell’imprenditore e quella del politico, ma anche il deficit di servizi subito dal cittadino italiano, che ha svuotato di significato la distinzione destra-sinistra. E poi la differenza tra chi sceglie la politica come professione e chi ne fa una parentesi di civil service.

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La rana cinese

Lo ripeto spesso: sono un imprenditore prestato alla politica. Prestato nel significato esatto del verbo: dare una cosa con il patto che venga restituita. Non ho mai pensato di fare dell’impegno politico una professione esclusiva. [Riccardo Illy, La rana cinese, Mondadori 2006]

Quella di Riccardo Illy è una storia esemplare della politica a progetto: si sospende la propria traiettoria professionale (nel caso specifico l’impresa di famiglia Illycaffè), si rende un servizio alla comunità, e quando le condizioni per farlo (personali o ambientali) si esauriscono si riprende la propria strada.

Riccaro Illy è stato sindaco di Trieste per due mandati dal 1993, e poi presidente della regione Friuli Venezia Giulia. Sostituito nel capoluogo da un altro sindaco imprenditore, Roberto Dipiazza.

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Tasse accettabili

Il settimanale di LibMagazine è pronto online. Oltre alla rubrica omonima che riproduco qui, questa settimana “autosegnalo” un pezzo sul piano di stimolo all’economia, e due interviste: al corrispondente di Repubblica dagli USA, sulle scelte di Obama, e a Pina Picierno, deputata del PD ed ex presidente dei giovani della Margherita, sulla linea di Franceschini.

Questa settimana la ricerca per “Sindaco SpA” mi ha spinto a tornare a Trieste, una città-salotto, per intervistare il primo cittadino Roberto Dipiazza. Al secondo mandato, è un imprenditore che si è fatto da solo e dopo un’esperienza alla guida del vicino comune di Muggia è diventato sindaco del capoluogo del Friuli Venezia Giulia a capo di una maggioranza di centrodestra. Una città abituata agli imprenditori-sindaci. Dipiazza sostituì nel 2001 Riccardo Illy, destinato alla Regione, vincendo la sfida con un altro imprenditore, presidente dell’associazione industriali. Evidentemente ai triestini piace proprio così.

Il pittoresco TPS che fu ministro dell’Economia nell’ultimo Governo Prodi ebbe a dire che “pagare le tasse è bello” e fu massacrato dalla stampa e ovviamente dall’opposizione dell’epoca. A Trieste, città europea con la più alta incidenza di over-75, il sindaco di centrodestra applica l’addizionale IRPEF al livello massimo consentito (0,8) e ha la tassa sui rifiuti urbani più alta d’Italia. “Volete vivere in una città così?” chiede Dipiazza puntando il dito fuori dalla finestra che affaccia sul bellissimo quadrilatero di piazza Unità d’Italia o verso lo schermo su cui sono proiettate a ciclo continuo le immagine delle 350 opere realizzate sul territorio. “Per vivere in una città così il Municipio deve spendere 80 milioni di euro l’anno tra sociale (cui sono dedicati 500 addetti) e scuole” continua, e mantenere efficiente, dopo averlo realizzato, un termovalorizzatore. “Io sono convinto che se domani mattina metto una tassa di scopo per rifare tutte le scuole di Trieste, la pagano volentieri. Il problema nasce quando un’amministrazione spreca i soldi”.

Questo è il punto, quando si parla di tasse: come vengono spesi i soldi pubblici. Ma Trieste, che nell’annuale analisi della qualità della vita del Sole-24Ore si piazza prima nella categoria “servizi e ambiente”, quarta per le opportunità nel “tempo libero”, prima nella velocità della giustizia, prima per il numero di infrastrutture, nella classifica dei costi della politica si piazza invece all’ultimo posto, con l’importo più basso. Dev’essere per questo che i triestini non hanno dubbi su come vengono spesi i loro soldi.

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Fuori dal coro

LibMagazine è oggi online nella versione weekly, in cui si parla dell’assemblea costituente del PD, di Allen-Lionello, di finanza. Non manca qualche daily fresca di giornata, da Sanremo alla Xbox. Dalla rubrica Sindaco SpA riprendo la voce indipendente dell’imprenditore sindaco di Trieste per il PDL Roberto Dipiazza.

Il centrodestra, privo di un reale e concreto antagonista, l’opposizione se la fa in casa. E ancora una volta il controcanto viene dalla periferia, dal territorio, dagli enti locali. In questo caso è il sindaco forzista di Trieste, Roberto Dipiazza, imprenditore, che in un’intervista al Corriere contesta le ronde. Si sente “l’amministratore delegato” della sua città, intendendo con questo che si interessa concretamente ai problemi di Trieste e cerca di risolverli subito, mentre “altri sindaci hanno preferito fare politica piuttosto che occuparsi della loro città”. L’avessero almeno fatto bene…

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